Nei Paesi occidentali gli atti di repressione nei confronti della libera espressione della fede cristiana si stanno facendo sempre più numerosi. Giusta questa riflessione di Nicholas Senz.

Eccola nella mia traduzione.

Foto: screenshot dal film Becket

Foto: screenshot dal film Becket

Una delle mie scene preferite nel film Becket (se si può individuare un filo da quel capolavoro) è il momento in cui l’omonimo arcivescovo (Thomas Becket, ndr) affronta i luogotenenti di Re Enrico, che cercano di arrestarlo con accuse infondate. L’arcivescovo Becket appare completamente vestito con i paramenti sacri, con la mitra, con la ferula in mano e pronto a fronteggiarli. Quando si avvicina alla folla di soldati e di nobili, distende il pastorale con in cima la croce, facendo indietreggiare i rudi. Quando Robert de Beaumont comincia a leggere le accuse, Becket lo chiama per nome, poi lo avverte: “Robert de Beaumont, ascoltami per la tua anima, che è nel pericolo più grave“.

Poi nega le accuse e annuncia alla folla radunata: “Come capo della Chiesa d’Inghilterra e come vostro padre spirituale, vi proibisco di giudicarmi. Comando a voi e a tutti coloro che mi accusano di mantenere la vostra pace al di sopra del dolore per la messa in pericolo delle vostre anime immortali“. Quando comincia a partire e si trova di fronte un soldato, lo rimprovera: “Rinfodera la tua spada, Morville, prima che tu infilzi la tua anima sopra di essa”. A Becket è permesso di partire.

Oggi è difficile immaginare uno scenario simile in un film, figuriamoci nel mondo occidentale. Un vescovo che si trovi di fronte a tanta animosità resisterebbe ai suoi accusatori e invocherebbe la sua autorità apostolica? Una tale folla inferocita indietreggerebbe oppure semplicemente afferrerebbe il prelato per sbatterlo in prigione, come preludio a qualcosa di molto peggio?

Tali questioni sembrano accademiche, relative solo a racconti di un mondo ormai lontano. Eppure, in alcune parti del mondo di oggi, questi incontri spirituali e morali si ripetono. La Cina non ha scrupoli ad arrestare i vescovi o a tenerli in prigione per anni fino alla morte. Anche in nazioni con profonde storie cristiane, come il Nicaragua, che si sta rapidamente disintegrando, vescovi e cardinali si trovano sotto attacco.

Ma di sicuro questo vale per le dittature e gli Stati falliti, diremmo noi. Sicuramente non potrebbe accadere qui.

Penso che, tra non molto, lo vedremo.

L’animosità dei paesi ex cristiani verso la Chiesa è in aumento. Dopo che gli elettori (con il referendum di maggio scorso per l’abrogazione dell’VIII emendamento che vieta l’aborto, ndr) hanno eliminato la protezione costituzionale dell’Irlanda per i nascituri, il governo irlandese ha detto che gli ospedali cattolici che desiderano mantenere i loro finanziamenti governativi saranno tenuti ad offrire il servizio dell’aborto. Questo da una nazione che ancora oggi trasmette in TV l’Angelus ogni giorno. E alcuni stati australiani hanno recentemente approvato una legge che richiede ai sacerdoti che sentono parlare di abusi sessuali su minori e altri gravi crimini nel confessionale di rompere il sigillo sacramentale (del segreto, ndr) e segnalarli alla polizia.

Molti sacerdoti australiani e almeno un vescovo hanno pubblicamente dichiarato che non rispetteranno la legge, il che – a seconda dello Stato – significherebbe una multa pesante o addirittura la prigione.

Se la pressione dovesse andare avanti, andranno fino in fondo? I vescovi aiuteranno a pagare le multe dei loro sacerdoti, o li visiteranno se saranno messi in carcere? I vescovi irlandesi saranno disposti a rinunciare ai finanziamenti governativi invece di sottomettersi al nuovo regime sull’aborto?

Si può sperare che i vescovi abbiano il coraggio, al momento opportuno, di tener fede alle loro convinzioni.  Anche in un tempo di crescente secolarizzazione e ostilità verso la Chiesa nei paesi occidentali, i vescovi sono rimasti in gran parte rispettati. Essi sono invitati a importanti funzioni civili e luoghi d’onore. Essi ricevono i politici e sono lieti di rilasciare dichiarazioni su questo o quel progetto di legge proposto nella legislatura.

Ma le cose potrebbero cambiare abbastanza rapidamente. In realtà, questo sembra probabile. Il defunto cardinale Francis George potrebbe aver avuto ragione quando ha detto: “Mi aspetto di morire nel mio letto, il mio successore morirà in prigione e il suo successore morirà martire nella pubblica piazza“.

Troppo forte? Forse. Forse no. Ma considerate questo, anche: immaginate l’opportunità di dare improvvisamente una testimonianza viva per la fede.  Mentre Alfie Evans stava morendo in un ospedale di Liverpool, (mentre ai suoi genitori veniva impedito di rimuoverlo per cercare ulteriore aiuto), un commentatore scrisse: “E se l’arcivescovo entrasse in ospedale e dicesse: ‘Questo ragazzo e la sua famiglia vengono via con me’? Se gli fosse stato permesso di andarsene, quale sollievo avrebbe dato alla famiglia; se fosse stato arrestato, quale potente testimonianza avrebbe mostrato”.


Può darsi che presto non sia sufficiente per la società rifiutare l’insegnamento della Chiesa; essa potrebbe sentirsi costretta a mettere a tacere e a schiacciare l’istituzione stessa (cioè la Chiesa, ndr). Ma questo non avverrà perché la società laica si sta rafforzando e vuole piegare il rivale. Sarà perché la società, avendo rifiutato la verità, si troverà malata terminale, e infierirà contro il medico la cui diagnosi è giusta ma indesiderata.

Allora, a Dio piacendo, potrebbe realizzarsi l’ultima parte della dichiarazione del cardinale George: “Il suo successore raccoglierà i cocci di una società in rovina e contribuirà lentamente a ricostruire la civiltà, come la Chiesa ha fatto spesso nella storia dell’umanità”.

fonte: The Catholic Thing

 

 

 

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