Ricevo e volentieri pubblico.

 

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Di fronte al dibattito rumoroso e nello stesso tempo vuoto di queste settimane non possiamo che rimarcare il nostro no al ddl Zan sulla cosiddetta omotransfobia. 

Il problema non è uno o più articoli del testo, il punto non è modificarlo o trovare una versione “condivisibile”, non si tratta di “edulcorarlo”, siamo di fronte ad un testo che sancisce per legge che il dato di realtà non esiste più. Per legge si certificherà che l’identità di una persona dipende dal suo momentaneo “sentire”, annientando la Verità, minando la famiglia, violando l’innocenza dei bambini e svilendo l’uomo, la sua sacralità dal concepimento alla fine naturale.  

Il ddl Zan non serve a impedire violenze o ingiuste discriminazioni, già punite dal codice penale, anche con le aggravanti se necessarie. Il testo ha lo scopo di imporre, con la forza della legge, una visione dell’uomo fluido, privato dei suoi legami fondamentali, senza identità, confuso e quindi facilmente manovrabile.  

Siamo di fronte ad un testo funzionale alla repressione del dissenso: si punirà (e poi si “rieducherà” come previsto dal testo stesso) chi si esprime in modo “non allineato” sui temi della famiglia, del matrimonio e dell’identità umana. Ma non solo.  Siamo all’interno di un disegno molto più grande. Lo Stato e le entità sovranazionali,  sempre più in mano alla grande finanza e alla tecnocrazia, pretendono di definire che cosa ci fa bene e che cosa ci fa male, quali sono i diritti “concessi” ai cittadini e quali negati, quali attività sono essenziali e quali no, che cosa si può dire e che cosa no. Che cosa dobbiamo fare del nostro corpo. Il dissenso viene silenziato, deriso, screditato ed infine patologizzato. Etichettare le persone come “omofobe”, infatti, è il preludio del segnalarle come affette da una patologia. La stessa cosa avviene, oggi, con chi non condivide le politiche di gestione della pandemia. Il metodo è simile perché la matrice è la stessa.  Non è solo una questione di libertà di espressione quindi questo testo impedirà di esprimere pubblicamente la verità sull’uomo, ovvero che nasciamo maschi e femmine. Ma nessuna legge potrà cambiare la realtà. La persona umana non può essere ridotta ad un orientamento sessuale.  

Per questo scendiamo in piazza, Scegliamo lo spazio pubblico reale – invece di quello virtuale – per affermare il nostro essere cittadini liberi e protagonisti. Saremo in silenzio, con un libro in mano, per contrastare il mare di menzogne che ci vengono propalate ventiquattro ore al giorno. Ci prendiamo il tempo per la verità. Saremo ad un metro di distanza non per il cosiddetto distanziamento sociale, ma perché ciascuno di noi veglia in quel metro quadrato di piazza, nello stesso modo in cui è sentinella nella propria vita..

26 Giugno 2021

 

VEGLIE contro il ddl Zan 

Prossime città che scenderanno in piazza:

 

PERUGIA 

Domenica 27 Giugno 2021 ore 16 – Piazza della Repubblica

 

BIELLA 

Domenica 27 Giugno 2021 ore 17 – Piazza Duomo



Veglie in preparazione:

PESCARA

VERONA

TORINO

RAPALLO (Ge)

ROMA 

MILANO

MODENA 

www.sentinelleinpiedi.it[email protected]https://t.me/sentinelleinpiedi

Comunicato-Stampa-26-06-21

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