Madonna del cardellino Raffaello
Madonna del cardellino Raffaello

 

di Aurelio Porfiri

 

Natura e classicità

 

Ora, bisogna cominciare a mettere tutto in prospettiva, una prospettiva che da quanto detto or ora penso sia già chiara. I greci, per la loro speculazione filosofica ed “estetica” si ricollegavano alla natura; i medioevali si ricollegavano invece proprio ai Greci. Umberto Eco ci dice che mentre per i primi si può parlare di fenomenologia della natura, per i secondi è corretto parlare di fenomenologia di una tradizione culturale (Art and beauty in the Middle ages, pag. 4).  Ma a cosa si riferivano esattamente i pensatori del medioevo quando parlavano di bellezza? “Quando gli Scolastici parlavano di bellezza, si riferivano con questo a un attributo di Dio. La metafisica della Bellezza (in Plotino, per esempio) e la teoria dell’arte erano in nessun modo relazionati. L’uomo “contemporaneo” mette un valore esagerato nell’arte perché ha perduto il senso per la bellezza intellegibile che i Neo-Platonici e i medioevali possedevano…qui ci stiamo occupando di un tipo di bellezza di cui l’estetica e’ ignara” (E.R.Curtius, European literature and the Latin Middle Ages, pag. 224 in U. Eco, op. cit., pag. 5). Quindi bisogna essere prudenti e tenere a mente questa fondamentale distinzione. Qui non si parla solo della bellezza in senso “estetico” (scienza che, di per sé, verra’ codificata molto più tardi). Qui la bellezza è un modo di essere di Dio. Ma come porre in relazione queste dimensioni? E’ difficile rispondere. Possiamo solo osare di carpire qualche brandello di senso viaggiando da un pensatore all’altro.

Il corpo e lo spirito 

San Metodio di Olimpo (+ 311) ci avverte che Cristo “si compiace della bellezza che è immateriale e spirituale” (Il banchetto delle dieci vergini, discorso 7). Come vediamo questa concezione della bellezza come immateriale e spirituale farà molta strada nel medioevo e influenzerà con più o meno veemenza un grande numero di pensatori. Ci troviamo all’opposizione fra corpo e spirito, fra materia e incorporeo. Certo non bisogna pensare che questa opposizione sia stata sempre così netta ma certo è esistita e ancora oggi i rivoli di questa concezione non cessano di farsi sentire. Questa opposizione fra corpo e spirito per quello che riguarda la bellezza sarà importante da tenere a mente, in quanto le concezioni della bellezza in un senso o nell’altro hanno poi influenzato pesantemente le idee estetiche e teologiche delle generazioni successive.

Il problema delle immagini

In effetti nel medioevo, per esempio, abbiamo anche un famoso problema con le immagini, una fase storica piuttosto complessa, un fenomeno che prende il nome di iconoclasmo. Con questo nome si intende quel movimento religioso che proibiva di venerare le immagini sacre, perché cosi’ facendo si sarebbe caduto nell’idolatria. Quindi un problema artistico non da poco. C’era anche chi si spingeva all’estremo, come varie sette eretiche che pensavano la materia essere in se stessa cattiva e quindi di conseguenza respingevano immagini e tutte le forme visibili del culto. Non possiamo qui dimenticare anche l’influenza del dualismo manicheo su questo modo di pensare ed agire. Quando preghiamo davanti ad una Madonna di Raffaello, veneriamo la Madonna o Raffaello? Per noi non c’è dubbio che è la Madonna l’oggetto delle nostre preghiere, ma il tranello che si cela fra l’estetico e l’estatico non deve essere sottovalutato, senza per questo andare a parare nell’iconoclastia. Come leggere un’opera d’arte? Il sopra citato Umberto Eco ci parla di tre possibili vie d’interpretazione riconducibili ai tre elementi “produttivi di senso” di un’opera d’arte: intentio autoris (il pittore, il compositore, l’architetto…), intentio operis (il quadro, il mottetto, la chiesa….), intentio lectoris (il fruitore del lavoro in questione). Attraverso quale di queste tre vie noi abbiamo la verità di un’opera d’arte? La risposta non è semplice e non va certo banalizzata in poche righe. 

 

(Le precedenti puntate le trovate qui)

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