Una riflessione di John L. Allen Jr. su due eventi accaduti di recente in Vaticano: il Consiglio per l’Economia del Vaticano e l’annuncio di una nuova partnership chiamata “Consiglio per il capitalismo inclusivo con il Vaticano”. 

Allen Jr. ne parla nel suo articolo pubblicato su CruxNow. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Consiglio per il Capitalismo Inclusivo (Foto: Vatican media)
Consiglio per il Capitalismo Inclusivo (Foto: Vatican media)

 

A volte, quando due storie apparentemente non correlate accadono nello stesso momento, l’intersezione offre un promemoria che nessuno dei due sviluppi può essere veramente compreso senza l’altro. È quanto è avvenuto nei giorni scorsi per quanto riguarda la situazione piuttosto desolante delle finanze vaticane.

Martedì, il Consiglio per l’Economia del Vaticano ha tenuto un incontro online per discutere non solo del deficit del 2020, che dovrebbe superare i 60 milioni di dollari, in parte a causa delle carenze legate al coronavirus, ma anche dell’incombente crisi degli obblighi pensionistici non finanziati. La conversazione è avvenuta pochi giorni dopo l’annuncio di una nuova partnership chiamata “Consiglio per il capitalismo inclusivo con il Vaticano”, in cui i leader delle imprese si sono uniti a Papa Francesco per la riforma dell’ordine economico globale.

In effetti, quest’ultima storia aiuta a spiegare perché la prima questione (quelle del rosso delle finanze vaticane, ndr) non tiene svegli di notte i potentati del Vaticano.

Il Consiglio per l’Economia è stato creato nel 2014 come parte delle prime riforme finanziarie di Papa Francesco. Ha lo scopo di sovrintendere alla politica finanziaria in Vaticano, e colpisce perché il gruppo è composto sia da prelati che da laici con gli stessi diritti di voto.

Durante la sua ultima sessione, i membri del Concilio hanno ricevuto un briefing sul crescente rosso (deficit di bilancio, ndr) che quest’anno si trova di fronte il Vaticano. La pandemia di coronavirus ha colpito duramente il Vaticano, in gran parte perché gran parte del suo reddito annuale si basa sul flusso di pellegrini e turisti che di solito significa una forte vendita di biglietti ai musei vaticani, ma che è stato in gran parte interrotto nel 2020 a causa delle restrizioni di viaggio e delle chiusure.

Inoltre, il Vaticano dipende anche dai contributi delle diocesi e di altre organizzazioni cattoliche in tutto il mondo, e anche questo flusso di cassa è stato ridotto perché le diocesi stesse sono in deficit, dato che le collette della Messa domenicale sono significativamente diminuite nei luoghi dove le liturgie sono state sospese o la partecipazione è stata limitata a causa di precauzioni legate a Covid.

Inoltre, non si sa ancora quanto abbia portato quest’anno la colletta annuale dell’Obolo di Pietro, ma potrebbe essere in calo non solo a causa delle generali contrazioni economiche in tutto il mondo, ma anche a causa di uno scandalo finanziario che ha comportato l’acquisto di immobili a Londra da parte della Segreteria di Stato vaticana con il denaro del fondo (fonti vaticane dicono che l’Obolo non è stato toccato, ndr). “L’Obolo di San Pietro” è una raccolta annuale in cui si chiede ai cattolici di contribuire a sostenere le attività papali.

Tutto ciò si aggiunge a un’incombente crisi finanziaria sotto forma di debiti pensionistici non finanziati. Il Vaticano ha un fondo pensionistico, ma la maggior parte degli osservatori ritiene che sia sottofinanziato rispetto a una forza lavoro che invecchia rapidamente e a deficit in aumento. Il fatto che il Vaticano dovrà stanziare una quota crescente di risorse sempre più ridotte per pagare quelle pensioni nei prossimi decenni è una gran parte del motivo per cui il cardinale australiano George Pell, ex direttore finanziario del Vaticano, ha recentemente detto che il Vaticano sta “andando lentamente in bancarotta”.

In qualsiasi altra istituzione, un tale mare di inchiostro rosso (deficit di bilancio, ndr) e un disastro incombente potrebbe lasciare i manager con un sudore freddo e sull’orlo del panico. Eppure non si percepisce un tale clima di allarme in Vaticano, dove uno dei massimi responsabili finanziari del papa, il vescovo Nunzio Galantino dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, di fatto la banca centrale vaticana, continua a rilasciare rassicuranti interviste sulla falsariga del “nulla da vedere qui” e del “tutto va bene”.

Come spiegare l’apparente nonchalance?

Si consideri il Consiglio per il capitalismo inclusivo con il Vaticano, una partnership tra alcuni dei più grandi investitori e imprenditori del mondo e il Vaticano annunciato l’8 dicembre. L’obiettivo dell’organizzazione è quello di sfruttare le risorse del settore privato per sostenere obiettivi quali la fine della povertà, la protezione dell’ambiente e la promozione delle pari opportunità. Il gruppo si è posto sotto la guida morale di Papa Francesco e del Cardinale Peter Turkson del Ghana, capo del Dicastero Vaticano per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale.

I suoi membri sono un Who’s Who virtuale del mondo aziendale: CEO (direttore, ndr) di Bank of America, British Petroleum, Estée Lauder, Mastercard e Visa, Johnson and Johnson, Allianz, Dupont, TIAA, Merck and Co., Ernst and Young, Saudi Aramco, e così via. Onestamente, è quasi più facile elencare le società del Fortune 500 (l’elenco delle 500 più importanti società al mondo, ndr) che non sono in qualche modo rappresentate.

Il gruppo è nato da un’idea di Lynn Forester de Rothschild, una dirigente di successo nel settore delle telecomunicazioni che si è sposata nel 2000 con [un membro] della leggendaria famiglia Rothschild e che da tempo si occupa di cause politiche ampiamente progressiste. Papa Francesco ha incontrato il gruppo durante un’udienza in Vaticano nel novembre 2019.

Collettivamente, il Consiglio per il Capitalismo Inclusivo con il Vaticano riunisce entità di grandi aziende con 10,5 trilioni di dollari di beni sotto controllo e 2,1 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato, con una forza lavoro di 200 milioni di persone presenti in 163 paesi.

Queste risorse sconcertanti, forse, aiutano a spiegare perché i crescenti deficit e le pensioni sottofinanziate non tengono svegli di notte i funzionari vaticani.

E’ del tutto possibile che una combinazione di una maggiore disciplina fiscale e di una graduale uscita dalla crisi del coronavirus, mentre i vaccini si fanno strada nel mondo, possa cambiare le cose in Vaticano. Ma supponiamo che accada il peggio, che i costi continuino ad andare fuori controllo mentre le entrate continuino a ridursi, e che la previsione di Pell si avveri che il Vaticano si trovi ad affrontare l’insolvenza.

Qualcuno crede seriamente che i nuovi BFF (“Best Friends Forever“, che tradotto significa “Migliori amiche per sempre”, ndr) aziendali del papa, con 10,5 trilioni di dollari di attività a loro disposizione, non potrebbero aiutare a coprire un deficit di 60 milioni di dollari in un istante? Con ogni probabilità, basterebbero un paio di telefonate e una foto (di circostanza, ndr).

Non c’è alcun indizio che il nuovo consiglio sia stato creato per questo scopo. Al contrario, non è stata affatto un’iniziativa del Vaticano. Eppure chiunque abbia gli occhi può vedere le potenzialità in caso di necessità, quindi, in effetti, il gruppo rappresenta una sorta di piano B del tipo: “rompere il vetro in caso di emergenza”.

E questo, a sua volta, è il motivo per cui le “crisi” finanziarie vaticane sono spesso vissute come meno minacciose di quanto lo sarebbero situazioni simili in altri ambienti. Gli amici con le tasche profonde non compaiono nei bilanci, ma tutti sanno che sono in giro.

 

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1