Dal blog del prof. Leonardo Lugaresi.

 

 

«Il testo [di Osea 2, 16-25] mostra come il deserto sia il luogo dell’incontro con Dio, il quale vuole portare lì la Sua creatura per parlare al suo cuore, per trasfigurare la relazione con lei, liberandola da ogni schiavitù. Nel deserto si può scoprire di non essere soli, grazie allo stare da soli con Dio, proprio perché non si hanno ripari, né è possibile anestetizzarsi o distrarsi. Il deserto è il punto di crisi del cuore dell’uomo, ma nel senso letterale della radice greca del termine che significa giudizio. La libertà non è indipendenza dal giudizio, come la modernità ha preteso, dando origine a una società nella quale tutti si sentono inadempienti e inadeguati, in quanto non soddisfano le attese di una cultura idolatrica, che provoca la morte perché i suoi ideali sono idoli. Il giudizio è ineludibile essendo costituito dal rapporto con il reale, con l’identità propria e altrui. Essere se stessi vuol dire stare in una differenza rispetto agli altri e, quindi, stare in un giudizio. Così la libertà non consiste nell’assenza di giudizio, ma dipende radicalmente da chi giudica, chi fonda la differenza che costituisce la nostra identità. Il cammino nel deserto fa passare dal non al mio, dal rifiuto della relazione vitale con il proprio Creatore alla rinascita del giudizio meraviglioso che questa parola porta con sé: mio figlio, mio padre, mio fratello, mia sorella, mia moglie e mio marito, e così via per ogni relazione vera e vitale, che si riassume con l’espressione di abissale profondità, cui Gesù rinvia, “il mio prossimo”. […] E proprio il deserto, e quindi anche la prova della pandemia, è il luogo liminale dove si può fare esperienza di tale relazionalità» (pp. 80-81).

Così scrive Giulio Maspero, nel libro Dopo la pandemia. Rigenerare la società con le relazioni

Osea 2:16-25

16Perciò, ecco, io la sedurrò,
la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.
17Le renderò le sue vigne
e trasformerò la valle di Acor
in porta di speranza.
Là mi risponderà
come nei giorni della sua giovinezza,
come quando uscì dal paese d’Egitto.
18E avverrà, in quel giorno
– oracolo del Signore –
mi chiamerai: «Marito mio»,
e non mi chiamerai più: «Baal, mio padrone».
19Le toglierò dalla bocca
i nomi dei Baal
e non saranno più chiamati per nome.
20In quel tempo farò per loro un’alleanza
con gli animali selvatici
e gli uccelli del cielo
e i rettili del suolo;
arco e spada e guerra
eliminerò dal paese,
e li farò riposare tranquilli.
21Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nell’amore e nella benevolenza,
22ti farò mia sposa nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore.
23E avverrà, in quel giorno
– oracolo del Signore –
io risponderò al cielo
ed esso risponderà alla terra;
24la terra risponderà al grano,
al vino nuovo e all’olio
e questi risponderanno a Izreèl.
25Io li seminerò di nuovo per me nel paese
e amerò Non-amata,
e a Non-popolo-mio dirò: «Popolo mio»,
ed egli mi dirà: «Dio mio»».

 

 

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