fake news NewsGuard

 

 

di Michael Galster

 

Di solito, tutte le informazioni riguardanti la guerra tra Russia e Ucraina che non si allineano con la narrazione dei nostri media vengono classificate come propaganda russa o fake news. Noi cittadini comuni abbiamo poche possibilità di distinguere il vero dal falso. Andrea Nicastro, inviato speciale per il Corriere della Sera in Ucraina, durante una conferenza all’Università di Catania, illustra bene il dilemma dei giornalisti. Il loro compito dovrebbe essere quello di determinare se un “racconto degli eventi bellici è plausibile o meno”, se è veritiero o meno. Al contrario, secondo lui, la “comunicazione non ha bisogno di trasmettere informazioni vere”. Nella masterclass tenuta il 9 giugno 2023 all’Università di Catania (qui), Nicastro spiega infatti come le varie parti coinvolte forniscano informazioni distorte, citando anche alcuni esempi presenti nella narrazione mediatica occidentale. Nicastro spiega: “All’interno del vasto campo della comunicazione, c’è la pubblicità che sicuramente non ha l’obiettivo di valutare se il biscotto è buono e sano, ma solo di venderlo. Accanto alla pubblicità, nello stesso ambito, c’è la propaganda che non mira a spiegare chi ha ragione nella guerra o chi ha effettivamente compiuto determinati atti, ma solo a convincere che il nemico ha torto.” Forse in modo involontario, Nicastro fornisce una sintesi dell’operato del suo giornale che abbiamo potuto osservare durante questi due anni di guerra, e negli otto anni precedenti, a partire dal 2014, quando il presidente ucraino democraticamente eletto nel 2010 e contrario all’estensione della NATO nel suo paese è stato rovesciato con la forza. Leggendo queste ultime parole, molti fedeli lettori del Corriere o di altri media nostrani potrebbero protestare, esclamando: no, fake news!, era un dittatore! Infatti, con il titolo “La bufala sull’organizzazione di un colpo di stato per rovesciare il Governo ucraino filorusso nel 2014”  il Corriere della Sera sostiene che ciò che comunemente viene definito un colpo di stato non lo sia stato, e che il presidente sia stato allontanato per volontà popolare. Non vi è menzione del fatto che in una democrazia il cambio di presidente avvenga tramite elezioni o, in casi estremi, tramite un impeachment conforme alle regole della Costituzione, non attraverso la forza, con cinque poliziotti uccisi con armi da fuoco il giorno della fuga del presidente. Inoltre, viene citata come fonte informativa l’azienda NewsGuard, specializzata nell’identificazione della disinformazione pro-Russia e nel monitoraggio delle principali false narrazioni riguardo all’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca. Tra gli advisor di NewsGuard, vi sono nomi di spicco come Anders Fogh Rasmussen, ex-Segretario generale della NATO, e Michael Hayden, ex-Direttore della CIA durante la guerra in Iraq, quando la sua organizzazione ha “trovato” le famose armi di distruzione di massa negli arsenali di Saddam Hussein (!). Grazie a queste e altre figure di rilievo nella governance dell’informazione, NewsGuard appare per i media del mondo NATO e G7 come la principale fonte di informazioni, per smascherare le fake news. La stessa agenzia è citata infatti come fonte di informazioni obiettive anche da La Repubblica, da Vanity Fair e probabilmente da molti altri media italiani, se non tutti. L’autore del testo invita qui il lettore a valutare se fenomeni analoghi siano presenti o assenti nei media a lui familiari.  


Secondo NewsGuard, i punti salienti della propaganda russa includono due temi principali: la “bufala dell’espansione NATO che avrebbe provocato la guerra” e la “denazificazione“. Per quanto riguarda l’espansione della NATO, non è necessario consultare i numerosi documenti; qui si invita semplicemente a guardare il seguente video, con sottotitoli in inglese, che mostra la dichiarazione dell’allora ministro degli esteri tedesco Genscher in presenza del suo collega americano Baker di fronte alle telecamere del mondo di allora. 

E’ evidente che i politici nel 1990 dicono l’esatto contrario di ciò che sostengono gli odierni smascheratori delle fake news. Di fronte ai fatti, i debunker, gli smascheratori delle fake news e, di conseguenza, la classe politica e quasi tutti i media in Occidente ammettono: “Sì, noi, l’Occidente, abbiamo detto che la NATO non si estenderà verso est, ma solo a parole; non è mai stato scritto” (come per dire: “peggio per voi che credete nelle nostre parole”). In realtà, senza tali assicurazioni da parte dell’Occidente, la riunificazione della Germania e il conseguente scioglimento del Patto di Varsavia non sarebbero avvenuti, almeno non in quel momento e in quella circostanza.

Rispetto al secondo tema, quello della “denazificazione”, se si intende che l’Ucraina sia un paese nazista, il termine è sbagliato. Tuttavia, ciò non ci esime dal comprendere cosa intendano coloro che usano il termine in questo modo evidentemente grossolano. L’Ucraina del dopo Maidan trova la sua nuova ragion d’essere nella trasformazione da nazione plurietnica in Stato monoetnico (si veda ad esempio la legge 5670-d del 2019 (qui), cancellando la lingua e cultura russa dalla vita pubblica. Per questo motivo, la parte ucraina ha respinto tutte le proposte di compromesso, a partire da quella di Matteo Renzi nel ruolo di presidente di turno del Consiglio europeo nel 2014, così come ha respinto ogni soluzione durante i sei anni di trattative di Minsk. In realtà, la politica di Kiev sul piano etnico-linguistico nei confronto dei russi non è nazista, ma simile se non identica a quella che il Generale Franco in Spagna e Mussolini in Italia praticavano nei confronti delle le loro minoranze. Molte delle principali piazze e strade nelle città ucraine sono intitolate a Stefan Bandera e altri criminali di guerra, alleati di Hitler ai tempi. Immaginiamo ora se l’autonomia di cui gode la Provincia di Bolzano venisse utilizzata per intitolare piazze e strade delle località a maggioranza etnica tedesca a personaggi che hanno commesso crimini di guerra in Italia. Pensiamo a una “Piazza Eriche Priebke” a Bressanone. Allora cosa diremmo?

 


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