Tiziano - Gesù e il Buon Ladrone

Tiziano – Gesù e il Buon Ladrone

 

di Gianni Silvestri

 

Il Vangelo di Luca, che Dante definisce “il cantore della misericordia di DIO”, si sofferma sulla Crocifissione di Cristo senza sconti, senza nascondere la drammaticità della sua  fine terrena (“la più crudele e spaventosa pena di morte” ricorda Cicerone;  “la più miserabile di tutte le morti” per Giuseppe Flavio).
Ed all’interno di questo terribile quadro, Luca evidenzia come Cristo fu crocifisso tra i delinquenti del tempo, umiliato sino alla fine (per Isaia: “E’ stato annoverato fra gli empi” (Is. 53,12)). In questo contesto di fallimento umano, confermato da tutti gli evangelisti, solo Luca, racconta l’episodio del cosiddetto “Buon Ladrone” che, quasi inaspettatamente, chiede ed ottiene la salvezza da Cristo sul finire della vita.
Nei secoli, tanti sono i commentatori che hanno evidenziato come Disma (o Tito secondo gli apocrifi) sia stato ladrone sino alla fine: dopo una vita trascorsa a sottrarre, anche violentemente, i beni altrui, egli ha rubato a Cristo persino la salvezza, all’ultimo minuto, sorpassando con scaltrezza tutti gli altri giusti e santi, in attesa da secoli. Si confermano anche queste sue parole: “le prostitute ed i peccatori vi passano avanti nel Regno di Dio”.
Ed in effetti, per quello che ci è dato immaginare,  Egli è stato il primo ad accedere al Paradiso, l’unico Santo ad essere canonizzato direttamente da Cristo,  per aver solo invocato il suo nome, che per l’appunto significa “il Signore Salva”.
Ed è significativo che il Credo, nella sua forma apostolica, ci dica che Cristo, dopo la sua morte, discese agli inferi per liberare non i dannati, ma le anime dei giusti, che attendevano, da tanto, la sua venuta e la redenzione eterna.
Ma tutti sembrano essere preceduti da un ladrone, quasi a confermare la missione di Cristo (…”non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori..), quasi ad avvalorare che la salvezza piena nasce dalla Croce, quando la sofferenza non è fine a se stessa, ma è salvifica quando diventa offerta di sé a DIO, alla sua volontà (“nelle Tue mani affido il mio spirito”, il mio essere, la mia intera vita).

E sull’autore del “furto del Paradiso”, Sant’Ambrogio, in un commento al passo del Vangelo di Luca, osserva: «Disma chiese a Gesù solo che si ricordasse di lui. Nella sua umiltà si credette indegno di chiedere di più. Ma Gesù sorpassò la preghiera e gli concesse molto di più della domanda, perché Nostro Signore concede sempre più di quanto gli si chiede».

Anche S. Tommaso d’Aquino, il più grande teologo cattolico,  nell’ “Adoro Te devote” ripete la stessa domanda :«peto, quod petivit latro penitens» “chiedo quel che chiese il ladrone pentito” (cioè: ricordati di me Signore).

Persino nelle arti figurative o musicali questa figura umanissima è ricordata da tanti artisti, il più noto – in ordine di tempo – Fabrizio De Andre’, che al termine della sua amara canzone “Il testamento di Tito” (raccolta “La Buona novella”), fa dire al ladrone pentito:

«..io nel vedere quest’Uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore».

Ma a ben guardare, Gesù non si fa derubare la Salvezza, (sarebbe ingiusto verso tutti gli altri), ma sa coniugare superbamente Misericordia e Giustizia e quindi è grande nel (per) donare, nell’offrire la sua salvezza, a tutti, alle “normali condizioni” (che sussistono anche in  Disma): Il pentimento e la conversione del cuore.
Infatti il ladrone prima si pente della sua vita da peccatore, poi si converte, (addirittura cercando di far ragionare l’altro ladrone), infine si affida fiducioso a Lui: “ricordati di me…”

39 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». 40 L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? 41Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 42E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». 43 Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».( Lc.23, 39.43).

Quindi, nonostante la suggestività del tema, nessun furto ha compiuto Disma in quanto, come tutti coloro che sono salvati, ha riconosciuto il proprio peccato, si è pentito, si è affidato a Cristo. Quello che cambia nel suo caso è solo la brevità del tempo in cui questo pentimento è avvenuto, tanto da far parlare “di furto”.
Ma Cristo è fuori del tempo, lo supera e cerca solo la salvezza di chi si rivolge a Lui, di chi risponde alla sua chiamata. Per questo nella parabola dei lavoratori nella sua vigna tutti ricevono la stessa retribuzione, anche coloro che sono stati assunti verso la fine della giornata; a noi sembra un comportamento esagerato, una vera ingiustizia, e comprendiamo le rimostranze dei lavoratori della prima ora…
Ma Dio supera la nostra elementare concezione della giustizia, che è sostanzialmente retributiva (ti riconosco per quello che dai, ti considero per quanto hai fatto), concezione che non tiene conto della nostra imperfetta umanità, delle varie difficoltà in cui ognuno può trovarsi, o dell’iniziale svantaggio dei poveri, degli analfabeti, degli invalidi o malati, ecc.
Purtroppo, nonostante tutti i tentativi di concezioni integrative di giustizia (cd. compensativa o riparativa), non vi è chi non veda come l’ingiustizia sia diffusa nelle nostre società nelle quali l’economia e gli interessi prevalgono sul diritto ed i suoi valori. Nelle società odierne, sulla condivisibile competizione economica tra chi riesce a produrre meglio, prevale la finanza, che è divenuta più forte dell’economia reale e permette grandi speculazioni che non creano ricchezza o beneficio alla collettività, ma sottraggono parte della ricchezza prodotta, a beneficio di chi manovra capitali ingenti.
Abbiamo creato “strutture di peccato”, società e regole finanziarie che arricchiscono, sempre di più, i titolari di capitali, la cui rendita oramai è più remunerativa della stessa produzione di beni e servizi.

Suona ancor di più, in questo tipo di società perverse, il monito delle beatitudini del  Risorto ,  “…guai a voi ricchi perché avete già avuto la vostra consolazione(Lc 6,17.20-26)  (cos’altro vi aspettate? sembra di capire).
Ma su tutto, prevale sempre la Misericordia di un Padre che attende sino all’ultimo minuto (e persino in croce), ogni  figlio disperso, sia pur ladrone, così come ogni buon genitore che non si fa condizionare dal tempo perso o dai risultati, ma soltanto dall’amore e dalla gioia di stare con ogni figlio (anzi, di solito, il buon genitore è più attento al figlio più debole…).

A questo proposito sempre S. Ambrogio osserva che, in questo caso, il vero buon ladrone è stato Cristo stesso, in quanto ha “rubato” al Nemico (ladro per eccellenza della nostra vita eterna), l’anima persa del ladrone. Addirittura la logica di Dio capovolge la nostra stessa più viva immaginazione: non solo vittima in Croce, ma addirittura “ladro”, ai danni di Satana, pur di salvarci.
Ma cosa dire di quanti restano nella più completa ignoranza o dimenticanza di questo “Dio in attesa?” (“Ecco sto alla tua porta e busso Ap.3,20).
Che ne è di quanti hanno imparato a farne a meno, credendosi autosufficienti, uomini moderni ed evoluti? (chi, come il Leopardi, ancora si accorge che: “perì l’inganno estremo ch’eterno io mi credei )?
Che ne sarà di chi si fida delle illusioni del mondo (e del suo Principe)?  Di quanti rischiano di perdersi, persino nella sofferenza o nella pandemia, non scorgendo il Cristo in Croce che li attende, sino all’ultimo respiro?  Può Dio abbandonarli, dimenticarli, dando loro minor possibilità rispetto a Disma?
In questi giorni gioiamo della Resurrezione di Cristo, ma sappiano che è tornato al Padre, lasciandoci lo Spirito Santo ed un compito immane:  ha chiamato noi (come Pietro) ad essere “pescatori di uomini”. Dio ha posto noi a sentinella di questi fratelli che non riescono nemmeno “a rubare” una salvezza a buon mercato, come Disma:

…Io non godo della morte del malvagio, ma che il malvagio si converta dalla sua malvagità e viva. Convertitevi dalla vostra condotta perversa! Io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. 8Se io dico al malvagio: «Malvagio, tu morirai», e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. 9Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato”. (Ez.33,7-9).

In pace, per la Pasqua 2020.

 

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