Padre Guilherme Peixoto alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona 6 agosto 2023
Padre Guilherme Peixoto alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona 6 agosto 2023

 

11 agosto 2023

Santa Chiara

 

di Jacob Netesede

 

Probabilmente sono troppo ambizioso, ma desidero rendere, nientedimeno, un servizio alla vita umana.

Come? Secondo una intuizione di Romano Guardini: “restituire chiarezza alle parole snaturate dall’indifferenza dell’uso quotidiano significa rendere un servizio alla vita umana”.

Sta di fatto che sono, anche per educazione ricevuta in giovinezza, appassionato di musica, quasi tutti i generi, epoche e provenienze.

Mi appassiona, ad esempio, l’intreccio di melodia e armonia con il testo scelto dall’autore.

Condivido questa passione con miliardi di persone.

Una, in particolare, mi ha insegnato ad andare a fondo a questa passione e scriveva: “Nessuna espressione dei sentimenti umani è più grande della musica. Chi non è toccato da un concerto di archi, come si può essere insensibili dinanzi ai colori di una sonata per pianoforte? Sembra il massimo. Eppure, quando sento la voce umana”.

Quindi si capisce che non è solo svago, divertimento… è roba seria, quantomeno per me.

L’appartenenza non è un insieme casuale di persone / non è un consenso a una apparente aggregazione / l’appartenenza è avere gli altri dentro di sè”. Che suggestione in queste parole di Giorgio Gaber! In un popolo sempre il genio illumina aspetti dell’esistenza, assicurando a tutti e a ciascuno una più matura coscienza delle evidenze e delle esigenze elementari del cuore”, ecco Don Giussani commentare Gaber e cosí valorizzarlo.

“Valorizzare”, cioè dar valore, porre in rilievo qualcosa, svelarne il senso, il nesso con tutto e con ciascuno.

Valorizzare un canto, una musica consapevoli di quel che si sta facendo: “siamo tutti chiamati al canto corale, se non alla danza, e per sempre: i beati sono degli esseri musicali, la loro lode implica un’inventività tanto ricca quanto la creazione di nuovi mondi. È quanto dicono i salmi di Davide: «Con tutta la vostra arte, sostenete la lode»” (F. Hadjadj).

Valorizzare cioè utilizzare la propria autorevolezza, la propria paternità e scegliere, tra la miriade di musiche, canti, brani, testi, melodie… proprio quella, indicando quel punto, come indicando una fessura nella roccia da cui passa la luce (…e grazie Leonard, “There is a crack, a crack in everything, That’s how the light gets in”).

Nel giorno di Santa Chiara mi imbatto in questo video https://www.youtube.com/watch?v=8Iruq7b34xI .

Ho subito pensato che in una data a me significativamente familiare, mentre era in vacanza con degli amici, Tim Bergling si è suicidato con il vetro di una bottiglia rotta.

Non lo conoscevo come Tim ma come Avicii, il nome che si era scelto.

Avicii, che in sanscrito indica l’ultimo livello dell’inferno buddista (…che razza di nomi ti scegli Tim?), era DJ e produttore musicale di enorme successo planetario e quella mattina non aveva ancora compiuto 29 anni.

Ecco le parole che Tim -in arte Avicii ha scritto nel suo diario il giorno prima di suicidarsi: “La perdita dell’anima è l’ultimo legame prima di ricominciare”.

Tim aveva 28 anni quando, all’apice del successo che la musica gli ha garantito, idolatrato, imitato, inseguito e desiderato da schiere di giovani, ha deciso di “ricominciare”.

Al minuto 18.40 del video in arrivo da Lisbona, ai piedi di un altare, al sorgere del sole, tra un rutilar di vescovi a scattare selfie, ecco le note e le parole di The Nigths di Avicii: “My father told me … He said, “One day, you’ll leave this world behind / So live a life you will remember” / My father told me when I was just a child / “These are the nights that never die” / My father told me / “These are the nights that never die” / My father told me”.

Non mi soffermo sul fatto che sia, ovviamente, sbagliato giudicare l’intera GMG per 28 minuti di DJ set all’alba, che sicuramente il buon Dio opera il bene per vie misteriose ed incomprensibili e che, prima e dopo il DJ set, i giovani abbiano potuto ascoltare cose meravigliose: tutto splendido, tutto vero -spero- ma non è questo il punto.

Certo, il fatto che, indistintamente, i versi di Avicii siano stati mixati con frasi di un Papa Santo e con altre melodie panteiste, mi è sembrata la prova dell’indifferenza di cui parla Guardini… ma, lo ripeto, il punto è un altro.

Il punto lo indica il testo di Avicii: cosa ti ha detto tuo padre? E chi è tuo padre?

Aveva 18 anni Chiara, quando, decisa di consacrarsi al suo Signore, si presentò a Francesco per comunicargli il suo ardente desiderio di ritirarsi dal mondo.

Francesco riconobbe in questa ragazza la chiamata di Dio e la confermò nel suo proposito di consacrare a Gesù Cristo la sua verginità.

Chiara fuggì dalla casa paterna (…dove non c’era tutto questo entusiasmo per la scelta) e si portò alla chiesa di S. Damiano in cui Francesco, assistito dai suoi monaci, le tagliò i capelli e la rivestì del ruvido saio di penitenza di cui egli era già ricoperto.

Francesco aveva intuito poco tempo prima chi fosse suo padre, ora era il turno di Chiara.

Parlo di musica perché sento l’urgenza di uomini che sappiano riconoscere in un giovane il germoglio di un santo, cioè sento l’urgenza di padri.

Adulti che sappiano vedere in un adolescente lo sbocciare di un uomo capace di cose grandi, di santità: capace di fedeltà dove tutti tradiranno, di castità dove tutti si corromperanno, di generosità dove tutti ruberanno, di sacrificio dove tutti poltriranno, di amore, dove tutti odieranno.

Non riconoscendo questo anelito alla grandezza nei ragazzi che ci sono affidati, li stiamo disprezzando.

E, a mio avviso, li disprezziamo perché disprezziamo noi stessi.

Noi che ci percepiamo troppo deboli per essere casti e fedeli, troppo pigri per dare la vita, troppo comodi per abbracciare la croce, non abbiamo più il coraggio di chiedere questo ai nostri figli.

Fosse vero per noi, lo sentiremmo vero per loro.

Invece no: ci raccontiamo che dobbiamo andare incontro ai giovani, fare proposte che siano adeguate alla loro fragilità, alle loro mode, ai loro gusti… perchè sennò scappano (come fossimo in cerca di followers più che di uomini).

Non potrebbero certo sopportare 20 minuti di lodi (magari in latino, che tutti potrebbero usare convenuti da ogni parte del mondo…), questo li allontanerebbe da Cristo, sarebbe noioso, fuori tempo, lontano dalla vita quotidiana: noi li portiamo a Cristo sparando Avicii a tutto volume!

Che poi, detto tra noi, fossi giovane odierei questo trucchetto: mi avvicini fingendo di propormi il mondo per poi fregarmi e rifilarmi la castità? (… e comunque per avere un DJ set migliore per qualità, suono, ritmo e coinvolgimento, vado altrove…).

Eppure cosí ragionano molti adulti: dobbiamo rendere più semplici gli esami, ridurre il carico di lavoro, evitare che incappino in qualche ostacolo, evitare che aspettino troppo ciò che chiedono, evitare che soffrano per un no o per un rifiuto; e poi dobbiamo rendergli tutto più semplice, a portata di mano, piacevole, soprattutto piacevole!

Persino alcuni uomini di Chiesa si piegano a questo dogma: non loro devono venire verso di noi, diventando adulti: noi dobbiamo andare verso di loro, ritornando noi stessi adolescenti.

Insomma colgo uno iato profondo tra il valorizzare il genio che illumina aspetti dell’esistenza, assicurando a tutti e a ciascuno una più matura coscienza delle evidenze e delle esigenze elementari del cuore e la proposta non giudicata o commentata di un sacerdote che ai piedi di un tabernacolo lancia The Nights.

Adulti che non sanno più insegnare dei veri canti ai figli, che non sono educati alla bellezza al punto di saper cogliere il genio e valorizzarlo nella musica che propongono, rischiano di condannare il mondo ad una triste cacofonia.

Dobbiamo iniziare a voler giudicare anche la musica che ascoltiamo: l’indifferenza dell’uso quotidiano ci porta a perdere il senso di quel che ascoltiamo.

Eppure l’uomo partecipa del carattere dell’assoluto, come insegna Romano Guardini, nella misura in cui lo vuole, “quanto più è risoluto e ardente è il suo anelito al bene”.

L’appartenenza non è un insieme casuale di persone / non è un consenso a una apparente aggregazione… riconosciamo l’ardente anelito di ogni giovane alla santità.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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