G7 Italia 2024 -foto leader Borgo Egnazia (Puglia)
G7 Italia 2024 -foto leader Borgo Egnazia (Puglia)

 

 

di Marco Lepore

 

Il G7 che si è tenuto nei giorni scorsi a Fasano, in provincia di Brindisi, ha finalmente cambiato rotta a riguardo della opinione mondiale ormai consolidata (soprattutto a livello delle massime rappresentanze sovranazionale tipo ONU) che considera l’aborto come un patrimonio dei popoli, in quanto diritto universale indubitabile e inamovibile? 

Niente affatto, anche se il clamore seguito alla assenza di ogni riferimento esplicito ad esso nel documento finale, con gli opposti schieramenti l’un contro l’altro armato, ha fatto esultare gli uni e lacerarsi le vesti, fra grida scomposte, gli altri…

Esprimiamo grande soddisfazione per l’assenza, nel documento finale del G7 guidato dalla presidenza italiana, di riferimenti espliciti all’aborto, all’orientamento sessuale e all’identità di genere, che si trovavano invece nelle conclusioni del G7 dell’anno scorso”, ha dichiarato Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia onlus. E ancora: “Ci complimentiamo pertanto con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con tutto il Governo per aver fronteggiato le pesanti ed esplicite pressioni politiche arrivate nel corso del summit da altri leader, in particolare da Francia e Stati Uniti, proprio sul presunto ‘diritto fondamentale’ all’aborto, cioè alla soppressione di una vita umana inerme e innocente”.

Di parere del tutto opposto –ovviamente- la segretaria del Pd Elly Schlein, che si è presentata alla partenza dello squallido e blasfemo corteo del Gay Pride di Roma, lamentandosi perché “magicamente è sparita la parola aborto, è sparita la parola identità di genere, è sparita la parola orientamento sessuale… Al G7 possono cancellare qualche parola ma non possono cancellare i nostri corpi e la nostra lotta per la libertà e l’eguaglianza”.

Sono solo due fra le tante prese di posizione, pro o contro, che il documento finale del G7 ha suscitato, ma in realtà si tratta di molto rumore per nulla. Fonti italiane, infatti, hanno spiegato che nel testo pubblicato alla chiusura dei lavori «non c’è alcun passo indietro» sul tema, «non si è tolto nulla»: semplicemente -è la versione della presidenza italiana- «non si troverà la parola “aborto” perché implicita nel richiamo alle conclusioni di Hiroshima «che quindi vengono riconfermate». «È evidente – hanno sottolineato – che quando si fa una nuova dichiarazione non si copia quello che è stato fatto l’altra volta, ma si cerca di mettere le novità, le cose aggiuntive»

Tutto come prima, insomma, con buona pace di chi pensava di elevare la Presidente Meloni all’onore degli altari e di chi, all’opposto, vorrebbe appenderla a testa in giù: l’aborto è un diritto e non si tocca. E se il diritto -ogni vero diritto- per sua stessa natura dovrebbe avere come fine il bene della persona e della società, dovremmo concludere che uccidere una vita umana nel grembo della madre è non solo lecito, ma talvolta persino doveroso e conveniente. Dovrebbe considerarsi, in definitiva, un bene.

“Ben” venga, quindi, per stare sulle questioni di “casa nostra”, la L. 194, che intende tutelare il diritto a godere di questo presunto “bene”. Non a caso, la Presidente in carica ha affermato più volte: “Non voglio abolire o modificare la legge sull’aborto, ma applicarla integralmente”….

Di parere del tutto opposto, però, erano due grandi Santi del nostro tempo, San Pio da Pietrelcina e Santa Teresa di Calcutta. Entrambi consideravano l’aborto il vero distruttore della pace, senza se e senza ma. Il primo, nei lontani anni ’60, molto prima del dilagare dell’aborto procurato dopo la famigerata legge 194, arrivò ad affermare, con una delle sue affermazioni lapidarie e profetiche, che: “Basterebbe un giorno senza nessun aborto e Dio concederebbe la pace al mondo fino al termine dei giorni” (San Padre Pio, risposta ad una domanda del dott. Lotti). Madre Teresa, da parte sua, non perdeva occasione per ricordarlo al mondo intero, come in occasione del discorso per l’accettazione del Premio Nobel per la pace «Tante persone sono molto preoccupate per i bambini che muoiono di fame, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla». 

“Uccidere”, è questo il tema scottante dell’aborto, il verbo su cui la polemica si infiamma. Con l’aborto si uccide? E se sì, chi o che cosa si uccide? E’ un vero paradosso: nell’epoca dell’esaltazione della scienza come principio di salvezza dell’umanità entriamo in contraddizione proprio con una delle conferme scientifiche più interessanti del ventesimo secolo: l’embrione umano è persona. Quindi con l’aborto, anche nelle primissime fasi della gravidanza, si uccide una persona. I nostri antenati lo sapevano già, senza bisogno di grandi studi; oggi, abbiamo anche le conferme scientifiche: l’embrione è persona dal momento del concepimento; ha già una appartenenza sessuale, ha un DNA diverso da quello dei genitori, di cui porta solo una traccia.

Dal momento della fusione di ovocita e spermatozoo si crea un DNA nuovo che non appartiene né alla madre né al padre, ma ha caratteristiche tutte sue, pur mostrando in tanti aspetti il legame con le due figure di provenienza.

Non è, dunque, un’espansione della madre, una appendice o un organo della madre, ma un nuovo essere umano, unico e irripetibile. Pertanto ha la dignità che spetta ad ogni uomo e, come tale, la sua soppressione cosciente e volontaria è un omicidio. E l’omicidio è tanto più grave in quanto perpetrato nei confronti di chi è più debole e bisognoso di attenzioni. Non è diritto di scelta delle donne sopprimere un figlio. E’, anzi, una violenza che scuote nel profondo la coscienza degli individui e delle società intere. Una violenza che, come tale, toglie la pace. La guerra infatti, ogni guerra, prima ancora di esplodere tra i popoli, nasce nel cuore del singolo uomo e nella coscienza ferita delle società.

In questi giorni in particolare, in cui soffiano drammatici venti di guerra anche sull’Europa, occorrerebbe ricordarlo con particolare attenzione.

 


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