Venere di Milo

Venere di Milo

 

L’assoluto e il relativo

 

In uno dei dialoghi sommi di Platone, La Repubblica, leggiamo: “Gli amanti delle recite e degli spettacoli”, spiegai, “apprezzano le belle voci, i bei colori, le belle forme e tutto ciò che viene prodotto con questi elementi, ma il loro animo è incapace di vedere e apprezzare la natura del bello in sé ”. È proprio così”, disse. “E non saranno rari coloro che riescono a giungere al bello in sé e a vederlo nella sua essenza?””E come!”.”Chi dunque riconosce l’esistenza di cose belle, ma non del bello in sé, e non è capace di seguire chi lo guida verso la sua conoscenza, ti sembra che viva in uno stato di sogno o di veglia? Rifletti su questo punto. Sognare non vuol dire forse che uno, sia nel sogno sia da sveglio, considera due cose che sono si assomigliano non solo simili tra loro, ma addirittura la stessa cosa?”” (V).  Insomma, come sarà infelice colui che scambia queste copie terrene per l’originale? Ecco l’idea implicita nel pensiero platonico.

Questo è meglio di quello

Il fatto di dare giudizi estetici su qualsivoglia cosa ci permette anche un’altra cosa importante, che è quella di classificare. Se diciamo che qualcosa è più bello di qualche altra cosa ciò significa che in noi c’è un criterio estetico che necessariamente si confronta anche con un criterio fuori di noi. Se io dico che questa scuola è meglio di quell’altra scuola, ciò significa che ho un idea assoluta di scuola che mi permette di classificare le singole idee relative. Così accade per la bellezza. Noi non possiamo con i nostri sensi fare nostra la Bellezza assoluta, ma riusciamo a gustare le manifestazioni particolari di questa bellezza. Eppure queste manifestazioni particolari ci rimandano ad un assoluto che non ci è possibile percepire qui.

Categorizzazione

Per fare questo, non è da dimenticare, bisogna mettere in conto il ruolo che ha la “categorizzazione”. Ciò significa che attraverso successive esperienze, il nostro cervello crea una specie di archivio in cui vengono poi confrontate tutte le nuove conoscenze. Quindi quando noi vediamo, ascoltiamo, odoriamo qualcosa, nella nostra fantastica mente si verifica un processo di confronto con precedenti sensazioni che danno come risultato il modo come noi gestiamo questa nuova esperienza. Così accade anche per la bellezza. Quindi il gusto per ciò che noi riteniamo importante e di valore va anche educato. Non perché molte persone non sanno apprezzare uno stile di musica liturgica più complesso e raffinato significa che esso va evitato, se veramente pensiamo che esso possa fare loro del bene. Il loro gusto è frutto del processo di categorizzazione vissuto all’interno di una specifica cultura che è pesantemente condizionata dal baillamme massmediatico. Quindi se non si percepisce immediatamente la bellezza nelle sue forme più sublimi che la Tradizione ci ha lasciato, ciò non è colpa della bellezza in sé ma della atmosfera culturale che può favorire o impedire questa fruizione. L’operatore pastorale serio ne deve tener conto.

La vera conoscenza

Ma, tornando a Platone, ora dobbiamo rimarcare un punto già precedentemente affrontato. Quando diamo un giudizio estetico ciò significa che esiste un valore assoluto a cui fare riferimento. Se esso non ci fosse ogni giudizio di valore lascerebbe il tempo che trova. Quindi ciò ci riporta alla necessità dell’esistenza delle forme essenziali. La conoscenza vera è quella che ci mette in grado di riconoscere le forme ideali nelle loro incarnazioni terrene. Questo concetto platonico, lo ritroveremo anche in ambito cristiano. Noi siamo sempre chiamati a riconoscere l’opera di Dio nella Creazione, la Bellezza assoluta (che è Dio) nella bellezza relativa (che è il creato). La nostra vita è un aspirare alla conoscenza perfetta, e questa, secondo Platone, la dà solo la filosofia.

Amore platonico

Questa filosofia che ci dice qualcosa di importante anche sull’Eros. Esso, se veramente ben diretto, è esclusivamente puntato alla conoscenza della vera Bellezza. L’amore fisico, la sessualità, secondo questo pensiero, sono una forma degradata dello stesso, una sua interpretazione non confacente. Ecco cosa significa quando sentite la frase “amore platonico”. Un amore che trascende il piacere sessuale per più alti traguardi. L’amore, come impariamo dal Fedro di Platone, è anche divina follia. Perché follia? Perché esso si sente spinto a raggiungere la bellezza ma il corpo umano imprigiona questa voglia di assoluto.

Bella e terribile

L’arte, per Platone è bella e terribile, o forse è terribile in quanto è bella. Essa ha un potere immenso sulle persone e questo potere, come visto sopra, porta con sé anche un pericolo, che è quello di pervertire gli animi. La bellezza va gestita, in modo che essa non sia un’”arma di distruzione di massa” ma un elemento importante nella formazione del carattere, specialmente per le giovani generazioni. Sul peso dell’arte ci sarà poi una posizione di Aristotele che attraverso il concetto di catarsi, in un certo senso, vorrà correggere alcune posizioni del suo maestro Platone. Ma la concezione di Platone sarà grandemente influente sugli sviluppi futuri, su cui ci soffermeremo in seguito,  dell’estetica, della filosofia e della teologia.

 

 

(Le precedenti puntate le trovate qui)

 

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