Húsavík, Islanda
Húsavík, Islanda

 

 

di Anima Misteriosa

 

Seconda parte dell’intervista al giovane Leo, italiano residente a Reykjavik

Riprendiamo ora la nostra interessantissima conversazione con Leo, ancora in Italia per pochi giorni, sull’Islanda e la situazione epidemica e vaccinale in quell’isola così lontana da noi. Prego i lettori di tenere ben presente quanto ho scritto nell’articolo precedente sugli aspetti peculiari della società, psicologia ed economia islandese, perché saranno indispensabili per comprendere il seguito. A partire dalle informazioni di Leo e da quelle  che ho ricavato scavando tra i dati a disposizione, sarà possibile passare al setaccio la gestione epidemica islandese: e ne verranno fuori vari punti dubbi, non lontani da quelli che sperimentiamo qui in Italia. In tal senso, l’isola nordica ci fa quasi da “laboratorio” (come le succede spesso).

Quindi: volete dissezionare un fiasco vaccinale esemplare? Seguiteci.

 

La campagna vaccinale in Islanda

Veniamo alle vaccinazioni. Sono cominciate…

  • Presto, a febbraio. A gennaio erano già lì che giravano. Poi attorno a maggio non sapevano più dove sbattere la testa perché c’era della gente che non aveva deciso di farlo, o comunque non ci andavano, e hanno iniziato a fare gli open day; ed è lì che comunque della gente ci è andata, perché ce l’avevano sotto casa.

Gli open day e non in una clinica, una struttura sanitaria…

  • Lo fanno dentro una chiesa, nei capannoni…

Esiste comunque in Islanda una percentuale di persone che non si è vaccinata?

  • 10% – 20%.

Senza contare i minori di 16 anni, che so che almeno fino a poco tempo fa non erano da vaccinare.

  • Neanche le maschere sono obbligatorie per loro.

Quali sono le restrizioni che vengono adottate normalmente, se le maschere non sono obbligatorie?

  • Le persone sono molto aggressive: se dovesse capitare che tu sbagli o ti avvicini troppo, ti togli la maschera, ti aggrediscono, ti attaccano; pur non avendo mai visto niente, perché non hanno mai visto niente, eccetto che sentito, vagamente da dei video su Internet, visto che la loro vita è basata su TikTok: la fonte principale di notizie per loro è TikTok.

Probabilmente, in un paese come l’Islanda, la normale distanza sociale, anche in momenti senza epidemia, è molto diversa che da noi.

  • I supermercati sono della grandezza di questo bar e dentro ci saranno 10 persone.

E comunque la popolazione è molto dispersa.

  • Sì, dispersa. Non c’è gente, non c’è calca.

Mi sembra di capire che la popolazione islandese sia molto prona nei confronti di quanto il governo dice.

  • Quello che dicono lo fanno. Il governo stesso, come abbiamo detto, è molto strano, visto che prima non fanno niente, poi salta fuori: “Lo fanno in tutto il mondo, lo dobbiamo fare anche noi”.

È un governo di che orientamento politico?

  •  

Quindi una sinistra di carattere socialdemocratico?

  • È di sinistra, però dentro ci sono anche quelli di destra, cioè sono tutti di sinistra.

Il tipico mix liberal (Leo assente). Si è parlato in Islanda, magari anche grazie a certi video, per esempio, degli effetti collaterali?

  • Non ne parla nessuno, di quelle cose lì: quando parli di queste cose, sei uno scemo, un complottista. Nonostante tu gli mostri i dati, loro ridono insieme e non rispondono. Loro lo fanno e quel che succede, succede, non gliene importa niente.

Un automatismo completo.

  • Ci saranno quelle 300 persone a Rejkiavik, che è più centrale, che si saranno organizzate, c’è una voce che ci siano. C’è stato un caso di una signora che è andata in un centro vaccinale a protestare e l’hanno portata via con l’ambulanza.

Stile TSO.

  • TSO, appunto. Aveva fatto il giro della nazione, tutti agitati: “Han fatto bene, dovevano farle di più”.

Tu hai notizia che ci siano stati degli effetti collaterali?

  • Sì, ho notizia. Notizie in casa: mia madre ha avuto dei problemi al sistema immunitario; le sono spuntate delle macchie sulla pelle; cioè prima già c’era una serie di problematiche del suo sistema immunitario. Quando le hanno fatto il vaccino non l’hanno avvertita di nessun rischio; non c’era niente da firmare là; gliel’hanno fatto, punto; e da quando ha fatto il vaccino ha comunque male al petto ogni tanto, ha queste eruzioni cutanee, che comunque sono deficit del sistema immunitario.

Hai altre notizie, di altre persone oltre a tua madre, che hanno avuto effetti collaterali?

  • In ospedale erano stati praticamente tutti male e avevano fatto la vaccinazione: c’erano dei ragazzi che si sentivano svenire, uno che è svenuto addirittura proprio dentro, dopo la vaccinazione, 1 o 2 minuti dopo; non è stata fatta nessuna segnalazione. Quest’estate, non so se possano essere collegate, ci sono state, 2 o 3 influenze in giro per il paese: erano tutti vaccinati, se la sono presa tutti. Io no, ed ero lì di fianco a loro.

Tra i tuoi conoscenti giovani, sul tuo luogo di lavoro. Tutti?

  • Sì. E stavano anche molto male. Mi hanno anche starnutito in faccia…niente.

A te invece non è successo niente. Veniamo adesso a quello che è successo ultimamente. La campagna vaccinale è andata avanti senza problemi, perché nessuno ha protestato…

  • L’hanno praticamente già finita e stanno partendo con la terza dose, per tutti.

Che cosa è successo questa estate quando, dopo la fine delle restrizioni a fine giugno, un mese dopo il governo e il capo epidemiologo hanno annunciato che sarebbero dovute ritornare le restrizioni, perché i casi stavano aumentando nonostante che quasi tutti fossero vaccinati? Che cos’è successo, come ha reagito la popolazione, se ha reagito?

  • Era da giorni, anzi da mesi, che dicevo quello che sarebbe successo, che il vaccino non avrebbe funzionato e tutta una serie di cose…La reazione della popolazione è stata: “Ah, ma saranno i turisti che sono infetti”. Cioè, vogliono sviare il discorso, perché non vogliono ammettere che loro stessi hanno fatto il vaccino e non funziona.

Ma secondo te i turisti erano veramente infetti, perché tu stesso hai detto poco fa…

  • Non sono infetti nei numeri islandesi; quelli che erano infetti lì, erano islandesi.

Ma è possibile che qualcuno, venendo dall’estero…

  • Che abbia portato la malattia, questo sì.

Però, anche i turisti che venivano dovevano o essere vaccinati o avere fatto il tampone, da quel che mi risulta.

  • Sì, erano vaccinati o col tampone; adesso c’è anche il tampone per i vaccinati.

Quindi, in definitiva, con l’apertura di frontiere che c’è stata, non si sarebbe dovuto verificare un contagio.

  • E invece si è verificato. Si è verificato per tutti, indistintamente.

E quindi, questo significa che i portatori di contagio non potevano essere quelli che avevano fatto il tampone, bensì i vaccinati.

  • Erano i vaccinati. Infatti, sono degli untori “legali”, legalizzati, possiamo dir così, perché loro vanno in giro a diffondere la malattia senza alcun controllo.

Quindi il caso dell’Islanda dimostra che i vaccinati contagiano e contagiano anche in grande stile.

  • Uguale, se non di più, perché non li controlla nessuno.

E adesso che è ripresa l’epidemia, perché sono cresciuti, da luglio in poi, i contagi

  • Sì, sì, ce ne sono 50-60 al giorno, che là è tanto, ma non sta male nessuno; sono positivi, ma non stanno male. Ci sono dei casi in ospedale, vaccinati anche quelli: c’è un mix di gente; molti sono vaccinati, più vaccinati; ci sono, non è che stiano morendo, però ci sono all’ospedale.

A tua conoscenza, ci sono stati dei morti, già prima, quando il Covid era privo di interferenza con la vaccinazione, c’erano determinate percentuali di morti, di malati gravi, che però erano minoritari rispetto alla maggioranza degli asintomatici? Adesso, come dici tu, ci sono tanti positivi al tampone, poi alcuni si ammalano in maniera grave e c’è qualcuno che è morto?

  • 31 morti da quando tutto è iniziato. Poi dopo, quelli col vaccino, ti viene da pensare, perché c’è tutta questa gente qui che ha avuto dei problemi; a mia madre hanno addirittura detto che è stata fortunata che non le si è paralizzata la faccia.

Perché ha evitato una paralisi facciale.

  • Le han detto che è stata fortunata, visto quello che le veniva, il male al petto, all’inizio soprattutto; adesso capitano delle occasioni (che non si sente bene), comunque le han fatto gli esami e non risulta nulla eccetto la tachicardia, che non si capisce perché ci sia; e quindi ci sono delle problematiche col vaccino non dette, assolutamente non segnalate, visto che non segnalano niente. Ci sono dei ragazzi che sono svenuti, due ragazzi che sono stati male, ma quando vanno in ospedale ridono insieme e quindi non segnalano.

 

Misure prese in Islanda e vaccinazione

 

Torniamo a sintetizzare la situazione dell’epidemia di Covid-19 e della successiva vaccinazione in Islanda.

Secondo la rivista Nature, il piano pandemico islandese  è stato fissato nel gennaio 2020[1] e basato su  alcune costanti: isolamento, quarantena e tracciamento; i test sono iniziati in febbraio. Il primo malato è stato, ufficialmente, un uomo ritornato dai campi da sci del Nordest italiano il 28 febbraio; in realtà, Leo mi ha confermato che c’erano stati dei casi già a novembre 2020 (glielo ha riferito la veterinaria di famiglia). L’azienda DeCode da fine febbraio ha cominciato ad analizzare i test in collaborazione con il Landspitali. La prima ondata ha visto 1.810 contagi; come è noto, l’Islanda non ha applicato né lockdown, né imposto le mascherine: dopo la campagna mediatica di febbraio, volta a indurre al distanziamento sociale e a igienizzarsi, le prime restrizioni risalgono al 16 marzo 2020, quando è stato emanato un divieto di assembramenti oltre le 100 persone e sono state chiuse università e scuole superiori per 4 settimane (non le primarie). Al 20 marzo risale la limitazione per l’entrata degli stranieri (ammessi solo per motivi essenziali, salvo i provenienti da UE, EFTA e UK). Il 24 marzo il divieto di assembramenti è sceso a gruppi oltre le 20 persone, è stato introdotto il distanziamento di 2 metri, nonché prevista la chiusura di piscine, palestre, pub e musei, oltre che di attività economiche a stretto contatto fisico (come parrucchieri e saloni di bellezza). Il 24 aprile è stata introdotta la quarantena di 14 giorni per gli arrivi internazionali[2]. Come accennato nell’intervista, il loro distanziamento sociale è molto maggiore del nostro: ben 2 m. Il 4 maggio ha visto le prime, caute riaperture di servizi a contatto, scuola e università. Gli assembramenti sono stati allargati fino a 50 persone, poi fino a 200 e infine il 15 giugno, fino a 500 e anche oltre. In giugno sono state riaperte le palestre, al 50% della loro capacità, ma anche i bar, cui è stata imposta la chiusura alle 23.00. Abbiamo parlato di tamponi per i turisti; sempre dal 15 giugno l’arrivo degli stranieri in Islanda è stato regolamentato con un test, dapprincipio gratis, in alternativa alla quarantena di 14 giorni. A quest’epoca, i sierologici erano impiegati solo per verificare se l’infezione fosse ancora attiva o no (non ho trovato alcun altro riferimento ai sierologici)[3].

Secondo Nature, la loro seconda ondata è cominciata il 10 agosto 2020, quando due turisti sono risultati positivi all’aeroporto, ma hanno violato la quarantena, provocando un focolaio intorno ai luoghi da loro frequentati (2 pub e una palestra). Di qui l’ondata diffusasi in autunno (291 infezioni su 100.000 persone in 2 settimane) e le nuove restrizioni, specie per i turisti[4]. Dal 14 agosto sono state introdotte le mascherine nei luoghi in cui non si poteva mantenere il distanziamento di 2m.; a seguito di questo focolaio, dal 18 settembre 2020 fino al 27 settembre sono stati chiusi bar e locali simili. A partire dal 28 settembre, è stato imposto ai locali che servono alcolici di tenere i clienti seduti, infine, dal 4 ottobre bar, palestre e simili sono stati definitivamente chiusi e imposto l’uso della mascherina nei locali dove non si possa mantenere la distanza minima di 1 m. Per quanto riguarda i turisti, dal 19 agosto i passeggeri che arrivano in Islanda possono scegliere tra la quarantena di 14 giorni e due test intercalati da una mini-quarantena di 5 giorni: il prezzo è di 11.000 ISK all’entrata (9.000 se in preregistrazione), cioè un’ottantina di euro. L’azienda responsabile è sempre la DeCode, che riesce a ultimare 2.000 test al giorno; i campioni (si noti) devono essere distrutti dopo l’uso e impiegati solo per testare il Covid-19. I turisti sono incoraggiati a scaricare l’app per il contact tracing (nel rispetto della privacy)[5]. Come osservava Leo, le misure di contenimento sono divenute obbiettivamente più nette in questa seconda fase, nonostante l’eccellente tenuta del sistema sanitario islandese in precedenza; come sostiene lui, non è escluso l’influsso del modello di altri paesi.

L’Islanda ha fatto molto uso della telemedicina, più che delle terapie a domicilio in senso stretto: come diceva Leo, i medici che visitano sono più che altro funzionari che controllano il rispetto della quarantena. Si tratta comunque di terapie precoci. Se positivo al test (che verifica anche la carica virale e la variante del virus), il malato viene monitorato via telemedicina per 14 giorni, con telefonate da parte di un medico o di un infermiere. Tutti i dati sono inseriti in un record medico nazionale elettronico[6].

Ora, è indubbio che durante l’epidemia, l’Islanda ha mostrato un ottimo livello di organizzazione sanitaria: il confronto con l’Italia è, per noi, scoraggiante e mette dolorosamente in evidenza come i nostri morti da Covid-19 siano in realtà morti di malasanità, perché abbandonati troppo spesso a casa senza cure e in attesa del risultato del tampone, mentre l’infezione faceva impietosamente il suo corso. Proprio per questo motivo, ribadisco che una campagna vaccinale a tappeto, che includa anche giovani, bambini e donne incinte, non ha senso.

Nel mio articolo precedente[7], il numero dei morti era di 33 (Leo era rimasto a 31), dato ancora confermato, mentre è cresciuto il numero dei positivi: ora (26 settembre) sono 11.632 (quindi, da 11.594, ne abbiamo ora una quarantina in più rispetto al 23 settembre). Stando sempre al sito della John Hopkins University, la popolazione islandese ha ricevuto 551.110 dosi, per un totale di 275.493 persone vaccinate a ciclo completo, cioè una percentuale del 76,25%[8]. I vaccini impiegati sono Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Considerato che la vaccinazione è permessa alle persone a partire dai 16 anni, più di così non si poteva fare: se il 20,31% della popolazione, cioè circa 70.000 persone, ha un’età compresa tra 0 e 14 anni[9], senza contare alcune migliaia di ragazzi sulla quindicina, hanno vaccinato quasi tutti. E’ quindi plausibile che una cifra al di sotto del 10% della popolazione sia rimasta invece non vaccinata. La campagna di vaccinazione di massa è stata conclusa il 1° luglio, il 29 luglio è cominciata la vaccinazione di donne incinte, almeno 500, mentre in agosto gl’insegnanti hanno iniziato con la terza dose. I ragazzi tra i 12 e i 15 dovevano essere vaccinati tra il 24 e il 25 agosto, per un totale di 35.000 dosi. All’epoca risultava ancora non vaccinato un 7% della popolazione[10]. L’Islanda quindi condivide in pieno la follia generalizzata cui assistiamo qua in Italia e in altri paesi, secondo cui vengono vaccinate anche le donne incinte (cui di solito non si somministra niente, neanche certe tisane), nonché gli adolescenti e i bambini, praticamente immuni dal virus. Insomma, non esistono più controindicazioni. E quasi non si parla di effetti collaterali.

Prima di proseguire, un episodio molto significativo. L’Islanda voleva vincere la “gara” tra i vari paesi europei per approvvigionarsi quanto prima dei famosi vaccini. Perciò, quando nel dicembre 2020 Kari Stefansson, fondatore della DeCode, e Thorolfur Gudnason , capo epidemiologo, hanno contattato i quadri della Pfizer, hanno proposto quanto segue: se l’Islanda avesse ricevuto rapidamente 500.000 dosi del loro vaccino, avrebbe potuto vaccinare il 70% della popolazione entro marzo grazie a un’ottima organizzazione; così avrebbe potuto mettere in cantiere per Pfizer uno studio sull’immunità di gregge, perché non esistono studi seri in merito. Stefansson si proponeva anche di elucidare altri quesiti, come la fuga immunitaria, la velocità di formazione degli anticorpi e la loro velocità di declino. Se Pfizer avesse accettato la proposta, l’Islanda sarebbe stata in pole position nella vaccinazione rispetto a tutti gli altri paesi europei [11].

Quando l’ho letto, mi è venuto da ridere. Non solo: ho pensato alle crasse risate che si devono essere fatti davanti a questa proposta al quartier generale della Pfizer a New York. Perché (e loro lo sapevano bene): come si fa ad ottenere l’immunità di gregge con  un vaccino non sterilizzante? L’azzeramento del contagio (così come la riduzione della gravità della malattia) non era tra i presupposti delle sperimentazioni cliniche di fase 3 di nessun vaccino anti-Covid-19, come dimostrava il professor Peter Doshi già a ottobre 2020[12]. E, del resto, non ci è stato ripetuto fino alla nausea che dovevamo continuare a portare mascherine e DPI, per evitare il contagio anche dopo l’inoculazione? Non solo: sempre il prof.Peter Doshi ha evidenziato il problema dell’immunità calante, già noto per il vaccino anti-influenzale, per cui gli anticorpi vaccinali declinano pericolosamente nel tempo; un problema che ci si sarebbe dovuti attendere[13]. La Pfizer non aveva probabilmente voglia che si approfondissero questioni come la fuga immunitaria, il calo degli anticorpi vaccinali e l’immunità (inesistente) di gregge, per cui ha educatamente rifiutato, accampando la scusa che l’Islanda aveva eradicato troppo rapidamente la malattia: perciò, come si poteva studiare l’immunità di gregge con troppo pochi casi? Aggiungerei malignamente che, per uno studio del genere, bastava aspettare l’aumento di contagi da vaccinati, come verificatosi nell’estate seguente.

Ma prima poniamoci un’altra domanda: e gli effetti collaterali?

 

Effetti collaterali in Islanda

 

Sono riuscita a trovare un articolo su questo argomento: ne sono stati riportati 2.100, di cui almeno 132 seri (dati di luglio, a pochi giorni dalla fine della prima campagna) e 26 morti sospette. Rúna Hauksdottir Hvannberg, direttrice della Icelandic Medicine Agency (IMA), getta acqua sul fuoco, sottolineando che in gran parte si tratta di effetti collaterali minori, come febbre, mal di testa, indolenzimenti ai muscoli ed alle ossa, spossatezza ecc. Per le morti, troviamo sul giornale islandese il corrispondente del nostro “nessuna correlazione”: “Nessun collegamento diretto è stato stabilito tra vaccinazione e morte in alcuno dei casi islandesi”[14]. La cosa lascia molto perplessi: infatti, per escludere la correlazione servono mesi di indagini ed esami approfonditi; li hanno fatti in Islanda? L’articolo non affronta la questione, né la direttrice dell’agenzia; il problema viene semplicemente accantonato. Per indagare le morti sospette da effetti collaterali vale il principio che il vaccino è colpevole fino a prova contraria, perché, a parte la contiguità temporale, la vaccinazione è solitamente l’unico evento inusuale che si può accusare di reazione avversa. Ed è notorio che gli effetti collaterali sono sottostimati, anche di 50-100 volte[15], dato che molti rinunciano a segnalarli: né sembra proprio che la società islandese incoraggi a riconoscerli. Il “nessuna correlazione” è chiaramente inattendibile ed aprioristico e potrebbe celare un numero imprecisato di morti sospette tra 26 e 2.600. Ricordo quando, qui da noi, in marzo, feci una ricerca sulle morti sospette dopo la vaccinazione anti-Covid-19 e mi ritrovai sul motore di ricerca una pletora di articoli che proclamavano in coro: “Nessuna correlazione”.

D’altronde, anche così, 26 morti sospette (a luglio 2021) sono tante, rispetto a 33 morti per Covid-19 (a settembre 2021): non siamo lontani da un rapporto 1:1. Ha senso vaccinare per ottenere tanti danni quanti ne provoca il Covid-19? Osservando le cose in modo più approfondito, emergono episodi inquietanti. Un articolo di giugno (!), dà notizia di un’insegnante 72enne morta il giorno dopo la prima dose. Þyri Kap Árnadóttir, di origine danese, ma sposata con Trausti Leosson, 74 anni, e residente in Islanda, ha accusato un malessere poco dopo la vaccinazione con prima dose di AstraZeneca, avvenuta il 26 marzo scorso. La donna soffriva di inappetenza, fatica, difficoltà nel sonno e indolenzimenti. Il giorno dopo la vaccinazione ha deciso di fare un bagno, perché sentiva molto freddo (un probabile effetto di un’infezione in corso); il marito l’ha subito dopo ritrovata in stato d’incoscienza e il trasporto immediato in ospedale, con due ore di tentativi di rianimazione, non è bastato a salvarla. Il marito esige ora un’indagine per sapere se la causa sia stata il vaccino, dato che lei si è sentita male subito dopo. Un dettaglio inquietante: a entrambi i coniugi è stato inviato a inizio giugno l’invito per la seconda dose, nonostante che la signora fosse già morta[16]. Non sono riuscita a trovare altri aggiornamenti su questa vicenda, anche dopo aver tradotto qualche articolo dall’islandese con il traduttore automatico[17]. E quindi? Hanno investigato, oppure no? Cosa dice in proposito l’IMA? Evidentemente, le indagini non erano state aperte prima di giugno e non credo proprio che siano finite per luglio, quando la direttrice si dichiarava con tanta fiducia per la “nessuna correlazione”.

Altre 3 morti sospette erano state riferite proprio agl’inizi della campagna vaccinale, nei primi giorni di gennaio, tra i residenti di case di riposo con malattie pregresse; in sostanza, la solita Rúna Hauksdottir Hvannberg negava che ci fossero prove di un collegamento diretto, perché i pazienti in questione erano molto anziani e già provati, cosicché “la possibilità che le morti fossero connesse al vaccino era trascurabile”[18]. La direttrice prometteva che il legame sarebbe stato investigato, ma io non ho trovato alcun rapporto IMA più specifico in merito (neanche usando stringhe di testo tradotte in islandese). Vorrei tanto sapere: che fine hanno fatto le indagini su questi 4 morti? E sugli altri effetti collaterali? Li prendono in considerazione sì o no?

Ma il vero “flop” si è verificato nell’estate 2021, a campagna vaccinale terminata.

 

Il flop in estate

 

Al termine della campagna vaccinale, il 26 giugno, l’Islanda toglie trionfalmente le ultime restrizioni; eppure, qualche settimana dopo, ecco nuovi focolai e una repentina esplosione di nuovi casi. Così, da fine luglio sono tornate le restrizioni (coprifuoco alle 23, distanziamento di un metro, mascherine al chiuso ecc.). L’epidemiologo di riferimento, Thorolfur Gudnason ha affermato in una conferenza stampa indetta per l’occasione:

 

“Stiamo vedendo che anche i vaccinati si contagiano e si ammalano (…) Le vaccinazioni non si stanno dimostrando efficaci come ci indicavano gli esperti (…) Nonostante le vaccinazioni, potremo vedere tassi di infezione molto più elevati e forme gravi della malattia con aumento dei ricoveri in ospedale (…) L’emergere di nuove varianti rischia di compromettere l’efficacia dei vaccini e quindi dobbiamo tornare ad utilizzare mascherine, distanziamento e chiusure (…) Nessuno può sapere con certezza come sarà il futuro, può anche essere che saremo costretti ad avere restrizioni per i prossimi cinque, dieci o quindici anni (…) Di certo oggi sappiamo che la protezione dei vaccini è inferiore rispetto a quanto sapevamo in precedenza. Pensavamo che fossero efficaci almeno al 90%, adesso invece sappiamo che forse sono efficaci intorno al 60%[19]

 

A dire il vero, i dati sul 90% erano quelli offerti dai produttori, cioè pubblicità aziendale, per cui sarebbe stato saggio non fidarsene. Comunque, anche un periodico online favorevole alla vaccinazione, pur affermando che il 97% dei casi è paucisintomatico (ma in fin dei conti era così anche prima) e che solo 18 persone erano all’ospedale, ammette più casi positivi che durante la prima e seconda ondata dell’anno scorso. A inizi agosto, la media settimanale era di 205 ogni 100.000 abitanti (230 negli USA, quindi veramente tanto, in termini relativi), con il 77% dei casi tra i vaccinati; quindi, con il vaccino a tappeto, l’Islanda ha sperimentato l’ondata di infezioni maggiore dall’inizio dell’epidemia, tanto che ormai la famosa immunità di gregge appare impossibile. L’autore sostiene però che le strutture sanitarie islandesi non sono “overwhelmed”, cioè sopraffatte, quando invece dal seguito risulterà il contrario[20].

Viene ripetuto il ritornello che il vaccino protegge contro la malattia grave: in realtà, sono le cure precoci che proteggono contro la malattia grave, cure che potrebbero non essere attuate se ci si abbandona a una cieca fiducia nella vaccinazione. Il numero dei paucisintomatici o asintomatici è sempre stato molto alto col Covid-19: bisognerebbe invece porsi seriamente la domanda sul perché l’Islanda sperimenti la propria ondata peggiore dopo aver vaccinato praticamente tutti, salvo neonati e piante. Poi, la situazione in ospedale in agosto non era per niente rosea. Mentre i factcheckers di turno si affannavano a ribadire che il vaccino funzionava, il 5 agosto 2021 si è tenuto un briefing delle autorità responsabili: la vicecapo – epidemiologa Kamilla S. Jósefsdóttir, il direttore della Protezione Civile Víðir Reynisson e il direttore del National University Hospital (= Landspitali) Páll Matthíasson[21]. Il direttore della Protezione Civile ha ammesso che il numero crescente di infetti stava portando la struttura sanitaria islandese al limite:

 

“Se la percentuale di infezione continua a crescere, allora è chiaro che la nostra infrastruttura non riuscirà a provvedere le cure migliori a quanti ne hanno bisogno. Il tracciamento dei contatti diventerà impossibile. Se questo accade, allora la percentuale di infezione continuerà a crescere perché le persone che dovrebbero essere in quarantena non lo saranno. …Se le cose continuano a svilupparsi in quella direzione, allora è possibile che l’ospedale esaurisca la sua capienza e non sia in grado di ammettere pazienti che necessitano della terapia intensiva”.

Il quadro sembra molto più “overwhelmed” di quanto ammesso da certa stampa. Addì 4 agosto c’erano 1.391 casi attivi, di cui 155 riportati come nuovi e di questi 3 al confine (quindi molto pochi), 18 in ospedale, di cui 3 in terapia intensiva, e 55 fra non vaccinati. Parecchi erano però a rischio di ricovero. Lo stress in ospedale era molto alto, lo staff al burn out, con necessità di richiamare la gente dalle vacanze e di dilazionare le operazioni chirurgiche. I tre, alla vigilia della terza dose (con Pfizer somministrato dopo J&J), si aspettavano vaccini più efficaci anche contro le varianti; e discutevano pure l’imminente vaccinazione per i ragazzi tra i 12 e i 15 anni, affermando che gli effetti collaterali sono leggeri: se per loro la  miocardite (riconosciuta dall’FDA[22]) è un effetto collaterale leggero (mild)…. L’articolo si concludeva con la dichiarazione del responsabile della protezione civile:The virus is the enemy” (“Il virus è il nemico”). Sicuri? Non ha collaborato l’insipienza umana?

La pressione era ancora palpabile durante il briefing della settimana dopo, 12 agosto, questa volta alla presenza pure del capo – epidemiologo Gunason: risultava che i malati fossero affetti da più varianti provenienti dall’estero, tra cui prevaleva la Delta; Gunason ribadiva che il vaccino funziona, ma ammetteva che l’ospedale era “under strain”, “sotto pressione”, con 27 ricoverati e 5 in terapia intensiva, di cui 4 attaccati all’ossigeno (età media, 64 anni)[23]. A ridosso delle vaccinazioni dei ragazzi tra 12 e 15 anni, Gunason negava pure gli effetti collaterali a carico del ciclo mestruale, ma prometteva di monitorarli. So per certo di ragazze che, dopo la vaccinazione, hanno sofferto di perdite continue e di più mestruazioni al mese.

Ora, nel mio articolo precedente fornivo i dati CIA, secondo cui l’Islanda possiede una media di 3 posti letto per 1.000 abitanti; quindi, dopo un rapido calcolo, dovrebbero essere almeno un migliaio, con, verosimilmente, qualche decina di posti in terapia intensiva. Forse però sono di più: secondo altri dati, nel 2002 (con 287.000 abitanti) l’Islanda possedeva una media di 7,6 posti-letto ogni 1.000 abitanti[24], per cui il numero totale potrebbe salire fino a 2.000 ca. o poco più. In ogni caso, risulta abbastanza strano che il sistema ospedaliero islandese vada in tilt per 27 ricoverati, di cui 5 in terapia intensiva, tanto da dover richiamare il personale dalle ferie…Capisco gli sforzi via telemedicina, ma, o il loro sistema sanitario è, a differenza di quanto dichiarato, di pastafrolla, o stanno giocando coi numeri e non dicono tutta la verità.

Ho ricavato la stessa impressione da alcune dichiarazioni di Gunason. Il 12 agosto ha affermato che i non vaccinati si infettano 3 volte di più che i vaccinati, vengono ricoverati 4 volte di più e finiscono 5 volte di più in terapia intensiva[25]. Qualcuno mi deve spiegare come si faccia ad arrivare a questi numeri con soli 5 pazienti in terapia intensiva. Al 16 settembre, mentre l’emergenza stava rientrando, uno dei giornali più importanti di Reykjavik faceva affermazioni simili, anzi, più drammatiche: i non vaccinati avrebbero 6-7 volte la probabilità di finire in rianimazione (dove, all’epoca, si trovavano solo 3 persone)[26].

Lo stesso articolo riporta un diagramma, che rivela un’esplosione a partire da metà luglio, con livelli mai raggiunti prima di infezione; dopodiché, da fine agosto si assiste a un calo, dovuto probabilmente alle restrizioni reintrodotte. Per esempio, il 30 luglio gl’infetti vaccinati erano 101 e i non vaccinati 43; il 4 agosto erano 94 contro 55, oppure il 12 agosto erano 85 contro 37. Da dove li hanno presi tutti questi non vaccinati? Faccio molta fatica a pensare che ce ne siano rimasti così tanti in una nazione dove non hanno vaccinato gli alberi, soltanto perché praticamente non ce ne sono. D’altro canto, il 14 luglio c’erano solo 10 infetti tutti vaccinati; il che significa che probabilmente il focolaio è partito dai vaccinati (anche nei giorni precedenti, gl’infetti, ancora pochissimi, erano tutti vaccinati) non appena sono state allentate le restrizioni. Come dice il nostro Leo, sono degli “untori legalizzati”, che tra l’altro, si ammalano più facilmente. Il diagramma relativo agli stranieri mostra che nel mese di luglio gl’infetti erano molto scarsi (di solito tra i 2 e i 6, verosimilmente bloccati alla frontiera, quindi, incapacitati a nuocere), come ha osservato anche Leo.

Se diamo per buoni questi numeri (e in un prossimo articolo presenterò alcuni argomenti per dubitarne; lo stesso Leo non li ritiene del tutto affidabili), l’unica spiegazione per questo numero eccessivo di contagiati non vaccinati in un paese dove hanno vaccinato qualsiasi ente mobile è il seguente. Il professor Didier Raoult, uno dei più insigni microbiologi al mondo e direttore dell’Institut des Maladies Infectieuses (IHU) di Marsiglia, spiegava già in primavera che molti vaccinati risultano positivi nella settimana dopo l’inoculazione: ed era un problema tale che intendeva segnalarlo alle autorità[27]. Ho saputo di casi analoghi tra i miei conoscenti e Leo descrive lo qualcosa di simile per i suoi amici. In vari paesi del mondo, però, i vaccinati entro il 14° giorno non vengono considerati vaccinati a tutti gli effetti[28]. Perciò, i non vaccinati di Gunason potrebbero essere invece dei vaccinati precoci. Di certo, la sua strategia vaccinale ha fallito e lui dovrebbe trarne le conseguenze. La vaccinazione propaga il virus.

 

Domande finali

 

In conclusione, dato che l’Islanda è una specie di grande laboratorio isolato rispetto al resto del mondo, lo tratterò anche io come tale e come caso modello e proporrò, dopo il materiale raccolto, le seguenti domande, che nascono da una revisione critica dei dati relativi alla loro sviluppatissima campagna vaccinale:

  • Perché vaccinare una popolazione intera, in un sistema sanitario che funziona molto bene e che ha visto solo 33 morti per Covid-19 in quasi due anni?
  • Perché vaccinare con prodotti sperimentali anche soggetti da tutelare, come bambini sui 12-15 anni e donne incinte?
  • Dove sono i report sugli effetti collaterali? Come pensano le autorità sanitarie islandesi di affrontare il problema degli effetti collaterali sottostimati?
  • Perché negano a priori l’esistenza di effetti collaterali pesanti, come quelli sul ciclo mestruale oppure le miocarditi nei giovani?
  • Dove sono andate a finire le indagini sulle morti sospette? Quante sono? Solo 26, come dicono loro, oppure molte di più (anche 50-100 volte tanto)?
  • Che senso ha provocare così tanti danni con un vaccino sperimentale, contro una malattia curabilissima?
  • Perché gli epidemiologi di Stato continuavano a sproloquiare sull’immunità di gregge, quando era ampiamente previsibile che essa non sarebbe stata possibile con un vaccino non sterilizzante?
  • Perché vaccinare a manetta senza fare i sierologici a tappeto? Perché vaccinare i guariti (cosa che con ogni evidenza viene fatta, anche se a distanza di un po’ di tempo)?
  • Perché c’è stata un’esplosione di contagi dopo la fine della vaccinazione? Solo per colpa dei turisti?
  • Perché ora, per controllare la situazione, devono nuovamente far ricorso alle restrizioni?
  • Perché non hanno pensato prima ai fenomeni di infezioni da breakthrough indotti dalle varianti, quando è risaputo che i coronavirus variano tantissimo e che nessuna vaccinazione riesce a tenergli dietro?
  • Dove cappero hanno trovato tutti quei contagiati non vaccinati? Siamo sicuri che non siano invece, come sostiene il prof. Didier Raoult, vaccinati risultati positivi entro 14 giorni dall’inoculazione?
  • Perché insistere con la terza dose e sperare in nuovi vaccini, quando già si è visto che quelli attuali non funzionano, sia per immunità calante, che per varianti o per scomparsa degli anticorpi?

 

Queste domande potrebbero andare bene anche per uno dei tanti virologi di casa nostra, assurti a repentina (e spesso immeritata) celebrità televisiva, dato che i problemi sono gli stessi. Davanti a una sfilza di questioni di tal genere, che sollevano una ridda di problemi spesso volutamente ignorati, un epidemiologo di buon senso, Gunason o un altro, dovrebbe avere come minimo il pudore di dimettersi. Una cosa è certa: quella che ci vendono, non è “scienza”; altrimenti non farebbero errori così gravi e, soprattutto, non li accantonerebbero sommariamente, senza discuterli. La scienza avanza per analisi critica e non certo chiudendo gli occhi davanti a quanto è scomodo.

 

 

[1] Cfr. Megan Scudellari, How Iceland hammered COVID with science, Nature 587, 536-539 (2020), 25 novembre 2020, doi: https://doi.org/10.1038/d41586-020-03284-3 https://www.nature.com/articles/d41586-020-03284-3

[2] Cfr. https://www.government.is/government/covid-19/#actions

[3] Cfr. https://www.government.is/government/covid-19/#actions

[4] Cfr. Megan Scudellari, How Iceland hammered COVID with science, Nature 587, 536-539 (2020), 25 novembre 2020, doi: https://doi.org/10.1038/d41586-020-03284-3 https://www.nature.com/articles/d41586-020-03284-3

[5] Cfr. https://www.government.is/government/covid-19/#actions

[6] Cfr. Megan Scudellari, How Iceland hammered COVID with science, Nature 587, 536-539 (2020), 25 novembre 2020, doi: https://doi.org/10.1038/d41586-020-03284-3 https://www.nature.com/articles/d41586-020-03284-3

[7] Cfr. l’articolo precedente https://www.sabinopaciolla.com/covid-19-e-grande-reset-il-caso-dellislanda-intervista-a-un-giovane-italiano-residente-a-reykjavik/

[8] Cfr. https://coronavirus.jhu.edu/region/iceland

[9] Cfr. la piramide delle età, https://www.cia.gov/the-world-factbook/countries/iceland/images/f94fed88-517c-5739-8232-af8f37ef3834

[10] Cfr. Ragnar Tòmas, COVID-19 in Iceland: 7% of Icelanders 16 Years and Older Unvaccinated, Iceland Review 13 agosto 2021, https://www.icelandreview.com/news/covid-19-in-iceland-7-of-icelanders-16-years-and-older-unvaccinated/

[11] Cfr. Kristen V.Brown – Ragnhildur Sigurdardottir, Pfizer Herd Immunity Study Stymied by Iceland’s Wins Over Covid, Bloomberg 15 febbraio 2021, https://www.bloomberg.com/news/articles/2021-02-15/pfizer-herd-immunity-study-stymied-by-iceland-s-wins-over-covid

[12] Cfr. Peter Doshi, Will covid-19 vaccines save lives? Current trials aren’t designed to tell us, BMJ 2020; 371:m4037, 21 ottobre 2021, https://www.bmj.com/content/bmj/371/bmj.m4037.full.pdf

[13] Cfr. Peter Doshi, Does the FDA think these data justify the first full approval of a covid-19 vaccine?, BMJ 23 agosto 2021, https://blogs.bmj.com/bmj/2021/08/23/does-the-fda-think-these-data-justify-the-first-full-approval-of-a-covid-19-vaccine/

[14] Cfr. Alexander Elliott, Around 2,000 cases of possible vaccine side-effects, RUV 9 luglio 2021, https://www.ruv.is/frett/2021/07/09/around-2000-cases-of-possible-vaccine-side-effects

[15] Cfr.Patrick Delaney, Nearly 50k Medicare patients died soon after getting COVID shot: whistleblower, LifeSiteNews 28 settembre 2021, https://www.lifesitenews.com/news/nearly-50k-medicare-patients-died-soon-after-getting-covid-shot-whistleblower/

[16] Cfr. Alina Maurer, Woman Died After Vaccination – Family Demands Investigation, Reykjavik Grapevine 8 giugno 2021, https://grapevine.is/news/2021/06/08/woman-died-after-vaccination-family-demands-investigation/

[17] Cfr. Ottar Kolbeinsson Proppe, Vill rann­sókn á and­láti eigin­konu sinnar sem lést degi eftir bólu­setningu, Visir 6 giugno 2021, https://www.visir.is/g/20212119090d

[18] Cfr. Jelena Ciric, No Evidence of Link Between Nursing Home Deaths and Vaccination, Iceland Review 5 gennaio 2021, https://www.icelandreview.com/society/no-evidence-of-link-between-nursing-home-deaths-and-vaccination/

[19] Peppe Caridi, Islanda, boom esponenziale di casi nell’isola dove TUTTI sono vaccinati, Meteoweb 30 luglio 2021, https://www.meteoweb.eu/2021/07/islanda-boom-di-casi-dove-sono-tutti-vaccinati-parla-lepidemiologo-gudnason/1710102/

[20] Cfr. Covid surges in one of world’s most vaccinated nations, NewsGP 9 agosto 2021, https://www1.racgp.org.au/newsgp/clinical/covid-surges-in-one-of-world-s-most-vaccinated-nat

[21] Cfr. Jelena Ciriç, COVID-19 in Iceland: “We’re nearing the limits of our infrastructure”, Iceland Review 5 agosto 2021, https://www.icelandreview.com/society/covid-19-in-iceland-were-nearing-the-limits-of-our-infrastructure/

[22] Cfr. https://www.fda.gov/news-events/press-announcements/fda-approves-first-covid-19-vaccine

[23] Cfr. Jelena Ciriç, COVID-19 in Iceland: Hospital Staffing Main Challenge in Current Wave, Iceland Review 12 agosto 2021,  https://www.icelandreview.com/society/covid-19-in-iceland-hospital-staffing-main-challenge-in-current-wave/

[24] Cfr. https://www.nationmaster.com/country-info/stats/Health/Hospital-beds/Per-1,000-people

[25] Cfr. Jelena Ciriç, COVID-19 in Iceland: Hospital Staffing Main Challenge in Current Wave, Iceland Review 12 agosto 2021,  https://www.icelandreview.com/society/covid-19-in-iceland-hospital-staffing-main-challenge-in-current-wave/

[26] Cfr. What’s the status of Covid-19 in Iceland?, Iceland Review 16 settembre, https://www.icelandreview.com/ask-ir/whats-the-status-of-covid-19-in-iceland/

[27] Cfr. Effets des vaccins et corruption, IHU 11 maggio 2021, https://www.youtube.com/watch?v=0-7R3r5_-EA&t=906s

[28] Cfr. Patrick Delaney, Nearly 50k Medicare patients died soon after getting COVID shot: whistleblower, LifeSiteNews 28 settembre 2021, https://www.lifesitenews.com/news/nearly-50k-medicare-patients-died-soon-after-getting-covid-shot-whistleblower/

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