Dal Catechismo all’esperienza cristiana
Questa rubrica è il proseguimento di quella dedicata all’esposizione del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Dal Catechismo all’esperienza cristiana, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA
Puntata n. 24 – I carismi dei fondatori e le comunità nella Chiesa (IV)
L’autenticità di un carisma
La cosa più consolante per chi si trova ad iniziare una nuova strada per vivere la fede, nella Chiesa, è il riconoscimento dell’autenticità del carisma da parte dell’autorità della Chiesa. Questo dà la garanzia di essere nel cuore della Chiesa e la conferma che ciò per cui si spende la vita, seguendo un impulso irresistibile, non è illusione, o arbitrio, ma è frutto dello Spirito Santo.
«I carismi devono essere accolti con riconoscenza non soltanto da chi li riceve, ma anche da tutti i membri della Chiesa. Infatti sono una meravigliosa ricchezza di Grazia per la vitalità apostolica e per la santità di tutto il Corpo di Cristo, purché si tratti di doni che provengono veramente dallo Spirito Santo e siano esercitati in modo pienamente conforme agli autentici impulsi dello stesso Spirito, cioè secondo la carità, vera misura dei carismi. È in questo senso che si dimostra sempre necessario il discernimento dei carismi. Nessun carisma dispensa dal riferirsi e sottomettersi ai Pastori della Chiesa, “ai quali spetta specialmente, non di estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono” (Lumen gentium, n. 12), affinché tutti i carismi, nella loro diversità e complementarità, cooperino all’“utilità comune” (1Cor 12,7)» (Catechismo della chiesa Cattolica, n. 800-801).
La trasmissibilità del carisma
Il carisma è un dono dato ad una persona ben precisa e, come tale, di per sé, non si trasmette. E lo si vede dal fatto che con il tempo, in qualunque comunità, lo spirito del fondatore tende ad attenuare la sua intensità e la sua efficacia, fino a poter essere anche distorto e al limite scomparire.
È suggestivo e significativo a questo proposito l’episodio biblico del rapimento del profeta Elia e di Eliseo che non ottiene di ricevere i due terzi dello spirito di Elia, come aveva chiesto.
«Mentre passavano Elia disse a Eliseo: “Domanda che cosa io debba fare per te prima che sia rapito lontano da te”. Eliseo rispose: “Due terzi del tuo spirito diventino miei”. Quegli soggiunse: “Sei stato esigente nel domandare. Tuttavia, se mi vedrai quando sarò rapito lontano da te, ciò ti sarà concesso; in caso contrario non ti sarà concesso”. Mentre camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. Eliseo guardava e gridava: “Padre mio, padre mio, cocchio di Israele e suo cocchiere”. E non lo vide più» (2Re 2,9-12).
Tuttavia i membri di una comunità partecipano in misura più o meno ampia dei frutti del carisma del fondatore, in quanto, attraverso l’immedesimazione con il suo metodo vengono resi essi stessi capaci di trasmettere l’annuncio cristiano in modo analogo e con un’analoga forza attrattiva; ma mi sembra si debba ritenere che la partecipazione in un grado veramente significativo ad un carisma sia essa stessa un ulteriore carisma.
Colui che succede ad un fondatore deve avere egli stesso un carisma particolare – suo proprio – per proseguire l’opera di colui che ha iniziato; e ancor più chi, dopo molto tempo si trovasse ad intraprendere e a riuscire in un’opera di riforma.
Caratteristiche della comunità
La comunità nata da un carisma non si realizza necessariamente e solamente come “casa”, cioè come forma di coabitazione, tra coloro che ne fanno parte, anche se questo può avvenire prima o poi per alcuni, come avvenne a san Domenico e ai suoi frati, e prima ancora alle donne che ne seguirono la guida spirituale.
Una comunità per essere tale, prima ancora di materializzarsi in una o più case, deve avere alcuni elementi caratteristici senza i quali anche la casa diverrebbe inutile e che i muri da soli non bastano a costituire, fossero anche le mura del monastero più rigoroso.
- a) Prima caratteristica
La prima caratteristica costitutiva della comunità, convocata da un carisma, consiste nella coscienza, da parte dei suoi membri, del fatto che la comunità non è anzitutto il risultato del loro sforzo di andare d’accordo, ma è costituita da ciò che essi hanno “oggettivamente” in comune anche quando vi fossero incomprensioni.
E ciò che hanno oggettivamente in comune è:
– il fatto di essere il luogo della Presenza reale del Signore («Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro», Mt 18,20);
– il fatto di avere incontrato una persona che ha fatto scoprire loro in modo decisivo per la vita Cristo e la Chiesa.
- b) Seconda caratteristica
La seconda caratteristica consiste nell’avere una “guida” la cui“ autorevolezza” è riconosciuta nei fatti come un aiuto efficace per vivere e maturare nella propria umanità cristiana. Non è pensabile che una comunità sia luogo di esperienza se non c’è qualcuno che impersona in qualche modo il carisma originario. Là dove questa condizione viene meno la comunità può proseguire il suo cammino nella storia, sostenuta dalla struttura giuridica dell’autorità e dalle sue regole, ma i suoi membri non sono pienamente aiutati a sperimentare la contemporaneità con Cristo di cui prima si è parlato.
- c) Terza caratteristica
La terza caratteristica della comunità è quella di essere caratterizzata da un “metodo” e da degli “strumenti” di formazione che siano secondo la linea propria del carisma. Una sorta di catechesi permanente.
- d) Quarta caratteristica
La quarta caratteristica consiste nel vivere insieme dei “gesti” della “fede” e della “carità”, come alcuni “momenti liturgici”, dei gesti della vita quotidiana e di concreta “carità verso il prossimo”.
Vi sono poi delle altre caratteristiche derivate, cioè che sono conseguenze della precedenti. Tra queste ne cito due:
- i) La fraternità
Se si è accomunati da un’esperienza così fondamentale per vivere, difficilmente non nasce anche un senso di sincero affetto e gratitudine gli uni per gli altri; là dove questo viene meno è venuta meno la coscienza del motivo che ha originato la comunità e sarebbe inutile lo sforzo di cercare di andare d’accordo, di volersi bene.
- ii) La missionarietà
Una comunità così è per sua natura missionaria, perché il bene per sua natura tende a comunicarsi (bonum diffusivum sui); e se io sto vivendo un’esperienza che per me è buona e decisiva per la vita, difficilmente non ne parlo ad altri, che magari stanno faticosamente cercando la strada per vivere. Anche la missione non parte da uno sforzo, ma dall’essere se stessi fino in fondo: si fonda sull’esperienza di unità nella propria persona che non riesce ormai più a non essere di Cristo in ogni momento, a non essere dentro la sua pace, anche nei momenti più faticosi; e questa pace, questa unità della persona traspare e chi la cerca la può riconoscere; e chi cerca di raggiungerla per altre strade, guardandoti, può comprendere che l’unica vera strada è Gesù Cristo, che ci è contemporaneo nella Chiesa, che ci attrae attraverso un carisma che attorno a sé ha radunato una comunità fraterna.




















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