Vaccinazione-Vaccini

IL CORPO È MIO E (CON IL PERMESSO DELLO STATO) LO GESTISCO IO

Derive del principio dell’Habeas Corpus

alla luce di obbligo vaccinale, eutanasia e sistema di credito sociale*

    

di Roberto Allieri

       

Ipotizziamo che ci sia un medico di base tenacemente convinto che ogni disturbo possa essere curato con un bel clistere. Potremmo immaginare una situazione di questo genere, ambientata nell’ufficio di un ambulatorio medico:

  • Buongiorno dottore, sono venuto perché sento un forte dolore alla spalla che non mi passa…
  • Qui ci vuole un buon clistere: glielo prescrivo subito!
  • No, guardi, non è poi tanto grave… lasciamo perdere. Piuttosto, ho anche un altro problema alla gamba: mi sono graffiato urtando un cancello arrugginito. Ora mi fa male…
  • Sì, vedo: c’è una bella infezione in corso, con pericolo di tetano. Le prescrivo un clistere, è la cura migliore!
  • Ma no, dottore! Me ne ha già fatti fare due la settimana scorsa per curare la mia influenza. Non c’è un rimedio alternativo?
  • Sì, c’è la vigile attesa.
  • Fino a quando?
  • Fino a quando dovesse peggiorare. In tal caso, se proprio non vuole fare il clistere, dovrà andare in ospedale.
  • E lì cosa mi faranno?
  • Probabilmente le faranno un bel clistere e la lasceranno in vigile attesa sino al successivo clistere…

È una situazione paradossale che però può forse aiutare a capire questo punto cruciale: il paziente che si trovi davanti ad un medico con l’incrollabile fissazione che non esistano cure alternative all’unica che ha in mente lui penserà ‘bisogna fidarsi della medicina, io sto con la scienza’ oppure potrà ben farsi qualche domanda? È lecito nutrire dubbi? Che senso ha la libertà di scelta obbligata?

Ora, un virologo o un esperto che dice che per la cura del Covid l’unica o la migliore alternativa al vaccino che si possa riconoscere è la tachipirina con vigile attesa faccio fatica a considerarlo come scienziato: a me sembra affetto da un’ossessione o da oscure superstizioni. Quando lo vedo in televisione mi manca molto la sua mancanza.

E non voglio neanche lontanamente prendere in considerazione che abbia qualche tornaconto personale; gli esperti che trovano più spazio nei mass-media, si sa, sono notoriamente coraggiosi che vanno controcorrente, mettendo a rischio la propria carriera contro i poteri forti, senza alcun appoggio.

Eppure, di valide e ottimamente sperimentate cure alternative al vaccino (preventive, domiciliari, farmacologiche, naturali, etc.) ne abbiamo un’infinità. Senza contare l’immunità naturale acquisita da chi è guarito dal Covid, che è il miglior scudo contro il virus, come riconoscono onestamente tanti scienziati (ovviamente brutti e cattivi). Io posso anche arrivare a capire che un virologo – stimata 100 l’efficacia del vaccino, secondo i suoi parametri – arrivi a dire ‘questo farmaco o cura vale 80’ ‘questa cura vale 60’ ‘questa vale 10’. Ma non accetto che tutte le cure alternative valgano zero e che la vigile attesa le batta tutte.

Mettere in discussione un trattamento sanitario rientra in quella dialettica del rapporto medico-paziente e rispetto della sua dignità che è stata introdotta (o meglio, approfondita in una diversa prospettiva) dalla legge 219/2017 che ha disciplinato le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (le DAT). Purtroppo, l’autodeterminazione del cittadino nella scelta delle cure mediche e trattamenti sanitari è stata pienamente riconosciuta, con la gran cassa mediatica e appoggio dei poteri forti, solo per promuovere scelte di morte. Viene da chiedersi come mai non possa essere invocata anche in tema di scelte vaccinali.

Per poter comprendere con maggior pienezza la portata di tale principio ribadito nell’articolo 5 della sopra citata legge (secondo il quale ‘ogni persona ha il diritto di rifiutare… qualsiasi trattamento sanitario’) occorrerebbe ricollegarsi – al di là del contesto di fine vita in cui è stato affermato – alla radice da cui promana.

Ovvero al principio cardine della nostra civiltà giuridica liberale dell’inviolabilità della libertà personale, sancito per la prima volta in Inghilterra nel 1679 con la promulgazione dell’’Habeas Corpus Act’ (letteralmente ‘che tu abbia un corpo’; estensivamente ‘che il tuo corpo sia rispettato’). Qui sta la sorgente dell’intangibilità dell’integrità fisica. Il rispetto della persona si rafforza in questo riconoscimento. Ogni lesione della sfera corporale riconducibile all’alveo tutelato dall’‘Habeas corpus’ è un attentato alla dignità umana.

In questo clima di ‘caccia alle streghe’ e di ossessione per imporre con le buone o con le cattive una sorta di ‘stupro sanitario’ contro i renitenti al vaccino, a me dissidente etichettabile come complottista nonché insignito del titolo di terrapiattista a sua insaputa viene in mente un celebre slogan femminista: ‘Il corpo è mio e lo gestisco io’, che altro non è che una riaffermazione del principio dell’Habeas Corpus.

Sia ben inteso: posso approvare tale slogan finché è riferito al corpo delle donne. Lì si esplica il diritto reclamato. Nel caso di gravidanza, per il corpo del concepito, che è distinto da quello della madre e dotato di un suo specifico patrimonio genetico, vale però lo stesso principio di inviolabilità dell’integrità fisica.

Dunque, poiché anch’io ho un corpo, potrei far mio il vecchio slogan femminista ‘il corpo è mio e lo gestisco io’, opponendomi ai diktat sanitari di chi vuole imporre i vaccini. Se si vuole che io conceda il mio corpo per una iniezione, devono prima convincermi. Magari dirò di sì: nella mia vita mi sono vaccinato tante e tante volte, anche con vaccini non obbligatori. Ma non possono costringermi con le umiliazioni o con i ricatti. Ribadisco il concetto: Habeas corpus, ‘abbi il tuo corpo’, che il tuo corpo sia rispettato!       

E, ammesso e non concesso che ceda alle intimidazioni, contesto però il beffardo obbligo di firmare il consenso informato; davvero inaccettabile per chi viene costretto a vaccinarsi contro la sua volontà, solo per poter mantenere il lavoro ed evitare innumerevoli vessazioni!

Stante in questi casi l’analogia, a mio avviso, tra lo stupro e l’inoculazione coatta di sieri sperimentali, mi chiedo: forse che lo stupratore fa preventivamente firmare il consenso alla sua vittima? Per caso pretende anche di farle firmare l’informativa che accenna a possibili effetti collaterali indesiderati, minimizzando però tali rischi?

Insomma, oltre ad imporci il vaccino ci obbligano ad esprimere una dichiarazione di approvazione, che sta a significare che siamo noi a chiederlo spontaneamente e che riconosciamo che i suoi pregi sono infinitamente maggiori dei trascurabili difetti. Qui si sfiora il sadismo! A questi persecutori dico che non puoi bruciare una persona e in più pretendere che ami il suo rogo!

Può sembrare ardito, ma la possibilità da me auspicata di vaccinarsi senza sottoscrizione del consenso informato andrebbe in direzione del riconoscimento del principio dell’‘Habeas Corpus’. O meglio, del riconoscimento della sua violazione. Una consistente percentuale di italiani si è infatti vaccinata sotto ricatto e non ha potuto esprimere il proprio dissenso. Se fosse stato loro concesso di vaccinarsi senza firmare, acquisendo lo status di ‘sottoposto a trattamento sanitario non consenziente’, ciò avrebbe rispecchiato la realtà.

In situazioni di questo genere, l’obbligo vaccinale potrebbe anche essere disciplinato per legge (come già avviene per alcune categorie): ma dovrebbe riconoscere al cittadino il diritto di dissentire e dissociarsi dal contenuto del consenso informato e sancire l’obbligo dello Stato di assumersi le responsabilità (nonché risarcire le conseguenze) di tale coercizione.

Roberto Allieri

 

(*) Gli ultimi due argomenti saranno oggetto di separato approfondimento

 

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