Laura Linney and Mark O'Halloran attori del file The Miracle Club - OSV News photo/Jonathan Hession, Sony Classics)
Laura Linney and Mark O’Halloran attori del file The Miracle Club – OSV News photo/Jonathan Hession, Sony Classics)

 

 

di Anima Misteriosa

 

Un mese fa ci lasciava un mio carissimo amico, Giovanni, grande difensore della vita nascente. A lui dedico questo articolo, oltre che alla Giornata per la Vita,  che si celebra oggi, domenica 4 Febbraio 2024.

Bisogna sempre stare attenti a quello che ci propinano i media, perché dietro apparenze innocue si cela non di rado un intento decisamente più tossico. È il caso, secondo chi scrive, del film irlandese del 2023 The Miracle Club, regia di Thaddeus O’Sullivan, uscito In Italia a partire dal 4 gennaio 2023[1]. Quando ho visto il trailer al cinema, mi sono ripromessa di andarlo a vedere perché mi aspettavo una commedia gradevole, persino divertente, che grazie all’ambientazione durante un pellegrinaggio a Lourdes fosse in grado di trasmettere un messaggio positivo e rispettoso della fede. Probabilmente, sono stata ingenua….Dopo averlo visto per intero, fra l’altro in un cinema parrocchiale, non ne sono più tanto sicura. A voi di giudicare anche sulla base delle mie osservazioni qui sotto. La vicenda è ambientata in Irlanda negli anni ‘60: devo subito specificare che il cattolicesimo irlandese, per vari motivi storici, è molto più severo del nostro. Me lo riferiva un missionario con cui ho lavorato e del resto ciò si percepisce anche nelle atmosfere di certe opere letterarie (come in Joyce). Per di più il cattolicesimo irlandese, a causa della necessità di difendersi per secoli contro gli attacchi degli anglicani inglesi, si è molto irrigidito per motivi identitari; comunque proseguiamo con il film.

Siamo in Irlanda, nel 1967, e, anche se nessuno lo dice nella pellicola, è da poco terminato il Concilio, come si percepisce dalle atmosfere della parrocchia rappresentata. Chrissie (Laura Linney), una donna matura, ritorna a Dublino dopo quarant’anni di assenza per presenziare al funerale della madre Maureen. Subito colpisce la strana atmosfera della parrocchia dove si deve celebrare il funerale, per cui, per una volta, do ragione a Chrissie, che appare all’inizio piuttosto perplessa: infatti, mentre la chiesa dove la bara di Maureen attende il funerale è completamente vuota, buona parte dei parrocchiani si trova in canonica a partecipare a una specie di kermesse. Si sta infatti svolgendo un concorso di esibizioni canore in un’atmosfera che ben poco ha a che vedere con un funerale e senza che nessuno si preoccupi di stare a pregare vicino alla salma (capisco che Maureen avesse collaborato a preparare la festa, però…). Ora, la riforma liturgica e certi disastri che ne conseguirono, si diffusero più che altro a partire dagli anni ‘70, soprattutto nei paesi anglosassoni[2]; quindi il ritratto piuttosto disinibito della parrocchia in questione mi lascia molti dubbi (soprattutto in occasione di un funerale); comunque, per il momento, lasciamo perdere.

I vincitori dell’esibizione canora riceveranno come primo premio un biglietto per un pellegrinaggio a Lourdes; per i secondi classificati invece è previsto un grosso prosciutto, prodotto di una salumeria locale: vi lascio immaginare l’effetto sullo schermo del primo piano di questo prosciutto, la cui consistenza per nulla mistica viene così brutalmente (e rozzamente) messa sullo stesso piano di un pellegrinaggio. Tra i concorrenti troviamo un gruppetto canoro (The miracles) composto dalle protagoniste del film: l’anziana Lily, interpretata, bisogna ammetterlo, egregiamente da Maggie Smith; Eileen, impersonata da Kathy Bates e di una ventina di anni più giovane, con un marito difficile (interpretato da Stephen Rea) e numerosi figli e nipoti; quindi la giovane Dolly, che ha anche lei due bambini con un marito poco comprensivo; il maschietto però non parla. Quindi, tutte e tre le cantanti sognano di andare a Lourdes soprattutto per chiedere una grazia, anzi un miracolo: mentre Lily ricorda ancora con dolore la misteriosa morte del figlio diciannovenne, Declan, Eileen è preoccupata per un nodulo al seno e invece Dolly vuole impetrare la guarigione del proprio bambino.

Vi potete immaginare la loro delusione quando vincono il secondo premio e quindi si ritrovano davanti il prosciutto: però il bambino che con la sua canzone ha vinto il primo, fa volentieri a cambio con loro, per cui tutte contente e dopo svariate difficoltà con le loro famiglie, tutte e tre riescono a partire per il pellegrinaggio assieme al parroco – che onestamente non si riesce a capire che cosa ci stia a fare nel film, a parte due belle frasi sulla riconciliazione e sul fatto che si va a Lourdes “non per ricevere un miracolo, ma per andare avanti quando non avvengono miracoli”; è un sacerdote che non confessa mai, che celebra in tutto il film soltanto un funerale, che non prega mai, neanche nelle lunghe ore del viaggio in pullman e che men che meno incoraggia le sue pecorelle a farlo). Forse la parte migliore della pellicola è il momento in cui Chrissie trova nella sua vecchia casa una lettera piena di amore scritta dalla madre prima della propria morte, una lettera che le dà il bentornato. Perciò al pellegrinaggio decide, contro ogni aspettativa, di partecipare anche lei, che a dir la verità ha perso la fede: persino alla fine del film, dopo la svolta della narrazione, ritiene che gli altri pregando si attacchino a delle “formule magiche”, né si rimangia mai quanto ha detto. Chrissie viene accolta dalle altre, già amiche della madre, con una certa ostilità, perché è vista come quella che ha “tradito” e che non è mai tornata da Maureen per quarant’anni: soprattutto Eileen (la Bathes) rivela un carattere astioso e meschino, sparlandole dietro le spalle e calunniandola.

Durante il viaggio, emerge il pesante passato delle protagoniste, che dona al film un’atmosfera tutt’altro che allegra, anzi non di rado piuttosto cupa. Infatti, si scopre che Chrissie quarant’anni prima e appena diciassettenne, è stata innamorata del figlio di Lily, che a sua volta si è opposta a questa relazione e al matrimonio; Chrissie, rimasta incinta, sarebbe stata praticamente obbligata ad andarsene, prima perché tradita da Eileen, la sua migliore amica con cui si era confidata, poi perché colpita da un anatema generale. A dire il vero, nel corso del film Lily accenna che Chrissie era stata tutt’altro che una fanciulla innocente e che aveva fatto disperare sua madre: Maureen, rimasta vedova, non riusciva a controllarla a causa del suo carattere ribelle e “intrattabile”. Forse saggiamente, la pellicola lascia nel vago la precisa demarcazione delle responsabilità: tuttavia, di sicuro la donna si porta dietro un profondo rancore perché lei e il fidanzato erano felici, ma poi sono stati separati dalla malevolenza o dai pregiudizi degli altri, lei ha dovuto emigrare in America e lui si è suicidato per la disperazione; infine, arrivata negli Stati Uniti e abbandonata a se stessa, Chrissie è stata praticamente obbligata ad abortire. Lo rivela in una scena terrificante, usando parole apparentemente e surrealisticamente dolci e misurate davanti alle altre esterrefatte.

Già la presenza dell’aborto al centro di un film del genere appare piuttosto sinistra e non certo perché di esso non si debba parlare, tutt’altro: credo anzi che in Italia i cattolici ne parlino fin troppo poco, quasi che se ne vergognino e che non abbiano la forza di riconoscere forte e chiaro che l’aborto è un male gravissimo e che distrugge non solo i bambini, ma anche la vita delle madri e di tutte le persone coinvolte (da questo punto di vista, i cattolici statunitensi sono molto più attivi). Forse una sfumatura positiva del film consiste nel fatto di evidenziare che l’aborto è spesso frutto della mancanza di comprensione e misericordia degli astanti, un tratto tipico di certe società tradizionali; però il problema è che in questa pellicola esso viene presentato in maniera molto ambigua, non chiaramente positiva, ma neanche tale da poter essere messo realmente in discussione. Perciò, questo film è l’ennesimo prodotto mediatico in cui questo soggetto ci viene letteralmente martellato in testa (in inglese si dice efficacemente to hammer). Uno dei trucchi della manipolazione consiste proprio in questo: ripetere, ripetere e ripetere una cosa cui si vuole obbligare l’altro, finché l’altro non cede per sfinimento. Troppi cattolici non si sono resi conto che negli ultimi decenni è successo proprio questo, per cui ci hanno fatto ingurgitare, volenti o nolenti, tutta una serie di “dogmi” della nostra società materialista e consumista, quali la contraccezione, il libertinaggio sessuale, appunto l’aborto e molto altro ancora. Ed è così tanto vero che oggi molti sedicenti cattolici – o come diceva il mio amico sopraccitato, definibili piuttosto come “gente che va a Messa” – ormai accettano senza problemi questi orrori, senza preoccuparsi delle catastrofiche conseguenze a livello spirituale, psicologico e morale. Gradualmente, un passettino per volta, si precipita nel burrone.

Ma andiamo avanti con la nostra storia. Nel corso del pellegrinaggio, a parte la visita alla grotta, non c’è neanche un accenno di preghiera, o di sacrificio, o di un vero cammino spirituale o di conversione: a qualcuno forse sembrerò troppo schematica, ma onestamente non riesco a credere a un cammino spirituale serio in cui non compaiano sacrificio e preghiera. Nel film, in tutto un pellegrinaggio, non ce n’è neanche l’ombra. Forse, l’unica a rivelare una certa sensibilità spirituale è Lily (Maggie Smith), che, probabilmente memore del proprio lutto, almeno si chiede quanto la Madonna deve avere sofferto per la morte di suo Figlio; per il resto, onestamente non si riesce a capire che razza di pellegrinaggio sia e del Vangelo e della Santa Vergine, o anche di S. Bernadette, non si parla mai. MAI. Nessuna S. Messa, nessuna confessione, nessun sacramento, nessun S. Rosario in gruppo (neanche in pullman!), nessun canto sacro (che so, Ave Maria, così tipico di Lourdes), nessuna riflessione profonda che scavi veramente nella drammaticità del peccato e sotto le apparenze. Solo qualche lamentela per l’abbondanza consumistica dei negozi di souvenir.

Qualcuno obietterà: ma, in fin dei conti, alla fine Lily chiede perdono a Chrissie. Vero, e forse questo è l’unico pentimento sincero di tutto il film: ma è poco credibile che esso avvenga al di fuori di una genuina dinamica spirituale, dato che gli esseri umani, da soli e senza una spinta dall’alto, non ci arrivano. Sembra piuttosto che le due donne, condividendo la stessa camera, si abituino l’una all’altra. A un certo punto Dolly pare pentirsi di avere trasformato il desiderio che il figlio guarisca dal suo mutismo in una vera ossessione e rivela di avere tentato di abortire in un modo molto strano. Questa può essere un’ombra di rimessa in questione, ma non va molto oltre e sembra piuttosto un’altra banalizzazione di un tema tragico come l’aborto. Al ritorno le donne trovano i mariti inspiegabilmente cambiati e più disponibili: sì, certo, anche se nutro la netta impressione che questo, più che un miracolo, sia la conseguenza del fatto di piantare un uomo da solo tra fornelli, figli e pannolini (si rivede la prospettiva di tante cose in questa maniera e non c’è davvero da andare a Lourdes per ottenere un tale risultato). Infine, Eileen arriva a fare qualche ammissione a mezza voce con Chrissie, non davvero a chiederle perdono.

E’ un personaggio piuttosto inquietante Eileen (reso con maestria da Kathy Bates): si porta dentro un rancore amaro e sputa alcune delle battute più tossiche del film; ora accusa il santuario di Lourdes di essere una truffa, perché vi si sono verificati “solo” una sessantina di miracoli, ora provoca il caos nel bel mezzo della hall dell’hotel, sputando veleno contro tutte, rinfacciando addirittura a Lily il suicidio del figlio, o accusando Chrissie di fare la corte al parroco (il che è del tutto falso; e il parroco, da quell’ignavo che è, zitto). Del resto è stata lei che ha spifferato a tutti il segreto di Chrissie quarant’anni prima e che l’ha tradita. Ora posso anche capire che in ogni comunità umana ci sia regolarmente qualcuno che si distingue per ignoranza e malevolenza: e personaggi del genere esistono nelle nostre comunità. Ma qui, la cosa appare artificiale e avulsa dal tono che una donna di allora avrebbe potuto avere; in certi punti del film vengono dette delle assurdità tali che è difficile collocarle in una parrocchia dell’epoca. Non a caso, il sito che recensisce il film parla dell’abbondanza di clichés[3].

Ma quello che mi preoccupa ancora di più, invece, è Chrissie, che, malgrado nel corso della storia inizi a compiere atti di cortesia nei confronti delle altre, non chiede mai perdono. MAI.  Questa donna, col suo tocco apparentemente gentile, coi suoi modi equilibrati, in realtà presenta la durezza interiore di un macigno, incapace di accettare la fede o la preghiera altrui e orgogliosamente sicura di sé: non rappresenta per niente le donne vittime di aborto e quindi bisognose di attenzione e comprensione, bensì la durezza incapace di mea culpa di certi ideologi che ci propinano l’aborto a ogni piè sospinto. Il suo ritratto corrisponde perfettamente a quello che degli abortisti viene offerto regolarmente nei media: sono così premurosi, così ammodo, così “umani”, che sembra sempre ti stiano presentando con la massima cortesia una bevanda nella hall di un albergo, le patatine in aereo o un trattamento cosmetico dall’estetista; non l’omicidio di un bambino. Ma il demonio sa sempre rivestirsi di abiti di luce…

In conclusione, nonostante alcune parvenze ambigue, malgrado qualche vaga buona intenzione qua e là, questo film presenta il viaggio a Lourdes come una sorta di bacchetta magica senza un vero cammino spirituale, e per di più vi mescola del marcio: banalizza il pellegrinaggio a Lourdes come se fosse un atto di magia e lo usa come vernice per far passare un messaggio tossico, che di cristiano non ha proprio niente. È il buonismo privo di midollo che piace tanto oggi; tanto che viene da chiedersi: cosa ci vanno a fare le protagoniste alle piscine? Soprattutto Chrissie, che taccia le altre di credere alle “formule magiche”? In questa salsa si sarebbe potuto organizzare un viaggio verso i templi delle antiche dee madri, oggi così popolari fra certi ecologisti e femministe. Che razza di riconciliazione è quella del finale? La riconciliazione senza pentimento tanto cara al misericordismo della nostra epoca? E il fatto che questa pellicola abbia avuto un discreto successo (avrebbe incassato 267.000 euro nelle prime 3 settimane[4]) mi lascia credere che la siano andati a vedere molti cattolici abituati a non avere discernimento e a ingollare tutto, i quali gli hanno poi fatto pubblicità. Perché il film non ritrae il vero cattolicesimo (il che è gravissimo, tenuto conto del fatto che la pellicola è incentrata sul santuario forse più famoso della cristianità): ce ne presenta una versione contraffatta e diluita, del tutto innocua per i padroni di questo mondo.

[1] Per i dati e il cast, cfr. https://www.mymovies.it/film/2023/the-miracle-club/

[2] Lo affermano gli esorcisti che testimoniano in questo video: cfr. https://www.youtube.com/watch?v=MdLL_exSgMw&t=1124s

[3] Cfr. https://www.mymovies.it/film/2023/the-miracle-club/

[4] Cfr. https://www.mymovies.it/film/2023/the-miracle-club/

 


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