Il 30 aprile scorso, il quotidiano tedesco “Die Tagespost” ha pubblicato un interessante estratto dal libro di Peter Seewald “Benedikt XVI. Ein Leben” uscito oggi per i tipi di Droemer HC Verlag, riportante con dovizia di particolari la cronaca dello storico Conclave del 2005. Ve lo proponiamo in traduzione italiana a cura di Alessandra Carboni Riehn.

 

Papa Benedetto XVI il giorno della elezione 19 aprile 2005 (AP)

fonte – AP

 

In un conclave può succedere di tutto. Niente è impossibile. Tuttavia, la regola è che chi entra in conclave da Papa ne esce cardinale. Per ore i fedeli avevano aspettato in piazza San Pietro un primo segnale. Finalmente! Quando lunedì 18 aprile, poco dopo le 20.00, dal camino della Sistina si alzarono le prime volute di fumo, parve che l’attesa fosse terminata. Come quando dopo uno sparo si alza in volo uno stormo di colombe, la folla corse da ogni parte verso il centro della piazza. “Papa, Papa!”, gridavano i primi. Altri guardavano fisso il camino o gli enormi schermi televisivi che mostravano il camino in primo piano. “Black or white?” chiese una suora passando. Gli interpellati scrollarono le spalle. Ora si riconoscevano chiaramente le prime nuvolette dell’oracolo alzarsi nel cielo romano. Ma erano nere. Decisamente. E un po’ stordita, come dopo una partita di calcio in cui la squadra del cuore ha perso, la gente tornò al suo posto, a casa o in uno dei bar, per riprendersi dall’emozione della giornata.

Nel primo turno di votazioni emergono due favoriti

Secondo le ricerche di vari media, in quel primo scrutinio erano emersi due favoriti: oltre a Ratzinger, il cardinale emerito Martini. L’italiano avrebbe ricevuto, si disse, uno o due voti più del tedesco. Il “Diario proibito” dell’anonimo partecipante al Conclave, tuttavia, riporta un risultato un po’ diverso: Ratzinger avrebbe ricevuto 47 voti (40,9 per cento), ma al secondo posto gli sarebbe seguito l’argentino Jorge Bergoglio con 10 voti. Martini avrebbe ricevuto nove voti, Camillo Ruini, il Vescovo Vicario di Roma, sei voti, e il Cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano quattro. Seguivano il cardinale Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa in Honduras, con tre voti e Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, con due voti. Più di 30 voti erano distribuiti tra gli altri cardinali. Ma il risultato più importante fu il cattivo risultato dell’ala “progressista” del Collegio cardinalizio. Anche nel “Diario proibito”, il punto centrale dell’informazione è il tentativo del “Gruppo di San Gallo”, formatosi intorno a Martini, Danneels, Lehmann e Kasper, di presentare una contro-candidatura. La volontà di evitare l’elezione di Ratzinger, così il presunto piano, avrebbe aperto la ricerca di un “candidato di compromesso”. Nel 1978 la procedura aveva funzionato. All’epoca, il fiorentino Benelli aveva bloccato il genovese Siri, dando così a un polacco la possibilità di sorpassare entrambi.

Secondo le regole per l’elezione del papa, dopo la mezzanotte nessuno tranne i cardinali era autorizzato a trattenersi nella foresteria di Santa Marta. Le suore erano state riaccompagnate nei loro alloggi. Le guardie di sicurezza facevano la guardia nelle loro auto davanti alla foresteria o pattugliavano i Giardini Vaticani. A Palazzo San Carlo, a 50 metri di distanza, erano di guardia due medici. Per il secondo e terzo turno di scrutinio, previsto per martedì mattina dalle 9:30, i Cardinali furono portati in autobus al Cortile di San Damaso, davanti al Palazzo Apostolico. Poi presero l’ascensore fino al primo piano, da dove raggiunsero a piedi la Cappella Sistina.

Ridurre il numero dei voti dispersi

È martedì 19 aprile, giorno memoriale di Leone IX, che regnò dal 1049 al 1054 e unico canonizzato tra i sette papi tedeschi vissuti finora. Lo scrutinio del giorno precedente era servito a sondare la situazione, mentre nel secondo scrutinio che sarebbe seguito si trattava di ridurre il numero dei voti dispersi. Ratzinger ricevette 65 voti (56,5 per cento), Bergoglio 35. I voti per Ruini erano passati a Ratzinger, quelli per Martini a Bergoglio. Sodano mantenne i suoi quattro voti, così come Tettamanzi i suoi due. Quando alle 11 del mattino ebbe inizio il terzo scrutinio, era chiaro che il conclave era diventato una gara tra due favoriti: Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio.

A quel punto pare che Martini avesse diffuso la parola d’ordine secondo cui Ratzinger non era adatto a trovare sufficiente consenso. Se il suo risultato non fosse migliorato, l’ex Prefetto della Fede si sarebbe certamente ritirato di sua iniziativa, per non bloccare il Conclave. Questo avrebbe spianato la strada all’auspicato candidato di compromesso. In realtà, però, nel terzo scrutinio Ratzinger vide aumentare la sua quota a 72 voti, avvicinandosi così alla necessaria maggioranza di due terzi. Anche Bergoglio, era riuscito ad aumentare ulteriormente la sua quota di voto, raggiungendo 40 voti, sufficienti a bloccare l’elezione con una minoranza di blocco. La corsa tornava quindi ad essere del tutto aperta. “Martini è tra coloro”, osserva a questo punto l’anonimo, “che prevedono una completa sostituzione dei candidati per la mattina del giorno successivo”.

Ma non fu Ratzinger che cominciò a esitare, come sperava Martini, bensì l’argentino. Nel “Diario anonimo” si legge come egli avesse dato a intendere di non essere più disponibile. In retrospettiva, Bergoglio in un’intervista al quotidiano argentino La Voz del Pueblo ha raccontato di non essere stato davvero un candidato alternativo a Ratzinger. Parlando con la rivista britannica Catholic Herald, aggiunse di aver invitato i suoi sostenitori a votare per il candidato Joseph Ratzinger. Anche nel suo libro di interviste Latinoamerica dell’ottobre 2017 ha dichiarato di aver percepito, in quel momento, che i tempi non erano ancora maturi per un Papa latinoamericano. Nel libro Francesco diceva testualmente: “In quel momento della storia, Ratzinger era l’unico uomo con la statura, la saggezza e l’esperienza necessaria per essere eletto.

“Dovrebbero finalmente prendere in considerazione di usare un altro sistema!”

Poiché sia le schede del secondo che quelle del terzo scrutinio vengono bruciate in un colpo solo, solo verso le 11:50 dal camino della Sistina torna ad alzarsi fumo. Ma quale? Di nuovo le stesse domande, espresse ad alta voce nel caos: “nero” o “bianco”? Per minuti regnò l’incertezza. A volte il fumo diventava più scuro, poi dal camino tornava a uscire una fumata che sembrava chiara. Il corrispondente di Agence-France Press scosse la testa: “Dovrebbero finalmente prendere in considerazione di usare un altro sistema!”. Un corrispondente radiofonico tedesco urlava nel suo cellulare: “Sembra che Ratzinger, che era considerato il favorito, sia stato bloccato. Ora la corsa è di nuovo completamente aperta”.

Ma le cose non stavano affatto così. In realtà, durante la pausa pranzo, l’unica domanda che molti dei partecipanti ancora si ponevano era se Ratzinger avrebbe poi effettivamente accettato l’incarico. Il decano sedeva come gli altri a una delle tavole rotonde nella sala da pranzo della foresteria. Non c’era un ordine prestabilito dei posti a sedere. “Quando lo svolgimento della votazione pian piano mi ha fatto capire che la ghigliottina sarebbe, per così dire, caduta su di me,” avrebbe detto più tardi, “mi sono sentito davvero stordito. Avevo creduto di aver portato a termine il lavoro della mia vita”. E avrebbe poi “detto con profonda convinzione al Signore: Non farmi questo! Hai uomini più giovani e migliori che possono affrontare questo grande compito con tutt’altro entusiasmo e ben altra forza!”. Contemporaneamente, però, gli venne in mente (“mi entrò nel cuore”, disse testualmente) “una letterina”, che il 93enne cardinale Augustin Mayer gli aveva dato prima del Conclave. “Se il Signore ora ti dicesse: ‘Seguimi’, vi era scritto, “allora ricordati di quanto hai predicato. Non rifiutarti! Sii obbediente, come hai detto del grande Papa scomparso.”

Alle 16 i Cardinali tornano nella Cappella Sistina. Tutti sono consapevoli che questo è il momento decisivo del Conclave. Questa volta Ratzinger non prende l’autobus con gli altri, vuole andare a piedi. Il segretario Gänswein lo accompagna. Non parlano. Che fare? Potrebbe davvero rifiutare? Giovanni XXIII non aveva già 78 anni quando i suoi colleghi lo elessero al soglio di Pietro? Sofocle completò il suo Edipo a Colono a 89 anni. Tiziano era un uomo molto anziano quando creò una delle sue opere più affascinanti, L’Incoronazione di spine. “Prego, poi, colui che sarà eletto – recitava la Costituzione Apostolica di Giovanni Paolo II al n. 86 – di non sottrarsi all’ufficio cui è chiamato, per il timore del suo peso, ma di sottomettersi umilmente al disegno della volontà divina. Dio infatti, nell’imporgli l’onere, lo sostiene con la sua mano, affinché egli non sia ìmpari a portarlo.”

“Mi sono coperto il viso”

Cardinal Meisner

Al momento dello spoglio delle 115 schede, i Cardinali hanno davanti a sé dei fogli bianchi in formato A4 con i nomi dei partecipanti. Inizia il quarto turno di scrutinio, e il nome Ratzinger risuona sempre più spesso. Dieci trattini, venti, cinquanta. Dai 70 in poi sale la tensione. Nessuno parla. Ma i più contano e segnano i loro trattini. Alle 17.30, dalla loro lista capiscono che il quorum della maggioranza di due terzi è raggiunto, con il mistico numero 77. Il 77, il raddoppio del santo numero 7. Simboleggia il completamento di una serie, la perfezione. 77 sono i nomi registrati nell’albero genealogico di Gesù nel Vangelo di Luca, la linea di discendenza di Cristo fino ad Adamo. “E Noè entrò nell’arca prima che arrivasse il diluvio”, si legge poi in Genesi 7,7, “e con lui i suoi figli e sua moglie e le mogli dei suoi figli”.

Ad ogni modo, in quel momento i cardinali si alzano uno dopo l’altro e tutto l’uditorio comincia ad applaudire. Piano, poi sempre più forte. “Mi sono coperto il volto”, riferì Meisner, “ho pianto dall’emozione. E non ero l’unico”. Quanto fosse grande il nervosismo dello stesso prescelto, lo rivelò un giorno dopo, nella prima predica tenuta con il nome di Papa Benedetto XVI nella Cappella Sistina: “Mi sembra di sentire la sua [di Giovanni Paolo II] forte mano stringere la mia. Mi sembra di poter vedere i suoi occhi sorridenti e sentire le sue parole, che in questo momento sono rivolte particolarmente a me: Non avere paura!”.

Dal libro di Peter Seewald “Benedetto XVI. Ein Leben”, pagg. 776-780 nella traduzione di Alessandra Carboni Riehn

 

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