
di Sabino Paciolla
Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha accusato il Vaticano di applicare un doppio standard dannoso, sostenendo che i continui appelli al dialogo e al rispetto sono applicati in modo selettivo e troppo spesso negati agli stessi fedeli cattolici. In una recente intervista con Michael Haynes di Pelican+, Müller ha affermato che gli attuali approcci hanno approfondito la divisione invece di sanarla. Lo si può leggere nell’articolo che lo staff de The Catholic Herald ha pubblicato il 23 dicembre scorso con il titolo: “Cardinal Müller on dialogue, tradition and the Church’s internal tensions”.
Le sue osservazioni giungono nel contesto del dibattito sulla restrizione della Messa tradizionale in latino, decisa da Papa Francesco. Il cardinale tedesco ha giudicato «non molto positivo» che il Pontefice abbia soppresso il rito tridentino «in modo autoritario». Ha aggiunto che Papa Francesco ha «ferito e commesso un’ingiustizia accusando tutti coloro che amano la forma più antica del rito di essere contrari al Concilio Vaticano II in modo generico, senza alcuna giustizia differenziata nei confronti dei singoli individui».
«Il modo in cui la Chiesa ordina le sue priorità rivela ciò che crede riguardo alla verità, all’autorità e alla persona umana, e se la dottrina è qualcosa da vivere e insegnare, o da gestire e mettere da parte. L’attuale tensione riguarda quindi meno la liturgia o la personalità che un cambiamento nella cultura ecclesiale, in cui l’immagine e il gesto sostituiscono sempre più la coerenza teologica», scrive l’autore dell’articolo.
Müller ha enfatizzato che l’unità della Chiesa non può basarsi su misure coercitive: “Non abbiamo un sistema di polizia nella Chiesa, e non ne abbiamo bisogno”. Ha ribadito che “il Papa e i vescovi devono essere buoni pastori”.
Il cardinale ha denunciato esplicitamente il doppio standard: «Parlano continuamente di dialogo e rispetto per le altre persone», aggiungendo che «quando si tratta dell’agenda omosessuale e dell’ideologia di genere, parlano di rispetto, ma verso la loro stessa gente non hanno alcun rispetto».
Queste critiche non sono mera nostalgia conservatrice, ma una diagnosi di un problema più profondo: un cambiamento nella cultura ecclesiale dove immagine, gesto e impegno performativo con il mondo moderno prevalgono sulla coerenza teologica e dottrinale. Il pericolo, secondo Müller, è che la Chiesa, nel dialogare con il mondo, rischi di dimenticare se stessa, trattando la dottrina come un imbarazzo e la tradizione come un peso. La credibilità della Chiesa, conclude l’analisi, si basa sulla sua capacità di essere riconoscibilmente e senza scuse cattolica.
Sostieni il Blog di Sabino Paciolla




















Scrivi un commento