Losito Rosanna (sin.) serata a Bari documentario Invisibili 13 03 2023
Losito Rosanna (sin.) durante la serata a Bari per la proiezione del documentario “Invisibili”, 13 03 2023

 

 

di Sabino Paciolla

 

Qualche giorno fa si è tenuta a Bari la proiezione del documentario “Invisibili”, seguita da un dibattito. E’ una iniziativa lodevole che sta riscuotendo notevole consenso e partecipazione in tante città Italiane. E’ quello che è avvenuto anche a Bari. L’evento ha visto la partecipazione di circa 350 persone. L’iniziativa è stata promossa dal sindacato di base  Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali (F.I.S.I.).

Rosalba Losito, Referente regionale di FISI, molto attiva e organizzatrice dell’evento, ha aperto la serata presentando i partecipanti tra cui Ciro Silvestri, segretario vicario del sindacato FISI, il quale ha osservato come sia alquanto strano che sia un sindacato ad occuparsi della tutela della salute dei cittadini. Ma questi tre anni ci hanno insegnato, ha continuato Silvestri, che quello che non fanno le istituzioni devono farlo i cittadini, dal basso.  

Il video della registrazione della serata, caricato su YouTube, è stato ovviamente subito oscurato. Un tale incontro non può essere pubblicizzato, almeno questo pensano i poteri forti che hanno stabilito una sorta di Ministero della Verità che stabilisce cosa il popolo può vedere e cosa no. Per lorsignori i danneggiati da vaccino COVID non devono esistere, devono essere, appunto, “invisibili”. Il documentario lo potete comunque vedere qui su Facebook (almeno per il momento). 

Il documentario è stato prodotto da Alessandro Amori, titolare di Master Movie. Paolo Cassina, regista di “Invisibili”, presente in sala virtualmente mediante un video, ha spiegato che la finalità del documentario è quella di portare all’attenzione dei cittadini italiani le drammatiche testimonianze di persone che hanno seguito da bravi cittadini le indicazioni delle istituzioni di vaccinarsi contro il SARS-COV-2 ma che dopo aver subito pesanti eventi avversi si sono sentiti abbandonati, considerati quasi dei reietti, testimoni di eventi di cui non si deve né parlare né sapere nulla. Con questo documentario si vuole invece sensibilizzare il pubblico sugli eventi avversi post vaccinazione affinchè quello che è accaduto con i vaccini COVID non si ripeta nei prossimi anni per altri futuri prodotti.

Il filmato è ben fatto, drammatico e a tratti commovente, soprattutto perché in molte circostanze gli effetti collaterali, anche gravi, fino al decesso, hanno interessato i giovani. Inutile descrivere le testimonianze perché è bene che si vada a vedere il documentario in sala, insieme agli altri, sul grande schermo nel raccoglimento del silenzio e dell’oscurità. E si approfitti del dibattito che segue sempre la proiezione.

Accenno al dott. Alberto Donzelli, coordinatore della commissione medico-scientifica indipendente, che nel documentario è stato illuminante e chiaro, portando numeri e statistiche per gli eventi avversi o per la mortalità in eccesso, questi ultimi ripresi, ad esempio, dalla banca dati ufficiale della comunità europea Euromomo. La commissione medico-scientifica indipendente ha chiesto l’apertura di un tavolo di confronto e approfondimento alle istituzioni sanitarie nazionali ma da queste non c’è mai stata una risposta.

Dopo la proiezione del documentrio sono state presentate in sala delle testimonianze di danneggiati dal vaccino. Personalmente sono rimasto molto colpito perché si prova sempre un certo contraccolpo quando si passa da una testimonianza vera ma in video ad una vera ma in carne ed ossa. Mi ha fatto molto impressione vedere l’incedere insicuro e con poco equilibrio di uno dei danneggiati. 

E’ seguito poi il dibattito.

L’avv. Giuseppe Angiuli, uno dei relatori, per illustrare il clima oppressivo e distopico che stiamo vivendo, ha ricordato quello che diceva George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair, scrittore, giornalista, saggista, attivista e critico letterario britannico: “‘Quando si cambia il senso letterale delle parole vuol dire che si sta entrando in un regime autoritario’”. “Ben vengano queste iniziative perché, facendo circolare un po’ di acqua fresca, credo che un effetto immunizzante da una incipiente dittatura lo producano”.

Da avvocato ha portato la sua esperienza dicendo che ha assistito e difeso parecchie persone, principalmente del settore sanitario e delle forze dell’ordine, nei confronti delle istituzioni riguardo l’obbligo vaccinale. Ha detto pure che è rimasto profondamente deluso dalla mancata o limitatissima reazione degli addetti del settore scolastico. 

Ha sottolineato l’assurdo e falso dogma che è stato propalato ai cittadini di tutto il mondo dal potere di “credere nella scienza”, una autentica idiozia, perché la scienza non è un postulato di fede, non è una religione. La scienza, ha continuato Angiuli, inizia a morire quando c’è o si sviluppa quella uniformità di vedute, quel conformismo, che portano a censurare le voci libere e critiche, a silenziare le domande scomode per il potere. La cosa curiosa è che questa dittatura incipiente, questo sistema totalitario, hanno preso campo soprattutto nel mondo medico-scientifico dove le voci libere non mancano, ma che non hanno potuto avere la dovuta dignità e autorevolezza. In sostanza, sono state messe a tacere.

A dimostrazione di questa incipiente dittatura, l’avv. Angiuli ha detto che gli sono capitati casi di infermieri sospesi dal lavoro pur in possesso del certificato di esenzione. Chiara manifestazione di oltraggio allo stato di diritto. 

Angiuli, in proposito, ha anche portato l’aria che si respira nelle aule dei tribunali. I giudici, ha detto, nel respingere i ricorsi si trincerano dietro una sorta di “riserva di scienza”, parole testuali usate nell’ottobre 2021 al Consiglio di Stato, presieduto da Franco Frattini, già deputato. Infatti, ragionano i giudici, se dal mondo scientifico ci vengono forniti dati uniformemente omogenei di efficacia dei vaccini contro la COVID-19, con effetti avversi tutto sommato tollerabili e contenuti, noi non possiamo che sottostare alla autorevolezza di questi dati in quanto non ci è possibile metterli in discussione non avendo noi i mezzi specifici di conoscenza. Questo modo di ragionare ha creato una sorta di muro invalicabile. Infatti, ha proseguito Angiuli, tutti i ricorsi presentati davanti ai TAR non sono stati neanche letti dai giudici visto che il massimo organo della giustizia amministrativa, “il Consiglio di Stato, si è espresso in modo lapidario” finendo per identificare il ‘cartello’ di Big Pharma come “LA scienza” tout court. Una situazione orwelliana. 

Un’altra amara constatazione che l’avv. Angiuli ha fatto presente è stata quella di non aver potuto fare affidamento sui medici per le consulenze tecniche finalizzate alla certificazione del danno da vaccino. Essi hanno opposto un rifiuto aprioristico perché, ha detto Angiuli, la loro mente è “assiomatica”, cioè affetta da netta e assoluta convinzione che il vaccino non possa far danno alcuno. L’aiuto è venuto invece dai biologi e dai chimici farmaceutici. Si potrebbe avere anche il miglior avvocato, ha precisato Angiuli, ma se non c’è un medico che attesta il nesso di causalità tra il vaccino ed il danno ricevuto non si va da nessuna parte, egli non potrà mai farsi ascoltare da un giudice. Per questo Angiuli ha pubblicamente espresso il suo plauso per i medici delle terapie precoci domiciliari perché hanno operato con coraggio, curando i pazienti, in un mondo connotato da una dittatura sanitaria. Per questo è di capitale importanza portare alla conoscenza dell’opinione pubblica, e quindi dei giudici, tutti gli studi ed i dati di ricerca scientifica e di registrazione statistica sanitaria dei danni da vaccino. 

Infine, l’avv. Angiuli, ha ricordato che la legge del ‘92 che stabilisce l’indennizzabilità per i danni subiti stabilisce il termine di tre anni per richiedere il risarcimento dal momento della presa di coscienza del danno subito. 

Successivamente è stato il turno del dott. Giovanni Grilli, medico specialista in igiene e medicina preventiva, già direttore di un ospedale, il quale è diventato nel tempo convinto operatore delle terapie domiciliari dopo aver maturato alcune certezze. 

La prima certezza è stata che le misure che venivano prese durante la cosiddetta pandemia non erano né di igiene né di prevenzione ma semplicemente politiche. La conferma di ciò è venuta in questi giorni quando abbiamo appreso da documenti riservati che Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, e portavoce del Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza epidemiologica dal Coronavirus, prima di andare in TV concordava con Roberto Speranza, all’epoca Ministro della Sanità, quello di cui doveva o poteva parlare, in ossequio alla linea politica del Governo che impediva di comunicare dati sanitari reali troppo positivi poiché questi avrebbero ostacolato o impedito il prolungamento delle misure massimaliste e restrittive (lockdown) sulla popolazione. Alla faccia del “fidatevi della scienza”! Era la politica che dettava e gli scienziati che, ubbidendo con mansuetudine, ripetevano.

La seconda certezza è che, essenzialmente, il paziente, di solito un anziano, non veniva curato ma abbandonato a sé stesso. Si lasciava che il paziente si aggravasse per poi trasferirlo in ospedale dove, quando oramai era troppo tardi, veniva curato con un trattamente medico che avrebbe dovuto essere iniziato da subito e a casa. L’esito, nella grande maggioranza dei casi, è stato il decesso del paziente. 

Terza certezza è stata quella di essersi reso conto che il vaccino era stato sperimentato solo per due mesi e che, inoculato su larga scala, veniva di fatto sperimentato su tutta la popolazione in tempo reale. In poche parole, stava avvenendo la più imponente sperimentazione su larga scala della storia della medicina e dell’umanità. Una cosa mai avvenuta.

E’ intervenuta poi la dott.ssa Giuseppina Renzulli, anatomopatologo. Ha precisato subito la differenza tra la figura dell’anatomopatologo e quella del medico legale. Ambedue si occupano di autopsie, con il primo, l’anatomopatologo, che effettua le autopsie a seguito di morte naturale, e il secondo, il medico legale, per quella dovuta ad un reato. Ha precisato anche che il referto delle autopsie per morti naturali viene messo nella cartella clinica che è a libera disposizione dei parenti del deceduto. Al contrario, il referto delle autopsie effettuate dal medico legale è invece richiesto dai magistrati ed è difficile da ottenere. Date le morti da COVID, che sono ovviamente per causa naturale, la logica avrebbe voluto che le autopsie dovessero essere fatte nella quasi totalità dei casi dagli anatomopatologi, e, invece, sorpresa, è stato stabilito che le autopsie le avrebbero dovute fare i medici legali. Chissà perché.

Un gruppo di ricercatori delle Università di Foggia, Catanzaro e Catania, ha detto la Renzulli, hanno studiato circa 10.000 lavori scientifici sulla COVID prodotti nel primo e secondo anno della pandemia e, nuova sorpresa, hanno rilevato che le autopsie effettuate sono state solo 7, dicasi SETTE. Stando così le cose, la dott.ssa Renzulli ha sottolineato con grande enfasi come in questo periodo vi sia stato un “lockdown della scienza. La scienza non è proprio esistita, vi è stato un buco nero”. Quindi, ha proseguito, tutte le decisioni che sono state prese, a detta delle autorità, “in nome della scienza” sono state in realtà prese in nome dell’ASSENZA della scienza, ossia del potere politico. Ed è chiaro che se non si indagano le cause di morte di una malattia non è poi possibile cercare la terapia adatta a contrastare quella causa di morte. Curiosamente, è stato solo grazie alla disobbedienza di alcuni anatomopatologi che, avendo effettuato di nascosto delle autopsie, è stato possibile cominciare a capire le principali cause di morte (polmoni pieni di trombi) della COVID-19 e a trovare le prime terapie, ad esempio quella che comprende l’uso dell’eparina che, come noto, contrasta i trombi.

La dott.ssa Renzulli ha quindi detto che quello che è avvenuto con i decessi da COVID sta ora avvenendo con i decessi correlati ai vaccini COVID. Perché, si è chiesta, non vengono effettuate le autopsie dei deceduti post vaccinazione, se non in rari casi? Eppure le morti correlate a vaccino COVID sono migliaia (tra segnalate e non segnalate ad AIFA). L’autopsia delle morti da vaccino permetterebbe di trovare una cura che potrebbe contrastare gli effetti vaccinali collaterali, evitando quelli tragici come la morte.

Nonostante l’alto numero di eventi avversi (si parla di centinaia di migliaia solo in italia), causati da vaccino basato sulla nuova tecnologia a mRNA o a DNA, accaduti a tantissime persone, stranamente, non si procede a contattarle in modo da studiarle con il fine di capire perché nei loro corpi quel particolare prodotto, chiamato vaccino, ha genetato quel determinato effetto collaterale. Ciò permetterebbe di evitare di arrecare ulteriori danni ad altre persone. Vi sono, ad esempio, ipotesi scientifiche secondo cui quel’mRNA, interagendo con il codice genetico della cellula mediante trascrittasi inversa, potrebbe indurre la produzione di proteina spike tossica per un lungo periodo di tempo. Ma se non si studia la malattia da effetto collaterale non si potrà mai interrompere la lunga serie di eventi avversi, compresi quelli più nefasti. 

Durante la serata, da Parigi si è collegato il prof. Joseph Tritto il quale è stato tra i primi, insieme al premio Nobel Luc Montagnier, a parlare di un virus non naturale ma ingegnierizzato in laboratorio con il fine di colpire la cellula umana. Per far ciò, esso è stato appositamente potenziato (gain of function) dal punto di vista sia della CONTAGIOSITà E dannosità sia della letalità. Tritto ha detto che oramai l’idea che quel virus non sia naturale ma che sia uscito da un laboratorio è diventata sempre più diffusa tanto che, ultimamente, anche l’FBI ha comunicato di esserne convinta. Secondo Tritto, il SAS-COV-2 è l’ultimo dei 9 virus che sono stati creati a Wuhan dal 2015. Questo virus è particolare in quanto presenta inserti totalmente artificiali inseriti sulla matrice originale del virus per potenziarne la virulenza facendolo diventare, ipso facto, un’arma biologica. Questa, ha detto Tritto, è la pura verità. 

Le autorità americane, che hanno investito notevoli fondi su alcuni progetti realizzati nel laboratorio di Wuhan, hanno quindi difficoltà a giustificare quello che è avvenuto. Tra l’altro, il laboratorio di Whuan è dell’OMS, anche se la responsabilità della fuga del virus è dei cinesi. Per tale ragione, la responsabilità prima della creazione di virus chimerici, cioè non esistenti in natura, è dell’OMS. 

Quando il virus è uscito dal laboratorio, ha continuato Tritto, è venuto fuori in due cloni della stessa matrice, con il primo, diffuso in quantità pari al 70%, più letale e l’altro, al 30%, più contagioso. Con il tempo, e grazie alle innumerevoli mutazioni, la situazione si è invertita. A complicare le cose è stato il fatto che dal laboratorio di Wuhan sono usciti i due cloni ma non la matrice originale. Se infatti fosse uscita la matrice originale sarebbe stato più facile produrre un vaccino o un farmaco che curasse la malattia.

Il prof. Tritto ha poi detto che dopo che il virus è uscito dal laboratorio, i cinesi hanno chiesto agli americani di far sparire le prove che certificavano che in quel laboratorio si stava costruendo un’arma biologica.

Infine, Ciro Silvestri, segretario vicario del sindacato FISI, ha parlato di un altro grave rischio per la libertà che si profila all’orizzonte: quello legato all’OMS. Questo è un organismo nato dopo la Seconda guerra mondiale, istituito per tutelare la salute individuale vigilando sulle strutture sanitarie nazionali con il fine di evitare che si ripetesse quanto avvenuto sotto il regime nazista con le sperimentazioni sulle persone, realizzate contro la loro volontà. Tale organismo era inizialmente finanziato solo dagli stati. Nel corso del tempo, però, i maggiori finanziatori sono diventati i privati e, segnatamente, le case farmaceutiche o organismi ad esse connessi, con evidenti interessi privati che possono essere estranei alla tutela della salute personale. Successivamente, cosa ancor più grave, l’OMS ha cambiato il suo statuto in modo tale che lo trasformasse da organismo al servizio degli stati ad autorità che si impone al di sopra degli stessi. Con il nuovo statuto, sarà l’OMS a decidere quando saremo in presenza in pandemia e quando no, a dettare al singolo stato cosa potrà o dovrà fare, quali approvvigionamenti effettuare, ecc. Si capisce subito la rischiosità delle manovre messe in atto per la democrazia in quanto il potere viene avocato da organismi burocratici non eletti dai cittadini. Queste azioni porteranno alla pesante limitazione della libertà operativa sia degli stati sia dei cittadini. A tali rischi si aggiungeranno anche quelli connessi alla istitutenda identità digitale. Il rischio che si corre è che chi si doterà di identità digitale “esisterà” e chi non lo farà sarà inesistente, “invisibile”, poiché non potrà accedere a servizi offerti dallo stato. Una sorta di “green pass” all’enneima potenza. Il segretario FISI ha precisato infine che gli unici che si stanno opponendo a queste manovre lesive della libertà personale sono i sindacati di base, tutti gli altri stanno dimostrando di essere …

 


 

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