Guerra-Russia-Ucraina

 

 

di Lucia Comelli

 

Per capire la verità sulla guerra in Ucraina, entrata in una fase radicalmente critica, il giornalista italiano che vive in Florida, Roberto Mazzoni, sta presentando sul suo canale (mazzoninews.com) una serie di testimonianze di esperti molto qualificati in materia militare e politica, come i due ufficiali protagonisti del video sottostante. Il filmato[1] è stato realizzato dal col. Daniel Davis[2] in collaborazione con il col. Douglas Macgregor. Questi ha lavorato – durante la presidenza di Donald Trump – come consulente speciale del Ministero della Difesa: si tratta di un veterano pluridecorato, autore di testi di strategia, e oggi amministratore delegato di Our Country, Our Choice[3]. L’ufficiale, quindi, parla basandosi sull’esperienza diretta del mondo politico gravitante attorno all’esercito americano e dei contatti di cui ancora dispone all’interno della NATO e delle forze armate statunitensi.

Malgrado convincimenti politici leggermente diversi – Macgregor è legato in certa misura al partito repubblicano, Davis appare invece più spostato verso il centro – i due personaggi stanno facendo fronte comune, assieme ad altri, per contribuire a cambiare la direzione politica intrapresa dagli Usa con la guerra in corso, che giudicano del tutto insensata. Il dialogo tra loro inizia con alcune osservazioni di Davis sulla situazione reale del conflitto e quindi con una domanda cruciale al suo interlocutore: La guerra tra Russia e Ucraina sta entrando nella fase finale?

I nostri leader (l’amministrazione degli Stati Uniti, della NATO e dell’Ucraina) – osserva il conduttore – stanno ancora parlando di resistere nel 2024, di ricostruire la capacità bellica ucraina, e poi tornare all’offensiva nel 2025” […] Ma le prove sul terreno, non convalidano questa eventualità e, del resto: “molte delle ipotesi che la NATO ha fatto in passato si sono rivelate disastrosamente sbagliate. Sullo schermo vedete solo alcuni degli attacchi più recenti che la Russia ha sferrato con missili a lungo raggio in tutto il territorio dell’Ucraina: la difesa aerea degli ucraini è stata messa fuori uso quasi integralmente […] sono sempre più incapaci di fermare gli attacchi dei russi, più numerosi e molto più efficaci che in passato […] l’Ucraina sta esaurendo le munizioni, gli uomini, le attrezzature, la logistica e la capacità di manutenzione […] La Russia sta facendo l’esatto opposto, sta aumentando la sua forza combattente e le sue scorte di munizioni e la sua capacità industriale continuano a progredire … Negli ultimi giorni, lungo tutta la linea del fronte, ci sono almeno cinque diversi punti in cui la Russia ha condotto un’offensiva strisciante che ora sta iniziando ad acquistare velocità … nella grande città settentrionale di Kharkiv[4] [la seconda città ucraina per popolazione] molte persone hanno iniziato ad evacuare diretti a sud”.

Macgregor concorda con Davis sul fatto che quella in atto sia la fase finale del conflitto, i russi – posti nell’impossibilità di trattare – hanno abbandonato la cautela iniziale:

“Quello che abbiamo visto in passato è stato un tipo di attacco condotto in modo molto deliberato, perché a Mosca c’è sempre stata la speranza di avere un partner negoziale in Occidente, che fosse europeo o americano, o preferibilmente entrambi. Penso che la leadership di Mosca credesse davvero che, muovendosi con cautela, avrebbe trovato qualcuno con cui parlare. Ora tale aspettativa è stata abbandonata […]  E così, quello che stiamo vedendo è l’aumento degli attacchi di precisione a lungo raggio contro l’intera rete elettrica, contro tutte le fonti di energia […] i trasporti, gli arsenali, i depositi di munizioni […]  Una volta che avranno spogliato ed eliminato tutta la difesa aerea e la produzione di energia degli ucraini […] la popolazione, che non può sopravvivere in quelle condizioni, e se ne andrà.

I russi non vogliono, infatti, farsi strada combattendo nelle strade di città piene di civili e non vogliono avere a che fare con attacchi da postazioni elevate: l’attacco dall’alto, infatti: ha dimostrato di essere lo sviluppo decisivo della ‘rivoluzione’ nelle questioni militari a tutti i livelli: tattico, operativo e strategico”. Nel frattempo: gli ucraini stanno cercando di trasformare Kiev in una nuova Stalingrado.  I russi preferirebbero proprio non andarci. Vorrebbero ancora un governo ucraino con cui trattare:

Il problema per i russi a questo punto è che non rimane molto del governo ucraino, la struttura militare si sta sgretolando e la popolazione si è veramente stufata: se si guardano i sondaggi privati, non ufficiali, che stanno conducendo nell’Ucraina occidentale, vale a dire ad ovest del fiume Dnepr, tutti gli intervistati vogliono la fine del conflitto. Quindi gli ucraini sono davvero allo stremo, ed è per questo che inviare denaro laggiù a questo punto, fatto salvo per gli aiuti umanitari, non ha assolutamente alcun senso

Gli attuali attacchi a lungo raggio dei russi – continua Macgregor – sono preparatori di un’offensiva finale che si preannuncia inarrestabile:

“fino a fine aprile, il terreno non sarà abbastanza solido per sostenere la pressione delle forze corazzate pesanti che invieranno. Quindi, […] quando a maggio i russi daranno il via alle più grandi offensive, non ci sarà più nulla che possa fermarli”. Distrutte le solide difese ucraine nel bacino del Donetsk, quelle che ora gli Ucraini stanno costruendo di fretta e furia, non funzioneranno. “E credo inoltre che ci sia un numero sempre maggiore di ucraini che stanno gettando la spugna. Il problema per loro, ovviamente, è l’SBU, la polizia segreta ucraina che sta ammazzando un gran numero di soldati ucraini dietro le linee per impedire che gli altri si arrendano o disertino”. Anche per l’ufficiale, quindi, come per l’intervistatore e altri esperti intervenuti durante la trasmissione: “il rischio più grande per la parte ucraina è che l’esercito vada in pezzi. Gli ucraini non possono evacuare i feriti in tempo per salvare la vita di nessuno. In estrema sintesi: l’infrastruttura militare, la logistica, che include l’evacuazione medica ed il supporto medico, sono quasi del tutto sparite dalla parte ucraina. In queste condizioni: non si possono più sostenere le operazioni militari per molto tempo”.

Purtroppo, aggiunge Davis, l’Occidente mostra una continua e molto pericolosa propensione a non vedere affatto la verità: uno degli esempi più inquietanti in tal senso è quello dell’ammiraglio della NATO Bauer che, in una recente intervista, sostiene ancora la possibilità di un successo ucraino. Questo atteggiamento della leadership della NATO, secondo Macgregor, ricorda l’incapacità disastrosa dei generali francesi di riconoscere la realtà dei fatti nel 1940:

“Continuavano a tracciare quelle che chiamavano linee di arresto sulla mappa attraverso la Francia settentrionale, solo per scoprire che i tedeschi le avevano già aggirate… Penso che la NATO sia nelle stesse condizioni”, quindi l’Alleanza non crederà alla sconfitta fino a quando i russi “prenderanno tutto il territorio fino a Kharkiv e poi, alla fine, gireranno a sud in direzione di Odessa. A quel punto, penso che cominceranno a venire a patti con la realtà […] Questa guerra è finita, e più a lungo insistiamo nel rimandare la fine, più ucraini moriranno inutilmente. E più tempo ci vorrà perché questa parte del mondo si riprenda”.

Ora – ricorda il col. Davis – una delle altre cose che Bauer ha detto in quell’intervista, su cui molti in Occidente fanno grande affidamento, è che gli F16 stanno per arrivare in soccorso degli ucraini. Si tratta, ha precisato l’ammiraglio: di un sistema d’arma molto diverso dai Mig: richiede, per operare con successo, non solo l’addestramento di piloti e meccanici, ma anche una catena logistica di pezzi di ricambio sufficienti e di armi specifiche.

“La verità – continua Macgregor – è che le difese aeree e missilistiche russe sono tra le migliori al mondo, se non le migliori. Sono anche molto fitte. E uno dei motivi per cui l’offensiva di terra procede lentamente è quello […] di difendere le forze di terra proprio contro la minaccia che viene descritta quando si parla degli F16. Se mandiamo aerei in Ucraina, la maggior parte di essi sarà abbattuta […] quando diventerà chiaro che gli ucraini non sono in grado di padroneggiare la situazione, e inizieranno a perdere aerei” qualcuno potrebbe decidere – ed è molto preoccupante – di utilizzare piloti americani, olandesi, tedeschi ecc. “Una mossa del genere ci renderebbe partecipanti diretti alla guerra”.

Anche secondo Davis, quindi, appare ragionevole, nell’interesse dell’America e dell’Ucraina, trovare una soluzione negoziata a questo conflitto. Ma Matt Miller, portavoce del Dipartimento di Stato, qualche giorno fa ha escluso ogni forma di accordo con la Russia:

un governo che abbiamo visto invadere uno dei suoi vicini senza provocazione, ed uccidere migliaia e migliaia di persone senza alcuna ragione, se non quella di perseguire gli obiettivi di conquista personale del presidente russo. Non lo faremo.”

Tutto ciò che Miller ha detto è basato su una bugia – commenta Macgregor cioè non è vero che l’invasione russa non è stata provocata. Come hanno riconosciuto il prof. J. Mearsheimer[5] ed altri ospiti intervenuti nel corso della trasmissione:

abbiamo coltivato questo conflitto. Lo abbiamo incoraggiato. E poi, alla fine, l’abbiamo scatenato. Non sono stati affatto i russi a cercare questo scontro con noi”. Anche di recente, Putin ha affermato che: a condizione che questi F16 arrivino in Ucraina e volino dalle basi ucraine, non permetterà in nessuna circostanza l’attacco contro qualsiasi base all’interno dell’alleanza NATO. Putin non vuole uno scontro, siamo noi a provocarlo!

L’intervistatore pone all’ospite un ultima domanda:

 “Siamo d’accordo sul fatto che la maggior parte delle nostre politiche sono state basate su menzogne. Ma […]  Se prima di novembre, l’esercito ucraino crollasse, sarebbe una questione catastrofica per Biden e quasi certamente gli costerebbe la rielezione. Quindi non avrebbe senso per loro [i democratici] cercare di porre fine a questa situazione? È una possibilità?

 Macgregor risponde:

“Tutti in Europa e nella NATO sanno, dietro le quinte, che la guerra è finita, ma gli individui al vertice si rifiutano di ammettere questa tragica verità, perché hanno messo tutto in gioco per seguire le nostre [statunitensi] direttive. Quindi, Biden deve andarsene: penso che, nel prossimo futuro, si dimetterà, e si prenderà la colpa o diventerà il capro espiatorio”.

Poi l’ufficiale termina il suo intervento notando che: “gli eventi in Medio Oriente potrebbero effettivamente convergere con ciò che sta accadendo nell’Europa orientale, rendendo la nostra posizione ancora più insostenibile[6]”.

In conclusione, ho scritto questo articolo perché i venti di guerra che spirano anche in Europa e la mancanza di consapevolezza nella leadership occidentale di cosa possa comportare un nuovo conflitto mondiale – un fenomeno di ‘sonnambulismo’ che si è già si è verificato alla vigilia della Grande Guerra[7] – mi fanno orrore! Le guerra – soprattutto quelle dell’epoca contemporanea, che utilizzano armi di distruzione di massa – non si fanno mai per il bene delle popolazioni coinvolte, checché ne dica la propaganda, e la guerra ucraina ne è un ulteriore esempio! Zelensky è stato eletto con la promessa che avrebbe posto fine alla guerra civile in atto dal 2014 tra il governo di Kiev e alcune province orientali, in prevalenza russofone e quindi interessate mantenere il proprio Paese neutrale. I Paesi dell’Ue, invece di mediare tra le parti in conflitto – come stabilito dagli Accordi di Minsk, di cui l’Unione Europea (OCSE) era garante – succubi della volontà anglosassone, hanno respinto gli esiti, estremamente ragionevoli, dell’accordo di pace organizzato dai turchi all’inizio del conflitto. In questo modo la guerra – che qualunque testa pensante sapeva impari per l’Ucraina – ha distrutto ampiamente il Paese e decimato un’intera generazione di abitanti, tra mezzo milione di morti e un numero molto più alto di mutilati. Anche la popolazione dell’UE (in primis la Germania) sta già pagando pesantemente, in termini economici, le scelte sciagurate dei propri rappresentanti e, continuando il conflitto, le cose andranno peggiorando in modo drammatico, se non tragico: stiamo preparandoci ad un’economia di guerra, quindi ad ulteriori e drastici sacrifici in tale ambito, nonché ad una nuova e radicale compressione delle libertà civili già duramente sperimentata durante la pandemia e, nel caso di un conflitto diretto con la Russia, ad un immane bagno di sangue e forse alla fine della nostra civiltà!

 

[1] Mazzoni, Il disastro ucraino – parte 1 – MN #255, 5.04.2024. Il presente articolo è una sintesi di quanto emerge dal filmato e dall’introduzione di Mazzoni.  

[2] Davis, anche lui un veterano di guerra pluridecorato, ha denunciato in più riprese gli aspetti critici della guerra in Afghanistan e, soprattutto all’inizio della campagna militare russa, è stato uno dei pochi esperti ad evidenziare, oltre ai problemi da parte della Nato, anche gli errori dei russi, poi confermati dall’andamento successivo del conflitto.

[3] La nostra nazione, la nostra scelta è un’organizzazione creata recentemente da McGregor per coalizzare tutte le persone che non si riconoscono né nel partito repubblicano, né in quello democratico; quindi, potenzialmente, per dar vita ad un terzo partito o, comunque, mobilitarsi in iniziative locali: ha sede ad Orlando ed è assai attiva.

[4] A Kharkiv manca l’energia elettrica e i russi hanno cominciato a bombardare la città con bombe FAB 1500 e FAB 500: si tratta di ordigni prodotti dall’URSS; quindi, di vecchio tipo (FAB è il modello, 1500 e 500 rappresenta il peso in chilogrammi di tritolo), ma – modificati, con un sistema di guida telecomandata/ radiocomandata – è ora possibile sganciarli ad alta velocità, in un punto molto distante dall’obiettivo, e poi guidarli ad esso con estrema precisione.

[5] Politologo statunitense, studioso di relazioni internazionali.

[6] Come precisa l’ufficiale: c’è il timore che la nostra concentrazione sull’Ucraina sia talmente forte che Israele, ora fortemente indebolito, potrebbe soffrirne di conseguenza.

[7] Cfr. C. Clark, I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla Grande Guerra, Laterza 2013.

 


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