Figliol prodigo

 

di Pierluigi Pavone

 

1. Nel Vangelo (la parabola del figlio prodigo in Luca 15) l’uomo che rifiuta Dio e adora se stesso, pretende da Dio tutto – come se gli fosse dovuto – per perderlo nel mondo. Tra i porci si ravvede: la desolazione del nulla gli è di tale e oggettivo ribrezzo, da ravvedersi. Da viziato e peccatore, diventa confessore pentito. A tal punto da mostrare il servilismo invidioso del fratello – apparentemente fedele – che era rimasto nella casa paterna, probabilmente giudicando – da bravo fariseo – l’altro.

Anche l’Occidente ha il suo figlio prodigo. Con la differenza che rivendica per diritto di essere tra i porci e di vivere come i porci. La desolazione non gli è motivo di scandalo interiore. Ora la Verità è scandalo. La bellezza, l’ordine, la legge naturale, l’evidenza stessa delle cose. La sua natura di uomo è ora prigione. È curioso notare che questo figlio moderno è stato educato al vizio (spacciato per virtù) dell’Oltre-Uomo nietzschiano; è stato educato ad affidarsi alla sua ragione (perversamente luminosa). E condotto da queste filosofie, in realtà, alla aberrazione e alla follia (come fu per lo stesso Nietzsche). La Verità richiede molto più coraggio e eroismo. L’umiltà, quando è sincera, è una vera e invincibile virtù. Come avviene per il figlio prodigo del Vangelo. Come avviene per ogni Santo, contro l’uomo che con orgoglio e senza prova alcuna rivendica di provenire dalle scimmie e di vivere ancora peggio.

 

2. Al contrario, il figlio prodigo dell’Occidente rifiuta l’Occidente, dopo averne goduto pienamente. L’insuperabile civiltà occidentale gli ha permesso di avere libertà, ragione, diritto, benessere. Non è rimasta nell’immobilismo mistico delle caste; non gli ha insegnato che la realtà è illusione; né che deve uccidere e sacrificare gli schiavi perché il sole sorga ancora; né che deve uccidere innocenti per guadagnare il paradiso molto carnale. Gli ha insegnato la logica del reale; gli ha vietato di uccidere l’innocente (che sia il feto o l’indios o il malato, perché tutti riconosciuti come uomini); lo ha reso partecipe tramite il battesimo della figliolanza divina; lo ha educato nelle Università (create nel Medioevo); gli ha insegnato la pari dignità dell’uomo e della donna (a tal punto che una Donna è proclamata Madre di Dio e Regina degli Angeli).

Non essendo all’altezza di questo, però, il figlio prodigo dell’Occidente ha prima rifiutato l’anima della sua cultura, cioè il Cristianesimo; infine anche il corpo. Infatti ora, si ispira al Caos. E lo può fare, perché in fondo, è un viziato che non ha mai dovuto né pensare, né lavorare. E si compiace della Chiesa, quando tradendo se stessa, questa si adegua al suo linguaggio, al suo scopo, ai suoi nichilisti valori. Dietro la maschera della tolleranza buonista, sincretista e solidale.

 

3. Maurizio Blondet, scriveva già vent’anni fa, nel suo libro No Global: «Il neo-borghese è la creatura che vive a suo perfetto agio nella “secolarizzazione compiuta”: che per lui (come per Scalfari) significa il rifiuto, in via di principio, di riconoscere qualcosa di superiore a sé. Con ciò, è diventato il viziato della storia, il figlio di papà della civilizzazione tecnocratica. […]. È il contrario della noblesse, con un elemento maligno in più: i comfort inodori dello Stato del benessere hanno dato all’uomo nuovo la sensazione (falsa) di non avere limiti, di non essere sottoposto a condizioni. Gli sono state risparmiate le ristrettezze, la fatica fisica, la pressione crudele dell’ambiente naturale; le difficoltà reali della vita, e perfino la malattia e la morte gli sono nascoste, o svalutate dalla speranza (sostenuta dai media), che “la scienza”, anch’essa concepita come onnipotente, vi troverà rimedio. Proprio perché ignaro di quanto sia dura la vita, il neo-borghese si proclama ecologista, anti-industriale, preoccupato delle specie in vie di estinzione, foche e balene, più che dell’operoso sviluppo umano. […]. Chiede alla Chiesa di dichiarare lecito il peccato, così da sollevare lui dai complessi di colpa. Vuole la religione come assicurazione sociale che dia il suo contribuito alla “qualità della vita”» (pp. 63-64).

 

4. Ed è così che l’uomo occidentale, fuggito da Dio e dall’Occidente stesso, sceglie i porci. Con orgoglio. E guida le masse alla dissoluzione anarchica. E non si tratta più di anarchia politica, ma di una più globale anarchia culturale. Per loro, famiglia e proprietà sono elementi corrosivi e degenerati. Eppure vogliono che tutto sia famiglia e proprietà. Per loro il diritto e la legge sono oppressione. Eppure vogliono che tutto sia diritto. Per loro il mercato libero è ingiustizia sociale. Eppure vogliono che tutto sia comprabile: persino il figlio e colei che lo porta in grembo, affinché probabilmente non abbia neppure una madre. Per loro tutto è permesso. Eppure fanno leggi che indicano come reato l’opinione non allineata alla loro democratica visione.

Perché il loro scopo è Dissoluzione. Dissoluzione del mondo che li ha partoriti, allevati e soddisfatti, spiritualmente e materialmente. Perché il loro scopo è l’Indeterminazione, attraverso cui intendono Dio, l’universo. E l’essenza stessa dell’uomo.

 

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