Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Robert Royal e pubblicato su The Catholic Thing. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella nostra traduzione. 

 

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Victor Manuel Fernandez

 

C’è una vecchia distinzione filosofica sulle condizioni che sono necessarie, ma non sufficienti per rendere vera una cosa. Si potrebbe affermare, ad esempio, che la Chiesa è un “ospedale da campo” e quindi è necessario che abbia l’intenzione di curare i feriti e i moribondi. Ma senza le necessarie conoscenze mediche – e in questo scenario la piena e accurata comprensione di cosa sia la battaglia, e di come e perché si verifichino le vittime – non si potrà avere un adeguato percorso di cura.

Questa distinzione mi è venuta in mente leggendo una recente intervista con l’arcivescovo (presto cardinale e capo della Congregazione per la Dottrina della Fede) Víctor Manuel Fernández, al quale è stato chiesto direttamente cosa pensasse dell’enciclica Veritatis splendor, “Lo splendore della verità”, di San Giovanni Paolo II. Come sa chiunque segua le questioni cattoliche, quell’enciclica cercava con grande raffinatezza e forza di mostrare come le verità che ci vengono fornite attraverso la ragione e la rivelazione siano alla base della libertà umana e degli atti morali. Senza una verità solida, non c’è vera dignità umana.

La risposta dell’arcivescovo Fernández merita un’attenta considerazione su diversi fronti, dal momento che ora sarà lui a dirigere l’ufficio dottrinale del Vaticano:

Veritatis splendor è un grande documento, potentemente solido. Ovviamente, denota una preoccupazione particolare: quella di fissare alcuni limiti. Per questo motivo non è il testo più adeguato per incoraggiare lo sviluppo della teologia. Infatti, negli ultimi decenni, ditemi quanti teologi possiamo nominare con la statura di Rahner, Ratzinger, Congar o Von Balthasar? Nemmeno quella che chiamano “teologia della liberazione” ha teologi del livello di Gustavo Gutiérrez. Qualcosa è andato storto. [N.d.T.].

A parte l’inchino iniziale a un grande papa e santo recente, il resto del suo commento è così sbagliato, ovviamente e profondamente sbagliato in modi che sarebbero evidenti a qualsiasi studente di teologia – anzi, a qualsiasi lettore competente del testo – che è difficile credere che il papa abbia nominato un uomo con una prospettiva così distorta.

Per cominciare, come indicato sopra, la preoccupazione principale di Veritatis splendor (d’ora in poi VS) non è quella di porre dei limiti – funzione peraltro legittima – ma di mostrare la necessità della pienezza della verità per diverse cose umane cruciali. A tal fine, stabilisce dei principi. Altrimenti, come l’incoerenza del materialismo culturale attualmente dominante, la Chiesa si limiterà a fare affermazioni sulla libertà e sulla dignità umana senza alcuna base.

E anche prima di immergersi nei principi filosofici, teologici e morali della VS, la visione di Fernández della storia recente della teologia è, per essere caritatevoli, “inadeguata”. È davvero a causa delle inadeguatezze della VS che non sono sorti grandi teologi negli ultimi decenni?

L’implicazione è che i “limiti” posti dalla VS abbiano in qualche modo intimidito menti teologiche altrimenti audaci. Ma come? I dipartimenti di teologia dei college e delle università cattoliche non sono esattamente noti per l’ortodossia servile, per le pressioni dei colleghi a seguire una linea papale rigorosa o per soccombere alle presunte minacce di Roma. In effetti, organizzazioni come la Catholic Theological Society of America (CTSA) sono affidabili promotori dell'”accoglienza” delle persone LGBT+, dell’ordinazione femminile e del tipo di condivisione del potere ricercato dai progressisti cattolici.

Papa San Giovanni Paolo II

Papa San Giovanni Paolo II

Se vi sembra difficile da credere, guardate il “tema del congresso” – Social Salvation – per il prossimo congresso della CTSA (qui), che tra qualche cenno ad alcuni concetti tradizionali si concentra in particolare su questo:

Attualmente, una sfida efficace al peccato sociale del nostro tempo – sia esso sotto forma di razzismo, sessismo, eterosessismo, abilismo, classismo, antropocentrismo, colonialismo e così via – richiede un resoconto della salvezza sociale in linea con la preoccupazione di Dio per l’ordine sociale del mondo. In questo senso, la salvezza sociale si rivolge al continuo sforzo umano di riconoscere e resistere al peccato sociale, in altre parole, di sovvertire il male strutturale nell’interesse dell’ascesa e della visibilità del bene.

Se si avesse voglia e tempo da perdere, si potrebbe facilmente confermare che Veritatis splendor, il rottweiler di Dio (Benedetto XVI) e la Congregazione per la Dottrina della Fede hanno fatto ben poco per “limitare” questo genere di cose nell’ultimo mezzo secolo. Anzi, la corporazione teologica ufficiale ha limitato se stessa abbracciando la solita stanca litania di nostalgie secolari.

Il cardinale Mueller ha confermato che, mentre dirigeva la CDF, esisteva un dossier su Fernández stesso. E non c’è da stupirsi, vista la visione che l’argentino ha della storia cattolica recente.

Verità come quelle di Veritatis splendor hanno contribuito a sconfiggere mostri reali come l’ex URSS.

Questo è il passato. E il futuro?

Alla domanda sul suo approccio alla morale – e su quello di Papa Francesco – Fernández ha affermato:

1) Il primato assoluto della grazia e della carità nella teologia morale cattolica.

2) L’inalienabile dignità di ogni persona umana e le sue conseguenze.

3) L’opzione preferenziale per i poveri, gli ultimi e gli abbandonati dalla società.

4) Gli approcci individualistici, edonistici ed egocentrici alla vita che rendono difficile l’opzione per il matrimonio, la famiglia e il bene comune.

Ma cominceremmo male se separassimo la morale dalla teologia.

C’è del buono qui, correttamente inteso, che la VS stessa affermerebbe. Ma sappiamo che molte posizioni eterodosse e “eterodosse-adiacenti” hanno trovato spazio nelle posizioni pubbliche della Chiesa sotto l’egida della carità e della dignità umana. E ha permesso il cattolicesimo pubblico distruttivo di figure come i Biden e i Pelosi del mondo.

Come abbiamo visto anche nella preparazione del Sinodo sulla sinodalità, le applicazioni “pastorali” della carità e della dignità umana vengono spesso utilizzate per correggere le “inadeguatezze” del cattolicesimo precedente in materia di LGBT e di tutta la panoplia di preoccupazioni progressiste.

Ciò suggerisce che nei prossimi giorni sentiremo ancora parlare di come le precedenti formulazioni della fede e della morale non siano tanto sbagliate (parola dura) quanto “inadeguate”. Che lo “sviluppo” teologico (usando impropriamente San John Henry Newman) richiede un vero e proprio rovesciamento. Che la Fede dei tempi non è, oggi, sufficiente per noi.

Robert Royal

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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