Il femminismo italiano NON SOSTIENE la legge Zan sull’omofobia e lancia una petizione!

Non che siamo d’accordo con la proposta delle femministe, ma ci interessa far notare che anche le femministe non condividono il ddl Zan su un concetto importante, quello della identità di genere che distrugge il concetto di differenza di sesso per cui le femministe stesse si sono battute per decenni. A tal proposito le femministe lanciano una petizione, in diretta ai parlamentari italiani. Eccola.

 

Femmina simbolo

 

 

Noi femministe prendiamo atto di essere riuscite a fare emergere che l’espressione “identità di genere” non è ammissibile, come dimostra anche la richiesta del Comitato per la Legislazione avanzata alla Commissione Giustizia della Camera (e ignorata). Ci aspettiamo ora che la discussione in Parlamento vada nella direzione da noi indicata: sostituire il concetto di “identità di genere” con un più limpido e inequivoco “transessualità”.
NO ALL’”IDENTITA’ DI GENERE”
In tutto il mondo l’“identità di genere” viene brandita come un’arma contro le donne. L’identità di genere è il luogo in cui la realtà dei corpi -in particolare quella dei corpi femminili- viene fatta sparire.
E’ la premessa all’autodeterminazione senza vincoli nella scelta del genere a cui si intende appartenere, è l’essere donna a disposizione di tutti.
E’ il luogo in cui le donne nate donne devono chiamarsi “gente che mestrua” o “persone con cervice” perché nominarsi donne è trans-escludente.
E’ la ragione per la quale chi dice che una donna è un adulto umano di sesso femminile viene violentemente messa tacere, come è capitato a molte femministe: da Germaine Greer a Sylvane Agacinski, Julie Bindel, Chimamanda Ngozi Adichie e ora anche a J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter, perseguitata per essersi detta donna e aver rifiutato la definizione di “persona che mestrua”.
E’ il luogo in cui le quote politiche destinate alle donne vengono occupate da uomini che si identificano come donne; dei fondi destinati alla tutela delle donne, delle azioni positive, delle leggi, dei posti di lavoro per le donne di cui usufruiscono uomini che si identificano come donne.
NO ALL’INSERIMENTO DELLA LOTTA ALLA MISOGINIA
La grande parte del femminismo italiano intende anche l’inserimento “in corner” della lotta alla misoginia nel contesto dell’omotransfobia come  una finta “concessione” alle donne per stemperarne e contenerne le obiezioni.
Le donne sono la maggior parte dell’umanità, non una delle minoranze del mondo Lgbtq+: questa è la prospettiva minoritaria transfemminista, non quella femminista.
Pensare le donne come sfumatura dell’arcobaleno Lgbtq+ non è accettabile e produce un pericoloso disordine simbolico. La lotta alla misoginia necessita di un percorso assolutamente diverso.
Per queste ragioni continueremo a chiedere che questa proposta di legge, pericolosa per le donne, venga emendata in sede di dibattito parlamentare come da noi richiesto.
Diversamente non sosterremo in alcun modo questa legge.

Udi Nazionale   Udi Napoli
Collettivo Luna Rossa
Associazione Freedomina ,
Associazione TerradiLei-napoli
Arcidonna
Associazione Salute Donna
RadFem Italia
In Radice- per l’Inviolabilità del corpo femminile
Se Non Ora Quando Genova
I-Dee
Associazione Donne Insieme
Arcilesbica
Arcilesbica Magdalen Berns
Associazione Trame

Catena Rosa

Ide&Azioni Associate

 

Marina Terragni
Monica Ricci Sargentini
Vittoria Tola
Anna Potito
Daniela Dioguardi
Elvira Reale
Stefania Cantatore
Gabriella Ferrari Bravo
Katia Ricci
Daniela Tuscano
Roberta Trucco
Eliana Bouchard
Raffaella MolenaTassetto
Milva Branchetti
Veronica Tamborini
Valeria Damiani
Cristina Gramolini
Rita Paltrinieri
Dina Speranza
Wilma Plevano
Paola Vitacolonna
Ester Ricciardelli
Simona Sorrentino
Giovanna Zappacosta
Laura De Barbieri
Rossana  Casalegno,
Rossana Ciambelli
Maria Esposito Siotto
Ada Ferri
Tiziana Giangrande
Gina Sfera
Anna Basevi
Carmen Manzo
Grazia Fresu
Nataliena Piccoli
Cristina Favati

Lia Aurioso