Dal Catechismo all’esperienza cristiana

Questa rubrica è il proseguimento di quella dedicata all’esposizione del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Dal Catechismo all’esperienza cristiana, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA

 

Giotto-Ultima-Cena-1303-05-particolare
Giotto, Ultima Cena 1303-05, particolare

 

Puntata n. 16 – La coscienza della Redenzione (VIII)

I caratteri dell’umanità di Cristo (B)

A titolo di esempio, come annunciato nella precedente Puntata n. 15, consideriamo l’incontro con la donna samaritana descritto al capitolo quarto (cfr., Gv 4,142). Questo incontro è una vera e propria successione di “sorprese” per quella donna: suscita in lei uno stupore sempre crescente, ad ogni passaggio del discorso. Il fascino dell’incontro con Cristo passa attraverso questa umanità così divina da entrare nell’intimo dell’essere per scoprirvi la vera domanda (la domanda di verità della propria vita) e immettervi la presenza di Dio, così che chi fa questo incontro non può non dire: il Signore è in mezzo a noi, mosso da esperienze diversamente inspiegabili.

– Prima sorpresa: l’essere presi in considerazione quando non lo si riteneva possibile: «Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?» (v. 9).

Non c’è niente di più grande dello scoprirsi voluti e amati quando si pensa di essere esclusi da questa considerazione, o quando si pensa che gli altri non avvertano la stessa esigenza con la stessa urgenza e intensità con la quale l’avvertiamo noi, quasi fossimo un caso a parte, degli esseri anormali.

– Seconda sorpresa: l’incontro con Gesù è un incontro con un essere umano che è più grande di quanto non sembri all’apparenza: «Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe?» (v. 12).

La samaritana non pensava che Gesù fosse più di un semplice uomo e nemmeno più di un grande uomo, come Giacobbe. Mentre Gesù si presenta come “un grande”, che promette di manifestare questa Sua grandezza: «Chi beve dell’acqua che Io gli darò non avrà più sete» (v. 14).

È la promessa che Cristo fa all’uomo di avere in dono ciò che lui con fatica si arrabatta per procurarsi da solo: il senso della vita.

– Terza sorpresa: a questo punto si impone un coinvolgimento personale dell’interlocutore. Se le prime due sorprese sono date per iniziare il dialogo tra l’uomo e Cristo, da questo punto in poi l’uomo deve scegliere se chiudere il discorso come “il giovane ricco” o continuarlo iniziando a seguire, a fidarsi. E il prendere sul serio una proposta incomincia là dove si chiede di avere quanto viene proposto, dichiarandosi seriamente interessati: «Signore dammi di quest’acqua» (v. 15).

– La terza sorpresa, allora consiste nel fatto che l’altro, cioè Gesù, dimostra di conoscere la tua esperienza umana meglio di te: ti descrive la vita dicendoti cose che tu non gli avresti detto. Così la samaritana si sentì dire: «Va’ a chiamare tuo marito» (v. 16). Che cosa c’entra questo cambiamento di discorso? C’entra perché fa vedere che Cristo c’entra con la vita, la svela e la cambia: «Hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito» (v. 18). E la donna: «Vedo che sei un profeta» (v. 19).

Da questo momento Gesù è riconosciuto come più grande di Giacobbe, perché ha dimostrato di conoscere il cuore del suo interlocutore, sia per quanto riguarda la sua storia passata e il suo presente, sia per quanto riguarda le aspirazioni che in esso si nascondono. Il cristianesimo, in questo modo, si dimostra interessante, utile e decisivo per vivere pienamente la propria umanità: un arricchimento e non un impoverimento dell’umano.

– Quarta sorpresa: a questo punto è stato stabilito il legame tra la “vita quotidiana” e il “problema religioso”. Normalmente la gente pensa che la vita normale sia una cosa e la religione sia un’altra cosa e che i due livelli non debbano interferire. Mentre il punto decisivo scatta quando si incontra un cristiano, o una comunità, che fa capire che, contrariamente al modo comune di intendere le cose, “l’umano” e “il religioso”, sono la stessa cosa. E Cristo è la risposta totale all’“umano”. Ma la quarta sorpresa, a questo punto, riguarda proprio la risposta alla “domanda religiosa”: tale risposta non è fatta anzitutto di una teoria o di una tecnica sui modi e i luoghi dell’adorazione, ma è una persona che ti incontra: «Sono io» (v. 24), dice Gesù. La risposta alla vita, nella duplice valenza di senso dell’esistenza e di Salvezza dal peccato, è Gesù Cristo: Lui si dichiara tale e dimostra di esserlo con i “fatti” e le “parole”. E anche i discepoli che sopraggiungono e vedono la scena sono colti dal rinnovarsi in loro della sorpresa: «Giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono» (v. 27).

  1. c) Una persona capace di un “giudizio vero”

Un altro aspetto del cristianesimo, che si manifestava nell’esperienza di chi incontrava Gesù è quello della “verità”: la sua parola e la sua dottrina non si percepivano come un’ipotesi, come una filosofia o un’opinione teologica, ma come una “verità sicura”, per il modo con il quale veniva detta.

«Mai un uomo ha parlato come quest’uomo» (Gv 7,46).

«Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi» (Mt 7,28-29).

E anche per la capacità di descrivere la realtà in genere e in maniera speciale la realtà dell’uomo e del suo rapporto con Dio. Gesù insegna e smaschera il cuore e i pensieri dei suoi ascoltatori, per fare loro capire che la Salvezza di cui hanno bisogno tutti gli uomini, indistintamente, è quella dal peccato che tutti hanno, sia per l’eredità del “peccato originale” (pensiamo all’allusione del Vangelo: «Se voi, dunque, che siete cattivi», Mt 7,11), sia per la propria incoerenza personale e attuale («Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei», Gv 8,8).

 

La risurrezione e le apparizioni

E la conferma decisiva della divinità di Gesù è legata alla testimonianza della Sua Risurrezione. Solo chi è Signore della morte e della vita dimostra di poter essere il significato di entrambe e di poter salvare l’uomo da una vita e da una morte inutili, e di potergli offrire, insieme al senso della vita sulla terra, la Vita per l’Eternità.

Le apparizioni del Risorto sono piene di indicazioni di una promessa che Gesù lascia a quanti lo vedono: esse rinviano ad ulteriori apparizioni e promettono una “compagnia” e una “presenza” che deve continuare nell’arco di tutta la storia e che non è destinata ad esaurirsi con il chiudersi della permanenza terrena di Gesù come uomo individuo.

«Ma l’angelo disse alle donne: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dov’era deposto. Presto, andate a dire ai Suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco io ve l’ho detto”. […]

Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: “Salute a voi”. Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunziare ai Miei fratelli che vadano in Galilea e là Mi vedranno”. […]

E Gesù avvicinatosi disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in Cielo e in terra. Andate, dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”» (Mt 28,5-20).

E così pure il passo parallelo di Marco (Mc 16,6-18). Luca, con l’aggiunta del racconto dell’apparizione ai discepoli di Emmaus, prospetta un altro elemento: «Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane» ( 22,35).

È l’elemento della verifica del fatto che Gesù è presente e operante: ci sono dei segni constatabili (lo spezzare il pane consente di riconoscerlo), degli effetti della presenza del Signore che trovano una spiegazione veramente adeguata solo alla luce della fede, solo cioè se sono attribuiti alla Sua Presenza Onnipotente, e consentono di riconoscerlo presente.

Questi elementi preparano a riconoscere quel luogo della continuità della presenza reale e operante del Signore risorto che è la Chiesa.

 

Facebook Comments