sant'Agostino
sant’Agostino

 

di Aurelio Porfiri

 

Qualche tempo fa, camminavo nella mia città come uno straniero. Ero in uno di quei momenti della vita in cui ti vengono presentati i primi, pesanti, conti da pagare. E quel conto veramente non riuscivo a pagarlo. La bellezza lasciva di Roma mi ripugnava, mi sentivo come un amante illuso e abbandonato, pur sapendo che la verità era chiara fin dall’inizio. 

Camminavo nella zona che si affaccia sulla Stazione Termini, punto di arrivo e di partenza per milioni di persone che si abbeverano alla benevolente noncuranza con cui la città eterna ti accoglie. Mentre camminavo su quei sanpietrini consumati dal tempo, in un tempo in cui la solitudine era la mia sola compagna sperata, ho visto un viso familiare. Ho avuto due tentazioni: cambiare strada evitando l’incontro e chiamare questa persona, a me, per molte ragioni, cara. Ho optato per la seconda opzione. 

Lui, al vedermi, era estremamente sorpreso e curioso per la mia presenza lì. Sapeva che io vivevo all’estero in quel tempo e quindi non si spiegava la mia presenza. L’ho messo quindi al corrente della situazione che stavo vivendo e abbiamo così cominciato a parlare. Quest’uomo ha un significato importante nella mia vita, è stato per tanti anni il mio Maestro. Ora è morto da qualche mese. 

In effetti, come sapete, io sono principalmente un musicista, che poi ha anche tanti altri interessi. Ma la mia nazionalità è nella terra di Euterpe. Ora, quest’uomo non più giovane in quel tempo e anche lui provato da dolori difficili da sostenere, per com-patire il mio dolore, mi ha raccontato di come alcune cose riuscissero a trasfigurare il dolore in una dimensione più alta. Sapete, non è semplice. Si hanno rappresentazioni letterarie, musicali, pittoriche del dolore, che lo descrivono stupendamente, ma trasfigurarlo per una dimensione più alta, non è semplice. E lui mi ha fatto due nomi, subito da me accettati perché questi due personaggi già erano nel pantheon di coloro da me apertamente riconosciuti come modelli supremi. Uno è un musicista, il culmine del Rinascimento musicale italiano e uno dei vertici della storia della musica tutta: Giovanni Pierluigi da Palestrina, il principe della musica, i cui mottetti palpitano dei sentimenti più profondi e umani e li trascolorano in una luce palpabilmente invisibile; l’altro nome era anche a me estremamente familiare, fin dalla mia adolescenza, un nome che aveva nutrito ore e ore di letture e meditazioni; un grande peccatore ora santo, un faro per la teologia cattolica, un genio letterario: sant’Agostino. 

Sant’Agostino

Come fare a meno di occuparci di lui, pur se non volessimo? Sant’Agostino è uno dei giganti del pensiero umano, la cui scrittura ha realmente il potere di farti appoggiare sui concetti come fossero un tappeto per trasportarti in un mondo dove il dolore ha un senso che qui ci riesce difficile cogliere. Sant’Agostino inizia dove l’umanità finisce, egli si affaccia alla finestra dell’eternità e ce ne restituisce trepidanti bagliori.

Sant’Agostino è vissuto tra il 354 e il 430. Nato da una famiglia di religiosità varia: il padre non era un cristiano mentre la madre, Monica (anche lei futura santa) era una cristiana fervente. Il nostro Agostino diventa un dotto e sapiente nelle cose del mondo mentre nella vita privata non si faceva mancare le gioie del sesso senza pensieri e di una vita rilassata. Concepirà anche un figlio con una donna che lui prenderà come compagna e si concederà altre avventure nel regno dell’eros. A un certo punto della sua vita, quando aveva all’incirca 32 anni, una profonda crisi spirituale sconvolge la sua esistenza. Un anno più tardi verrà battezzato dal Vescovo di Milano, Ambrogio (altro grande santo). Da quel momento diviene uno degli apostoli più ferventi della cristianità, nonché uno dei più geniali, lasciandoci opere letterarie che ancora oggi sono imprescindibili per lo studio della spiritualità e della teologia. Una delle opere più straordinarie, un “best seller” senza tempo, è proprio il racconto della sua conversione: Le confessioni

Fra estetica e teologia

Il nostro santo è anche imprescindibile per lo studio del rapporto tra estetica e teologia. Egli si impossessa della lezione platonica, anche attraverso Plotino e la battezza nelle acque cristiane, facendone un modello per i teologi a venire. Io tenterò un percorso personale e spero interessante attraverso alcuni scritti del nostro santo, cercando di costruire un sentiero sospeso tra bellezza e teologia. Si badi bene: molti altri tenteranno percorsi agostiniani alla bellezza, li vedremo in seguito. Quello mio è un possibile percorso, non pretendo sia l’unico e non sarà possibile esaurirlo nello spazio di questo scritto. Ma sarà un cammino per alcuni versi esaltante, un cammino che ci permetterà di involarci per i cieli più densi del pensiero umano. 

 

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