I due fratellini e il daino

 

 

di Lucia Comelli

 

Essere diventata nonna è il maggior regalo che il Buon Dio mi abbia fatto in questi ultimi anni: anche perché il ritmo di vita più pacato (sono in pensione) e l’esperienza pregressa mi permettono – oltre alla gioia che ho sperimentato anche da mamma – una lettura più consapevole di ciò che significa introdurre nella realtà due bambini piccolissimi come i miei nipoti.

Educare un bambino è come generarlo una seconda volta: se quando lo concepisci gli dai la vita in senso biologico, è soprattutto attraverso le parole – e i gesti che le accompagnano – che promuovi (educere = tirare fuori) la sua umanità.

 

La Genesi sostiene che Dio ha creato ogni cosa con la parola:

“In principio Dio creò il cielo e la terra.  La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.”

 

In modo analogo, nominando noi adulti le cose: l’albero, il fiore, il cane, il brum brum (auto) del nonno … esse vengono alla luce, vale a dire iniziano ad esistere per lui! Per la sua mente e per il suo cuore.

Naturalmente, il risalto che noi familiari diamo alle parole, la mimica facciale, le piccole esperienze con cui illustriamo i concetti[1] rendono giocoso e quindi più veloce l’apprendimento.

Ma stando con i piccoli – insegnando loro l’ABC della vita – anche noi reimpariamo cose fondamentali, che avevamo perduto nel tempo, a partire dallo stupore per i fenomeni naturali: la pioggia, l’erba e i fiori … il variare delle stagioni!

Mi meraviglia la rapidità e la gioia con cui i miei nipotini apprendono: la bimba in modo più lineare, il piccolo – come molti maschi – con maggiore lentezza e improvvise accelerazioni. Mi commuove la trasparenza e l’intensità con cui ricambiano l’affetto dei familiari e vivono, istante dopo istante, ogni più piccolo evento sempre all’interno di tali rapporti (non dovrebbe essere così anche per noi credenti, non dovremmo cioè affrontare tutte le circostanze alla luce della fede in Cristo?).   

É interessante scoprire l’originalità dei loro caratteri e nello stesso tempo le affinità – psicologiche, oltre che fisiche – che ne documentano la prossimità ai familiari, ma soprattutto è affascinante scoprire come è insito in loro una sorta di primordiale senso morale e religioso.

Scoperto, ad esempio, il ruolo del lupo nella fiaba di Cappuccetto Rosso, mio nipotino – che a un anno non sapeva parlare, ma già sviluppava un interesse smodato per le storie e quindi per i libri – ha assestato una bella pacca con la manina sulla corrispondente immagine: scena che si ripete puntualmente a danno della matrigna e delle sorellastre di Cenerentola, della strega che avvelena Biancaneve …

Quanto al carattere innato nell’essere umano del senso religioso che, se educato, porta ad una gioiosa familiarità verso Maria e Gesù, vorrei raccontare la mia esperienza. Già a quattro mesi mia nipote Marta, se malcontenta, si rasserenava una volta portata all’aperto: sollevava il visetto e si perdeva a guardare per diversi minuti la volta celeste. Anche il piccolissimo Giovanni ne è rimasto particolarmente colpito. Già prima che iniziasse a parlare gli avevo indicato con enfasi il cielo: una parola che aveva appreso immediatamente, tanto che sentendola sollevava immediatamente verso l’alto la manina e sorrideva. 

Premetto che ha detto ‘mamma’ ad un anno compiuto e che ora, a distanza di soli sei mesi, capisce e ripete moltissime parole e persino le abbina tra loro (mi chiama nonna Cia).  Aveva da poco compreso il concetto di grande (riferito a certi alberi e massi) quando un paio di giorni fa mi ha stupito, confermando la mia convinzione.  L’avevo portato in campagna e, dopo aver corso in lungo e in largo, aveva voluto che lo prendessi in braccio per riprendere l’auto e tornare a casa; a questo punto ha alzato lo sguardo verso il cielo e per tre volte indicandolo ha detto: grande, grande, grande!

Si – ho pensato commossa – il cielo è immenso, ma la tua anima e Chi ha creato il firmamento sono ancora più grandi! 

 

[1] Tocco lievemente lo stelo di una rosa e poi ritraggo platealmente la mano: Ahi! la spina fa ‘pic’, punge! Naturalmente il piccolo imita i miei gesti ed esclamazioni!

 


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