di Aurelio Porfiri

 

Mettiamo qualche punto fermo in questa Teologia della Bellezza (seguendo anche suggestioni dal bel libro di John Navone “Toward a Theology of beauty”). Noi riconosciamo che Dio è il Creatore. In conseguenza egli conosce, ama e trova diletto in tutte le creature. Anche noi, fatti a Sua immagine, possiamo conoscere la verità (che viene da Dio), amare la bontà (che viene da Dio) e trovare diletto nella bellezza di tutte le cose (anche proveniente da Dio). La conseguenza è che nel conoscere, amare e dilettare noi possiamo vedere la fonte di tutto questo, il Creatore. Non bisogna dimenticare che Egli è la vera fonte di queste cose, Egli è la vera Bellezza che crea bellezza. Attraverso alcuni gradi di partecipazione a questa Bellezza originaria ed originante noi possiamo ritrovarci in Dio. Questa partecipazione alla Bellezza, anche nelle sue manifestazioni terrene orientate alla Bellezza originante, è una forma di conoscenza probabilmente superiore alla conoscenza intellettuale, perché più diretta. È la “Via pulchritudinis”. 

Come in uno specchio

Nella prima lettera ai Corinzi (13, 12) san Paolo ci dice che noi qui vediamo “come in uno specchio”. Solo nella prospettiva dell’eternità noi vedremo pienamente quello che ora vediamo solo parzialmente. Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica ci dice che la Chiesa qui contempla, “come in uno specchio”, Dio. Così la nostra percezione della bellezza risente della nostra condizione terrena.

Ad  immagine del Padre

Noi siamo fatti ad immagine del Padre, quindi, siamo conformati a questa Bellezza originaria che proviene da Dio, che è Dio, Creatore di tutte le cose e di tutto il bene che ha esistenza. L’uomo, facendo la volontà del Padre, si conforma al suo atto creativo e si mette alla scuola di questa Bellezza rivelata da Dio stesso. La volontà del Padre è “bella” nel senso che è contenuta nel Mistero del suo amore ed è significata nelle espressioni di questa bellezza che a noi vengono presentate. Tutto l’atto creativo partecipa di questa bontà/bellezza originaria (vide che era bello). Dio si compiace nella bellezza di quello che ha creato. Questo è centrale. Per ritrovare questo compiacimento del Padre (il suo piano sull’umanità) dobbiamo riscoprire questa Bellezza, anche nelle sue manifestazioni parziali.

La salvezza in Cristo

Ma qual è l’atto più radicale di conformità alla volontà del Padre? Il sacrificio del Figlio, compiuto per salvare gli uomini e restaurare l’ordine originale della Creazione. Nel Cristo crocifisso risplende una bellezza potente perché in Lui la volontà del Padre viene significata nel modo più efficace. L’umanità può rifiutare (e, in effetti, in parte ha rifiutato) questo piano di salvezza. Quindi la bellezza spesso può essere deforme, che significa non conforme al piano del Padre. Occorre quindi riscoprire nel Sacrificio del Figlio l’esplosione di questa Bellezza originaria, una Bellezza che è paradossale ma che va meditata e vissuta. Gesù dice in Giovanni (12, 32) che quando sarà innalzato attrarrà tutti a se. Ecco la prima meditazione estetica che ci viene direttamente dalla parole del Salvatore. La bellezza di Cristo è quella che ci salva.

(Qui i precedenti articoli: n. 23)

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