Dal Catechismo all’esperienza cristiana
Questa rubrica è il proseguimento di quella dedicata all’esposizione del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Dal Catechismo all’esperienza cristiana, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA
Puntata n. 23 – I carismi dei fondatori e le comunità nella Chiesa (III)
A partire dall’incontro con un “carisma” autentico e approvato nella Chiesa, tutto viene riscoperto, come se si fosse bambini e si ricominciasse a vivere una vita nuova. Questo è il significato vero della parola “conversione”: non è qualcosa che produco io, ma una Grazia che mi accade e che io posso decidere di seguire, perché giudico che il non seguirla sarebbe uguale a perdere il senso e il gusto del vivere. E questa grazia non mi accade, normalmente, per una privata rivelazione, quanto attraverso l’incontro con un altro uomo, così come duemila anni fa, chi incontrava Gesù incontrava un altro uomo, portatore di qualcosa di straordinario: la Presenza stessa di Dio.
All’origine di tutto questo sta un “carisma”, dato a qualcuno che a noi è stata data la Grazia di incontrare senza alcun merito, ma certamente in vista di un compito di collaborazione con quel carisma, per la continua rigenerazione della vitalità della Chiesa. Dall’incontro con un carisma nasce sempre un compito, una corresponsabilità con colui che ne è portatore, quindi una vocazione, cioè una chiamata a collaborare con quel modo di costruire la Chiesa.
Chi incontrava san Domenico, anche se non lo seguiva nei conventi e nei monasteri, era comunque chiamato a costruire la Chiesa secondo il suo metodo, perché da quello era stato colpito e convertito. E alcuni, come sant’Alberto Magno, san Tommaso, santa Caterina da Siena e tanti altri hanno addirittura avuto ulteriori carismi che hanno arricchito, nel corso della storia, il carisma originario di san Domenico. E allo stesso modo è successo a chi ha incontrato e seguito altri santi.
È così che la Chiesa risorge sempre nella storia, ed è questo che la rende perennemente giovane. Allora non vale la pena perdere tempo a scandalizzarsi per le cose che non vanno, quanto piuttosto vale la pena seguire l’esperienza dell’incontro con quel carisma che ci ha ridestato il gusto pieno dell’essere di Cristo, il gusto stesso di vivere. E ti ha condotto a scoprire la Chiesa come “luogo” della Sua presenza, ad apprezzare la ricchezza delle Scritture e l’efficacia oggettiva dei sacramenti.
I carismi dei fondatori
Il “carisma” è una “Grazia” che viene data ad una persona non primariamente per la propria santificazione quanto per quella degli altri, “per un’utilità alla Chiesa”. Con questa Grazia quella persona si trova dotata di capacità più o meno straordinarie, per un tempo più o meno lungo che può estendersi anche alla vita intera.
«Straordinari o semplici e umili, i carismi sono Grazie dello Spirito Santo che, direttamente o indirettamente, hanno un’utilità ecclesiale, ordinati come sono all’edificazione della Chiesa, al bene degli uomini e alle necessità del mondo» (Catechismo della chiesa Cattolica, n. 799).
Esistono vari tipi di carismi: san Paolo, nella Prima lettera ai Corinzi ne elenca diversi.
«Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito […].
E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune: a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito il linguaggio della scienza; a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose è l’unico e medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole» (1Cor 12,4-11).
Qui noi ci stiamo interessando, particolarmente a quel tipo di carisma che suscita “l’attrattiva verso Cristo e la Chiesa”. Questo genere di carisma è proprio dei “fondatori” – sopra ho citato l’esempio di san Domenico – e dei santi “riformatori”, ma non necessariamente è dato in una misura tale da dare sempre origine ad una nuova fondazione, o ad una grande riforma; può rimanere anche circoscritto ad un piccolo gruppo di persone – questo dipende dal piano del Signore – e comunque sarà utile alla santificazione di quei pochi, o tanti, che con esso vengono a contatto.
Vediamo ora le caratteristiche principali un carisma di questo tipo.
1. Suscita l’attrattiva. La prima caratteristica è quella di destare, in chi lo ha incontrato, “l’attrattiva verso Gesù Cristo e la Chiesa” e di suscitare quindi il desiderio di seguire il cammino di fede secondo il modo in cui lo vive colui che ha destato quell’attrattiva. Perché «Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre» (Gv 6,44).
Questa attrattiva, poi, passa attraverso le caratteristiche proprie dell’umanità di una persona, per cui uno viene mosso a desiderare di avere un’“umanità” simile a quella. Cristo era così umano (la fede ci dice che Egli è “vero Dio” e “vero uomo”) da suscitare in chi lo conosceva il desiderio di essere un po’ come Lui; analogamente quell’umanità riverbera in chi è investito di quel tipo di carisma che rende presente al vivo Gesù Cristo. Questo non significa che la persona, che ha ricevuto quel carisma, non possa avere limiti o difetti, e anche peccati, ma che questi non sono sufficienti a mettere in ombra quel fascino umano attraverso il quale passa il Signore. Nella storia poi possono sussistere contemporaneamente più persone che portano un simile carisma. Come mai, allora si segue l’una e non l’altra? Come mai alcuni seguirono san Francesco e altri san Domenico? Questo può dipendere da diverse ragioni; ne rileviamo due: a) le circostanze contingenti, che hanno fatto sì che alcuni abbiano incontrato l’uno e altri l’altro. La Provvidenza del Signore passa attraverso le contingenze storiche: un incontro di due persone che parlano tra di loro; una lettura, un capitare casualmente ad una riunione; b) il carattere delle persone: per il carattere di certe persone, il temperamento e lo stile di vita di san Francesco poteva non colpire quanto quello di san Domenico e viceversa.
2. Educa alla fede secondo un “metodo” o “regola”. Chi ha ricevuto un carisma di questo genere non si limita a scatenare, con la sua parola, la sua vita e la sua umanità, un’attrattiva grande verso Cristo e la Chiesa, ma se lo segui, ti guida nel cammino di cambiamento che devi compiere per convertirti e maturare. Al carisma si associa sempre un “metodo”, o come si diceva anticamente una “regola”. La parola “regola”, non va però intesa in senso moralistico, come un insieme di adempimenti, seguendo i quali in maniera esteriore si è a posto, ma piuttosto come sinonimo di “metodo per vivere la fede”. La parola “metodo” significa letteralmente il “seguire una via” – etimologicamente passare attraverso una via – una strada e questo implica fare un passo dopo l’altro decisi ad andare avanti, non lasciare le cose all’episodicità. Metodicità significa sistematicità, continuità, al contrario di occasionalità. Ciò che è saltuario non costruisce. Non serve essere colpiti per una volta, o due, da un bel discorso, o dall’incontro con una persona, così come a uno studente non serve a niente andare a lezione una volta o due: occorre la frequenza continuata, e l’applicazione sistematica ad un lavoro che non ho la presunzione di sapere già fare da solo, perché il carisma non l’ho io, ma l’altro che ha suscitato in me quell’attrattiva.
In fondo, questa è l’origine dell’obbedienza: ho trovato attraverso di te la strada da seguire per la mia vita e inizio a fare quello che tu mi dici perché mi fido di te, in forza di quello che già ho iniziato a toccare con mano in me stesso e del cambiamento che vedo accadere anche negli altri.
Seguendo san Domenico e vivendo con lui i suoi seguaci cominciavano ad entrare nel suo modo di vivere la fede. Attenzione, però! Lo scopo del metodo educativo non è quello di idealizzare un essere umano, ma quello di arrivare a Cristo attraverso la strada che a lui è stato donato di vivere e di saper proporre. Non confondiamo mai il segno con il significato! Il punto di riferimento è Cristo: se si innesca una sorta di “culto della personalità” di un personaggio che ne prende abusivamente il posto, è segno che si è in errore.
3. Crea e guida una comunità nella Chiesa. Chi ha ricevuto un carisma di questo genere non rimane solo: dopo un po’ qualcuno incomincia ad unirsi a lui per vivere con lui lo stesso cammino di fede, seguendo quell’impostazione, quel metodo, che attrae e convince. Così nasce una comunità che può rimanere piccola e circoscritta, oppure giungere a diventare una grande fondazione nella Chiesa, come è stato per i grandi ordini religiosi, per i grandi movimenti laicali e sacerdotali.




















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