Papa Francesco Vincenzo Pinto/AFP via Getty Images
Papa Francesco Vincenzo Pinto/AFP via Getty Images

 

 

di Salvatore Scaglia

 

Purtroppo ormai non si contano più i documenti contenenti dichiarazioni manifestamente erronee o ambigue sottoscritti da Jorge Mario Bergoglio-Francesco: a tacer d’altro si vedano il capitolo VIII dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, concernente il delicatissimo rapporto tra Riconciliazione, Eucarestia e Matrimonio con riferimento ai divorziati e risposati; capitolo rispetto al quale, peraltro, pendono ancora i Dubia dei quattro Cardinali, due dei quali – Caffarra e Meisner – hanno medio tempore ricevuto risposta dal Creatore stesso; nonchè il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” di Abu Dhabi, che addirittura attribuisce la pluralità delle varie religioni alla volontà sapienziale di Dio stesso all’atto della creazione.

Le posizioni di Francesco, per quantità e qualità, sono tali che confondono anziché confermare i fratelli nella fede secondo il mandato di Cristo a Pietro (cf. Luca 22, 32).

Se poi dalle sue varie posizioni si passa ad osservare i motivi – che non difettano di certo – per cui è legittimo dubitare della validità delle dimissioni di Benedetto XVI, allora il quadro acquista una sua, seppur tragica, congruenza sotto il profilo giuridico-spirituale e dottrinale. Invero se, in ipotesi, Benedetto XVI non ha validamente rinunciato al Pontificato il Conclave successivo non è stato validamente celebrato e J. M. Bergoglio è rimasto tale: un Vescovo tra i tanti. A queste condizioni di invalidità (causa) non potrebbe esservi l’assistenza dello Spirito Santo (effetto), per cui sarebbero spiegate le innumerevoli improvvide uscite di Francesco e si potrebbe supporre un antipapato almeno sotto il profilo funzionale: se infatti Pietro conferma, Francesco confonde.

Tuttavia, al di là di queste, non irragionevoli, interpretazioni, nonostante che oggettivamente vi siano due figure di bianco vestite, non c’è dubbio che la maggior parte dei cattolici considerino (rectius: presumano) Francesco come Papa a tutti gli effetti. Con quanta consapevolezza dello stato della Chiesa e quanto discernimento – fondato su Divina Rivelazione, Magistero perenne della Chiesa e Storia ecclesiale – non si sa. Ma tant’è !

Se questo è vero, com’è vero, è evidente anche il peso delle posizioni che Francesco ha assunto fin da subito rispetto alla pandemia da SARS-CoV-2 (virus) e Covid-19 (malattia che ne deriva) e al c. d. vaccino. Soprattutto un Papa massimamente massmediatico come lui ha esercitato una grande influenza sulla stragrande maggioranza dei fedeli (ma non solo), i quali, più o meno consapevolmente, si sono rimessi pure nelle mani di Francesco: “se lo dice il Papa …”, “anche il Papa dichiara che vaccinarsi è un atto d’amore …”. Quante volte abbiamo sentito espressioni simili, quali argomenti che intendevano rafforzare non già l’opportunità, ma – ben oltre – la necessità di vaccinarsi …

Certo, perché se vaccinarsi è un atto d’amore, ossia è un atto cristianamente doveroso, non vaccinarsi, viceversa, è una condotta da egoisti o almeno da indifferenti. Chissà quanti avranno dunque pensato che addirittura sarebbe stato peccato, come tale da confessare a un sacerdote, non sottoporsi alla vaccinazione contro il SARS-CoV-2.

Ora, nelle ultime settimane, prima, la Santa Sede ha coniato una moneta d’argento da venti euro con, su una faccia, un giovane che viene vaccinato da un medico e da un infermiere (cf. qui); e, poi, la stessa Santa Sede ha emanato un breve video che riporta un collage delle varie asserzioni sul vaccino pronunciate da Francesco in questi due anni e mezzo (vedi qui).

Questi due eventi, per quanto probabilmente non siano noti ai più, sono sintomatici intanto di un‘ossessione di Bergoglio per il vaccino. Se non in senso psichiatrico, quale “fenomeno patologico che si manifesta con la presenza, persistente o periodica, di una rappresentazione mentale […] che la volontà non riesce a eliminare, e che risulta accompagnata da un sentimento sgradevole di ansia, paragonabile a quello di una minaccia incombente” (così nel Dizionario Treccani on line, vedi qui), almeno come “idea persistente, […] preoccupazione assillante” (ibidem). Si può parlare, cioè, di un’ossessione perché questa preoccupazione assillante non tiene affatto conto della realtà, quale sempre più chiaramente – e da diversi mesi – va delineandosi in base a svariati studi scientifici seri.

A fronte di un virus dalla bassa letalità (tra lo 0,25-0,50 % e l’1 %) fin dal principio; curabile con farmaci di uso comune, in Italia usati efficacemente, ad evitare le ospedalizzazioni, da diversi Medici già nella primavera del 2020; i c. d. vaccini, quali preparati genici sperimentali – formulati, creati e testati con linee cellulari di feti abortiti – si sono rivelati inefficaci e dannosi. Sorvolando su pur gravi problemi cardiocircolatori (miocarditi, pericarditi, trombosi …) e numerosi malori e morti improvvisi, essi hanno prodotto negli inoculati un progressivo abbattimento del sistema immunitario, tanto da far parlare di efficacia negativa (inter alios Prof. Frajese). E, come se tutto ciò non bastasse, il meccanismo del funzionamento di questi vaccini è coperto da segreto non solo industriale, ma anche militare (come mai ? Sono forse armi?).

Se, pertanto, si confronta l’ossessione di Francesco con questa realtà sorgono inevitabilmente alcune domande: siffatta, a questo punto spropositata, insistenza sul vaccino esprime superficialità? Se così fosse ciò sarebbe già assai grave per un Pontefice, il quale non dovrebbe certo faticare a circondarsi di scienziati e consiglieri tecnici di alto livello. Ovvero questa perseveranza fuori luogo palesa una cieca fiducia nel c. d. vaccino? Condizione, questa, addirittura quasi religiosa, col paradosso che il Signore che dovrebbe annunciare la Chiesa è tutt’altro che un Dio al quale affidarsi senza una debita conoscenza (cf. II Lettera di S. Paolo a Timoteo 1, 12). O, ancora, tale ostinazione esprime una linea tanto importante da essere divenuta per Francesco di rilievo pastorale, ossia connotatrice del suo stesso pontificato?

Un dato è certo: se si guarda a ciò che il Papa rappresenta ancora nella mentalità di molti non si possono né ignorare nè sottovalutare i danni già cagionati dall’ossessione vaccinale di Francesco.

Oggi vediamo vaccinati con più dosi contagiati e contagiosi; vaccinati con la mascherina persino all’aperto e solissimi; vaccinati ricoverati, anche in terapia intensiva; vaccinati morti. Vaccinati, singolarmente, più impauriti dei non vaccinati di contrarre la malattia. Vaccinati che mantengono ancora le distanze.

Si registrano dunque danni fisici, per chiunque abbia subito una qualche conseguenza negativa dal vaccino. 

Danni morali, per quanti si sono fidati delle dette, reiterate e dunque pressanti, posizioni di Francesco, perché oggi si sentono grandemente delusi, se non traditi, da quella che giudicavano un’Autorità indiscussa.

Danni spirituali, a carico dei non pochi cattolici rimasti immuni dall’ossessione vaccinale di Francesco e che, proprio per questo, vivono lo scandalo di una Chiesa che, anziché guidare le persone su sentieri di verità, allontana da essi.

Danni pastorali, perché chi nota tanta distanza tra siffatta ossessione e la realtà non può più attribuire autorevolezza ad un’Autorità tale solo formalmente. La perdita di credibilità per tutta la Chiesa è, in altri termini, tremenda, come comprova pure la posizione dei Vescovi italiani – del tutto prona a quella di Francesco – in tema di vaccino e delle odiose restrizioni ai diritti fondamentali della persona umana adottate nello Stato italiano (vedi qui).

In questa ossessione vaccinale, quasi religiosa, di Francesco, nel suo predicare quasi un dio uno e vaccino è compendiato il dramma della Chiesa attuale. Talmente accostatasi al mondo da essere ormai compenetrata da esso: dalle sue dinamiche, dalle sue seduzioni, dalle sue illusioni.

L’imprudenza iniziale di Francesco – se così si può definire – forse poteva in qualche modo essere compresa, anche se al Papa si richiede, a ragion veduta, e sulla base anche di una storia bimillenaria, un supplemento di saggezza, quella sapienza che il mondo non conosce (cf. I Lettera di S. Paolo ai Corinti 2, 6). Ma, dopo più di due anni e mezzo, quest’ossessione – suggellata da un video e da una moneta – è quanto meno sospetta, fortemente indiziata di provenire da un uomo che ha ceduto alle seduzioni del mondo: non certo, però, legate alla scienza vera, che è conoscenza onesta e riscontrata con metodo rigoroso, ma allo scientismo, che è la scienza non come mezzo, ma come fine: come divinità.

La quale illude di una salvezza tutta immanente, terrena, materiale, che peraltro non garantisce perché non può garantirla (cf. Salmo 114, 4-7).

A siffatta illusione, che è falso giudizio, percezione erronea della realtà, Francesco aveva il dovere di sottrarre la Chiesa, appellandosi piuttosto a quella Sapienza capace di dare a ciascuno il suo: alla vera scienza il compito di un reale progresso umano; alla vera fede il fine di un fattivo progresso spirituale.

« Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli » (Matteo 11, 25), dice Gesù. Solo in questa invocazione si può e si deve trovare – ieri, oggi e sempre – la libertà nella verità della Chiesa; che sarà, così, capace di non (con)fondere scienza e fede, corpo ed anima, salute e salvezza. Così capace di essere faro, per gli uomini, anche nella tutela dei loro diritti fondamentali.

 


 

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