Il cristianesimo è il vincolo di continuità nella forgiatura della cultura occidentale. E’ un tensore:  è quello che mette in tensione, come i cavi di un ponte o di una torre che permettono di sostenere i carichi. 

Una terribile ma precisa analisi della situazione del cristianesimo in Spagna, in un articolo tratto dal Forum Libertas di Josep Mirò.

Sostituite la parola Spagna con la parola Italia e rimane tutto vero, purtroppo!

La traduzione è a cura di Angela Comelli.

 

Sagrada Familia a Barcellona
Sagrada Família (Barcellona, Spagna)

 

Nel 1959 si è prodotto un cambiamento sostanziale nella socialdemocrazia tedesca, che ha avuto un chiaro effetto su altri partiti socialisti e, in concreto, anni più tardi, nel PSOE (partito socialista operaio spagnolo).

E’ accaduto al congresso di Bad Goldenberg nel quale si abbandonò ogni riferimento marxista.

Il programma approvato in quella occasione, però, andò molto più in là, affermando che il socialismo democratico, radicato in Europa nell’Etica cristiana, nell’Umanesimo e nella Filosofia classica, non pretende di proclamare verità assolute (Tony Judt Posguerra. 2006. P 540).

L’avvenimento cristiano era per i socialdemocratici tedeschi un riferimento obbligatorio per la sua caratterizzazione, dal momento che dimenticavano il marxismo.

Perché il cristianesimo è il vincolo di continuità nella forgiatura della cultura occidentale. 

E’ un tensore: è quello che mette in tensione, come i cavi di un ponte o di una torre che permettono di sostenere i carichi. Un tensore è anche una forza che spinge in una determinata direzione.

E’ quella che spinge una nave nell’acqua, alla quale essa risponde con una determinata velocità.

E non solo forgia la nostra società, ma contiene i fattori necessari per superarla.

Arnold Toynbee scrisse nel 1952, nella cornice di un lavoro straordinario per la sua grandezza, Studio della storia ( Studio de la Historia-Edición EMECE Buenos Aires 1961vol. VII Iglesias Universales p 94 y 95), alcune pagine che suggeriscono una riflessione se le colleghiamo con l’attualità dopo quasi 70 anni.

Una civiltà secolare occidentale cristiana potrebbe essere un’inutile replica della civiltà precristiana ellenica e, nel peggiore dei casi, potrebbe arrivare a costituire la fine del mondo occidentale secolarizzato per il suo pernicioso allontanamento dal sentiero del progresso spirituale.

L’unica giustificazione storica concepibile della sua esistenza sarebbe il possibile servizio futuro che, inavvertitamente, potrebbe prestare al cristianesimo e alle tre religioni sorelle vive, nell’offrire loro senza averlo previsto, un terreno di incontro di dimensioni letteralmente mondiali, nel metterle tutte ugualmente di fronte alla minaccia di una recrudescenza dell’idolatria viziosa del culto collettivo dell’uomo.

Il culto del Leviatano, lo Stato, che recrudesceva, era una religione a cui, in qualche modo, ogni uomo occidentale contemporaneo rendeva culto; era, certamente, una chiara e piana idolatria.

Il comunismo, che era un’altra delle religioni recenti dell’uomo occidentale, aveva il merito di essere un foglio strappato dal libro del cristianesimo; però era un foglio sterile proprio per essere stato strappato e mal interpretato al di fuori del suo contesto.

Anche la democrazia, che è un altro foglio del libro del cristianesimo, era stata strappata da esso e,  anche se non venne interpretata male, la si svuotò a metà del suo significato separandola dal suo contesto cristiano e secolarizzandola.

Il sintomo più negativo di tutti era che gli uomini del mondo occidentale avevano vissuto del capitale spirituale afferrandosi alla pratica cristiana senza mantenere, tuttavia, le credenze cristiane.

I figli della civilità occidentale debbono rivedere la loro concezione corrente della storia recente per sbarazzarsi dell’idea che ritiene che la nuova civilizzazione sia rimasta in uno stato di immaturità mentre si trovava sotto gli auspici cristiani e che li ha portati, quindi, a dare gioiosamente il benvenuto al ripudio delle proprie origini cristiane.

Quello che ci diceva Toynbee, a metà del secolo passato, era la diagnosi esatta di ciò che accade oggi. La civiltà europea, trasformata in una società secolarizzata che rifiuta la propria natura cristiana, manca di futuro come civilizzazione ed entrerà in crisi, eccetto se si presta forse involontariamente, a un risorgimento cristiano, “di fronte alla minaccia di una recrudescenza dell’idolatria viziosa del culto collettivo dell’uomo”.

Toynbee era britannico e, ovviamente, non era cattolico. Giungeva a tali conclusioni che oggi risultano così attuali, molto di più che negli anni cinquanta, non perché partisse da una qualche ideologia confessionale, bensì come diagnosi collaterale sorta dal suo Studio della storia.

La Spagna è un eccellente esempio di questa grave crisi, poiché risulta molto debitrice all’avvenimento cattolico ed ha abiurato in pochi anni da esso.

Però anche la stessa UE mostra palesemente la sua crisi e impotenza nonostante lo sviluppo economico e il benessere raggiunti.

La necessità di un rinascita della civiltà cristiana, che Toynbee evidenzia, non sembra stia avvenendo, per lo meno non ancora, perché il suo principale soggetto collettivo, la Chiesa cattolica, ha una presenza debole ed incerta in questo momento così decisivo nello scenario europeo.

Nel caso della Spagna ciò risulta ancora più evidente perché sono molto visibili i 3 vettori che stanno demolendo la fede e la chiesa.

Il primo lo evidenziava (leggi qui) il giovane vescovo di Solsona, Mons. Xavier Novell in un recente testo riferito alle elezioni catalane: “Nell’arco parlamentare non si presenta alcuna opzione che assuma, in maniera più o meno completa, la convinzioni morali sulla vita, sulle relazioni sociali ed economiche proprie del cattolicesimo”.

Con tutte le sfumature desiderate, è un’evidenza spiacevole generalizzabile a tutta la Spagna.

Il secondo è stato oggetto di un’ampia polemica: nel dibattito pubblico è assente la concezione del pensiero cattolico, nonostante il gran numero di università e centri di analogo livello di cui dispone la Chiesa.

E il terzo, sicuramente il più grave, ha a che vedere con la grande apostasia.

A forza di girarci intorno, a forza di privilegiare il sociologismo rispetto alla verità evangelica, a forza di cedere e tacere, si è finito con l’accettare che la laicità intesa come neutralità delle istituzioni pubbliche di fronte alle varie confessioni religiose, si sia convertita in laicismo con l’esclusione della cultura cristiana e la cancellazione religiosa, fino a diventare un regime politico, in uno stato, ateo, dove ogni riferimento a Dio è proibito, eccetto che non sia per bestemmiarlo.

Il complesso di inferiorità cristiano è tale che esistono organizzazioni di questa natura che, sebbene si presentino come secolari, credono, per poter raggiungere i propri scopi che pure sorgono dalle loro coscienze cristiane, di dover censurare il richiamo a Dio e alla ragione cristiana.

Disastroso.

C’è in tutto questo una grande debolezza (leggi qui) che dobbiamo risanare con urgenza e decisione.

 

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