La caduta di Adamo ed Eva - Michelangelo - Cappella Sistina
La caduta di Adamo ed Eva – Michelangelo – Cappella Sistina

 

Domenica X del Tempo Ordinario (Anno B)

(Gen 3, 9-15; Sal 129; 2Cor4, 13-5,1; Mc 3, 20-35)

 

di Alberto Strumia

 

Il passaggio della liturgia dal Tempo Pasquale al Tempo Ordinario – attraverso il “raccordo” delle Solennità della Santissima Trinità e del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – trova, quest’anno una continuità sorprendente attorno alla figura del demonio, un essere personale che nella prima lettura trova la sua denominazione e rappresentazione come «il serpente», nel versetto dell’Alleluia che cita il Vangelo di Giovanni, come «Il principe di questo mondo» e nel Vangelo di oggi come «Beelzebùl», «capo dei demoni» e «Satana».

Ciò che questo essere “personale” (non un simbolo quindi, o un’entità astratta, né un concetto generico di “male”) compie è innanzitutto la “divisione”. Perciò il nome con il quale normalmente e opportunamente lo si chiama è “diavolo” (diàbolos) cioè “colui che divide”.

– Nella prima lettura la sua opera di “divisione” entra in gioco nella “prima divisione” che avviene nella storia dell’umanità nel suo insieme, nella sua totalità. Una ferita la cui “cicatrice” – se così ci si può figurativamente esprimere – rimarrà per tutto il tempo della storia dell’umanità in ciascun essere umano, come aiuto per la “memoria” nella coscienza di ogni credente, e di ogni essere umano. Si tratta della “divisione” che viene attuata tra l’umanità e Dio Creatore che la Scrittura ci descrive nella scena del “peccato originale”. L’essersi messi contro le Leggi naturali universali, prima di tutto quelle che regolano la “vita buona” dell’essere umano (i Comandamenti) e poi quelle del “mondo fisico”, che governano la Creazione, non può che creare come diretta conseguenza, “divisione”, e quindi disordine, malessere, crollo di tutto quanto si cerca di mettere in piedi basandosi su principi “alternativi” a quelli stabiliti da Dio.

= La prima conseguenza che viene descritta dalla prima lettura è la “divisione interiore” che avviene in ogni singolo essere umano che non ritrova più sé stesso, non sa più chi è, e si è “nascosto a se stesso” avendo cercato di nascondersi di fronte a Dio («Il Signore Dio lo chiamò e gli disse: “Dove sei?”. Rispose: “Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”»). La “causa originaria” di questo “smarrimento antropologico” dell’essere umano in sé stesso, di questo stato di “vergogna”, affiora immediatamente appena il Signore Dio riappare ai suoi occhi: «Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Che significa: hai cercato di costruire una creazione alternativa a quella voluta da Dio, inventandoti di testa tua delle leggi che sono il contrario di quelle di Dio, e che secondo te dovrebbero farla funzionare?

Ma a questa presa di coscienza l’umanità di oggi sembra non essere ancora arrivata, avendo preferito nascondersi dietro al cespuglio delle sue ideologie, per nascondere una nudità, un vuoto di verità, che la sta mettendo in crisi di fronte a sé stessa, fino a vergognarsi quasi di esistere. Ma per ora si fa ancora finta che “il re non sia nudo” e si recita una favola zeppa di ideologie che dimostrano ogni giorno di più di non funzionare, alla prova dei fatti (si va dalla dissociazione mentale dei singoli, alla inconsistenza dei rapporti domestici, ai conflitti interni alla società, alle rivalità internazionali, alle guerre). Una stupida recita che si è fatta entrare perfino dentro la Chiesa e con il consenso di chi avrebbe dovuto difenderla.

La seconda conseguenza è la “divisione tra le persone”, la “divisione nei rapporti” tra le persone che compongono l’umanità. Gli esseri umani, che iniziano ad incolparsi reciprocamente per l’essersi ritrovati “nudi di identità”. Questo è indicato, sempre nella prima lettura, dalla spiegazione che Adamo cerca di dare al Signore della “causa prossima” della disastrosa condizione di perdita di identità nella quale si è venuto a trovare dopo il tentativo di costruire un mondo contrario alla Legge naturale data dal Creatore: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato».

Come dire la causa prima del male è fuori di me, è in un altro. La catena delle cause fino a risalire da quelle più “prossime” a quella “remota” è presto scovata: «Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”».

A questo punto la catena causale si arresta essendo stato individuato il “primo responsabile” del rifiuto della Legge naturale immessa da Dio nella Creazione, compreso l’essere umano, per il suo buon funzionamento, per la “vita buona” degli uomini. Dimenticarsi di questa catena causale e non tenerne conto nel costruire una civiltà e nell’elaborare la cultura che deve reggerla, è l’errore grave del nostro mondo attuale che lo ha portato alla progressiva autodistruzione. Di questo primo trasgressore si dice che la sua scelta è irreversibile data la sua natura perfettamente in grado di decidere univocamente del proprio modo di voler vivere.

Mentre all’essere umano, la cui intelligenza non è così elevata, viene data una seconda possibilità. Questa è la via della “riparazione” (Redenzione) realizzata da Cristo che ha assunto ogni sofferenza della condizione umana “lesionata” per restituirlo all’uomo che vuole liberamente accedervi la “salute” (Salus, Salvezza): l’“unità interiore” tra mente (anima) e corpo, l’“unità con gli altri”, grazie alla restituita “unità con Dio Creatore”.

– Nel Vangelo ritorna di nuovo la figura del demonio, di Satana, il diavolo che cerca di accreditarlo presso gli uomini come uno dei suoi “sottoposti”.

= Prima di Cristo egli convince qualcuno a dire: «È fuori di sé», così da convincere la gente che il Suo insegnamento è del tutto strambo, per gente poco normale e comunque non utile nella vita normale.

= Poi viene addirittura accusato di essere sotto il suo diretto controllo: «Costui è posseduto da Beelzebùl». Questa condizione sembra essere attribuibile piuttosto a non pochi nel mondo di oggi – e addirittura anche dentro la stessa Chiesa – che sono divisi gli uni contro gli altri. E Gesù dice che una tale condizione di divisione non lascia scampo e porta all’autodistruzione, come sta avvenendo al mondo e anche a quanti nella Chiesa di oggi si oppongono a ciò che Cristo ha insegnato («Se un regno è diviso in sé stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi»).

Un tale ottuso comportamento viene definito da Gesù come peccato contro lo Spirito Santo: è il libero rifiuto della Salvezza, contro il quale non c’è rimedio perché ciascuno è libero di scegliere il proprio destino. Mentre sono definiti fratelli, sorelle e madri quanti Lo riconoscono come unico Salvatore.

E tra questi la prima è Sua Madre Maria, nella quale si è realizzato il primo frutto della Redenzione. Per questo a lei rivolgiamo il nostro fiducioso rinnovato atto di consacrazione.

 

Bologna, 9 giugno 2024

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