Greg Burke, ex portavoce Sala Stampa Vaticana

Greg Burke, ex portavoce Sala Stampa Vaticana

 

di Aurelio Porfiri

 

Tempo fa leggevo alcune notizie dal sito Dagospia. Una di queste riguardava la nomina del giornalista americano Greg Burke come consulente della comunicazione del Vaticano, quindi parliamo di anni addietro. Ora, tra le tante cose che si potevano dire nell’articolo citato nel celebre sito Dagospia, ci si soffermava con molta sorpresa sul fatto che il giornalista americano fosse un laico, pur se membro dell’Opus Dei, allo stesso modo di un suo predecessore, Joaquin Navarro Valls. Ora, la sorpresa che si manifestava se un laico svolgeva dei compiti per la Chiesa Cattolica che non sono di natura strettamente sacerdotale, dimostrava quello che vorrei chiamare una sorta di clericalismo culturale. Significa che le false pretese del clericalismo (in materia di privilegi e coperture) sono così presenti nella cultura sociale di un popolo che ci si sorprende per cose di cui in realtà non ci si dovrebbe sorprendere. Più volte ci sono stati richiami anche da Papa Benedetto XVI sulla vera missione del sacerdote, che non è quella dell’operatore culturale o dell’agitatore sociale, ma quella del pastore di anime. Tutto ciò che non è connesso strettamente con questa missione non è di per se impossibile, ma non è indispensabile. Molte cose sono importanti, ma non tutte sono rilevanti. Se il clericalismo è un abuso, ricordiamolo, quando si fa culturale, è come una malattia che si cronicizza: la malattia è sempre presente e ci si abitua alla sua presenza senza la voglia di combatterla. Io credo invece che si debba essere molto vigili su questo clericalismo culturale. Infatti, una volta che esso viene identificato ed isolato, si può cominciare a sperare che certe cose che sembrano normali comincino a sembrare non così normali. In effetti, quale problema ci sarebbe se in alcune congregazioni romane ci fosse una presenza più massiccia di laici preparati? Presenza non in qualità di uscieri, ma anche in ruoli di responsabilità. So che questo succede, tanto per fare un esempio il direttore dell’Osservatore Romano è un laico. Ma sarebbe bello succedesse di più in ruoli che non presumono una funzione propria al sacerdote. Sarebbe anche possibile vedere questa presenza laicale come un antidoto al clericalismo, sempre sperando che i laici non siano anche loro clericali, altro male di cui ci dovremmo occupare in futuro.

Pensiamo agli Stati Uniti, mi viene molto da riflettere sulla realtà di questo paese, un paese che dal punto di vista cattolico ci offre una prospettiva bifronte, come Giano. Da una parte è stato la vittima di episodi di clericalismo devastante negli ultimi decenni, con le coperture degli abusi sui minori che hanno portato sulla bancarotta varie diocesi americane. Dall’altra però è un paese che vede la presenza di molti laici come direttori di uffici liturgici o come maestri di coro nelle cattedrali o come portavoce delle diocesi e così via. Come queste due cose possano aver convissuto è materia per studi più approfonditi. Io credo che, pur essendo un paese di cultura ecclesiastica che tendenzialmente non sarebbe clericale, ne è però inevitabilmente potenzialmente vittima perché parte di un sistema. Essendo stato per dieci anni Director of Music della chiesa di Santa Susanna, chiesa della comunità americana a Roma fino a qualche anno fa, il cui cardinal titolare era il Cardinal Law, al tempo vescovo di Boston che era uno degli epicentri del problema degli abusi sui minori, ricordo come la rabbia era veramente a livelli altissimi, che a volte sembravano incontrollabili. Io credo che lo scandalo sia scoppiato più forte negli Stati Uniti non perché il problema fosse esclusivamente loro (infatti sappiamo che purtroppo tocca tutto il mondo) ma perché quella parte che resiste al clericalismo culturale in quel paese ha fatto sentire la sua voce con forza, una forza che purtroppo viene soffocata in tante culture attanagliate dal problema di cui sopra. Certo si è dato poi adito a situazioni di esagerazione, ma il problema era ovviamente enorme. Credo che un primo passo per una riforma necessaria sia proprio quello di combattere questo clericalismo culturale, che purtroppo è terreno di coltura perfetto per questa piaga così ardua da estirpare.

 

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