“Le leggi di un paese non saranno mai neutrali sul piano antropologico. La laicità è una ipocrisia, come la tolleranza giacobina. Semplicemente, le leggi non possono essere neutrali, per definizione. Ogni visione legislativa, giuridica e sociale riflette più o meno coscientemente una precisa visione dell’uomo. Il DDL Zan è l’applicazione ultima della visione antropologica umanista.”

 

LGBTQ attivisti (foto, credit: Reuters)
LGBTQ attivisti (foto, credit: Reuters)

 

 

di Pierluigi Pavone

 

È necessario andare al di là delle pur opportune questioni giuridiche, legislative, ideologiche, ecc.

È sempre necessario capire le matrici originarie. Nessuno – tanto meno i promotori di tale legge (poco interessa, in questo caso, che siano consapevoli o mere e ignoranti pedine non-pensanti ma valide mediaticamente) – smentirà che i presupposti di questa legge, come la teoria Gender, siano da rintracciare nella dottrina cabalista che Giovanni Pico della Mirandola ha applicato sull’uomo. Firenze medicea, seconda metà del Quattrocento e in chiave esplicitamente universale e sincretista.

Già la Cabala offriva la possibilità di “pensare” Dio come En Sof (infinito indeterminato e illimitato) e l’universo come auto-contrazione di Dio stesso. Non a caso Pico della Mirandola  intendeva la Genesi come la creazione divina del mondo, in quanto “tempio di Dio” e “dimora della sua divinità”. Presupposto oggi dell’ecologismo teologico.

Ma l’umanista fiorentino va oltre: grazie alla Cabala è in grado di riproporre – dopo il Medio-Evo – l’antica dottrina gnostica dell’uomo divino. Non più nel mondo prigione. Non più contro il creatore malvagio. Per Pico della Mirandola, Dio stesso crea l’uomo con una “natura indeterminata e indistinta”, perché sia l’uomo ad auto-plasmarsi fino a Dio stesso. Fino a auto-deificarsi. Questa è la radice antropologica di tutta la modernità. Un’essenza indistinta e auto-plasmabile all’infinito, in base ad un volontarismo e desiderio illimitati.

Fino a quando era viva la questione sociale, tale auto-creazione della propria umanità, si presumeva avvenisse per mezzo del lavoro (il marxismo non è altro che lo sviluppo rivoluzionario di questa matrice ottocentesca).

Dopo la rivoluzione del 1968 e la questione sessuale imposta grazie al connubio tra Marx e Freud, il processo di auto-plasmazione diventa assoluto, fino a toccare l’identità sessuale. Non è più ad extra, nella società, ma ad intra. Interiormente e illimitatamente.

Le leggi di un paese non saranno mai neutrali sul piano antropologico. La laicità è una ipocrisia, come la tolleranza giacobina. Semplicemente, le leggi non possono essere neutrali, per definizione. Ogni visione legislativa, giuridica e sociale riflette più o meno coscientemente una precisa visione dell’uomo. Il DDL Zan è l’applicazione ultima della visione antropologica umanista.

È sarebbe assurdo e inutile opporsi alla proposta di legge, senza conoscere i presupposti da cui quella legge deriva. Anche vincendo l’opposizione in Parlamento, sarebbe un momento effimero e non duraturo. Perché non avremmo capito la matrice ultima. E quindi ci continuerebbe a sfuggire il vero fine ultimo, rispetto a  cui questa legge è un elemento. E neppure quello definitivo!

 

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