Interessanti riflessioni di Javier Arias sulla Dichiarazione Fiducia Supplicans pubblicate il 20 dicembre sul giornale online InfoVaticana: non c’è la chiarezza che dovrebbe contraddistinguere un documento del Dicastero della Dottrina della Fede e lascia nel dolore le persone che cercano di vivere castamente la loro vita con la croce dell’attrazione verso le persone dello stesso sesso. Ecco la traduzione curata da Annarosa Rossetto.

 

Gaudete Gauchos! Papa Francesco pone la berretta al suo collega argentino, il neoeletto cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, in Piazza San Pietro in Vaticano, sabato 30 settembre 2023.
Gaudete Gauchos! Papa Francesco pone la berretta al suo collega argentino, il neoeletto cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, in Piazza San Pietro in Vaticano, sabato 30 settembre 2023.

 

Nessuno può sapere cosa si nasconde dietro la Dichiarazione Fiducia Supplicans sul senso pastorale delle benedizioni. È solo un rimedio pastorale per avvicinare i lontani alla Chiesa? È un nuovo passo per preparare il terreno a un futuro cambiamento nella dottrina? La risposta sta solo nella coscienza del cardinal Víctor Manuel Fernández e di papa Francesco.


Il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha dichiarato ieri (lunedì 19, ndr) a InfoVaticana che si tratta di un testo che «è stato attentamente pensato per evitare ogni erronea interpretazione» anche se molteplici e diverse interpretazioni già circolano tra i media e sui social network.

La realtà è che quando si vede un documento di 45 paragrafi si tende a pensare che più parole ci sono, più è facile distorcere la chiarezza del messaggio. Davvero non si sarebbe potuto pubblicare un documento più concreto e privo di ambiguità?

Nemmeno i vescovi spagnoli hanno osato esprimere pubblicamente la loro opinione su questo tema. Forse per i soliti motivi (vigliaccheria) o per paura di non saper interpretare correttamente il testo del cardinale Fernández che porta la firma anche di papa Francesco.

Se sia Papa Francesco che il Dicastero per la Dottrina della Fede hanno un compito sostanziale, è precisamente quello di ‘confermare’ il popolo di Dio nella fede e non di essere generatori di incertezze.

Tucho Fernández difende nello scritto che «questa Dichiarazione resta ferma nella dottrina tradizionale della Chiesa sul matrimonio, non ammettendo alcun tipo di rito liturgico o di benedizione simile ad un rito liturgico che possa creare confusione».

Spiega poi che «si può comprendere la possibilità di benedire le coppie in situazione irregolare e le coppie dello stesso sesso, senza convalidare ufficialmente il loro status né alterare in alcun modo l’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio». La domanda è: come si fa? Sarebbe lo stesso dire che si può benedire un medico che pratica aborti ma senza approvare quel delitto abominevole? C’è chi sostiene che sia così.


Il cardinale Fernández lo aveva già annunciato su InfoVaticana


La verità è che chi ha seguito le dichiarazioni del cardinale argentino non deve stupirsi di questo testo. Víctor Manuel Fernández aveva già lasciato intendere qualche mese fa che questo documento potesse arrivare. Lo ha detto proprio a InfoVaticana nella prima intervista rilasciata quando è stato nominato prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, in sostituzione del cardinale Ladaria.

In quell’intervista gli chiesi se fosse d’accordo con il responsum dell’anno 2021 del cardinale Ladaria quando fu messo in chiaro che la Chiesa «non può benedire il peccato».

Víctor Manuel Fernández ha detto di comprendere che «il matrimonio in senso stretto è una cosa sola: quell’unione stabile di due esseri così diversi come l’uomo e la donna, che in quella differenza sono capaci di generare nuova vita. Non c’è niente che possa essere paragonato a quello e usare quel nome per esprimere qualcos’altro non è né buono né corretto.»

Il prefetto della Dottrina della Fede, allora recentemente nominato, dichiarava a questo giornale che «bisogna evitare gesti o azioni che possano esprimere qualcosa di diverso. Ecco perché penso che la massima attenzione da adottare sia quella di evitare riti o benedizioni che potrebbero alimentare questa confusione.» Nonostante questa affermazione, ha aggiunto che «se una benedizione viene data in modo tale da non provocare questa confusione, dovrà essere analizzata e confermata. Come vedrete, c’è un punto in cui lasciamo una discussione strettamente teologica e passiamo a una questione piuttosto prudenziale o disciplinare.»

Detto fatto. Sei mesi dopo abbiamo già il documento che ci permette di impartire quella benedizione, in questo caso, alle coppie dello stesso sesso e ad altre persone che si trovano in una situazione irregolare. Ciò che il cardinale Víctor Manuel Fernández non ha certamente potuto fare è evitare che questa confusione venga alimentata.

I titoli della stampa sono praticamente unanimi: il Papa ha permesso la benedizione delle coppie omosessuali. Nonostante si sottolinei che non è paragonabile a un matrimonio e che non si intende benedire “l’unione” bensì la persona, il caos è già diffuso e sarà molto difficile per la Santa Sede uscire da questo pasticcio.


Cosa facciamo con coloro che lottano per vivere questa tendenza alla luce della fede cattolica?

I vescovi tedeschi e austriaci sono usciti di corsa a sostenere e applaudire questo primo passo del Vaticano. Naturalmente, chi non è convinto di questa affermazione perché “insufficiente” è la lobby LGBT infiltrata all’interno della Chiesa, il cui unico scopo è cambiare la morale e la dottrina.

Si sentono ancora discriminati perché sanno che questo documento non soddisfa le loro più alte aspirazioni tra cui quella di far approvare e accettare dalla Chiesa l’unione di persone dello stesso sesso allo stesso livello di un matrimonio eterosessuale. Si tratta quindi di una Dichiarazione che non soddisfa né gli uni né gli altri.

In tutto questo caos, ho trovato molto interessante la riflessione fatta dal sacerdote Patxi Bronchalo, della diocesi di Getafe. Racconta come nella sua vita da prete ha accompagnato ragazzi attratti da persone del suo stesso sesso. «Ho cercato di aiutarli a vivere la virtù della castità, ho visto come la preghiera, l’Eucaristia, la confessione, trattarli con amicizia e la fratellanza con gli altri li hanno continuamente rafforzati e sostenuti. Stanno bene, in pace con sé stessi, con la loro storia e con Dio. Questi ragazzi non sono stupidi, sanno benissimo cosa è giusto e cosa è sbagliato, vedono cosa nella loro vita li aiuta e cosa li ferisce, per questo chiedono aiuto e si rivolgono a un prete. Cosa diciamo loro adesso? Cosa è andato storto? Che li abbiamo ingannati? «Che per compiacere un mondo che non si accontenterà mai, li tradiamo?»

In molte occasioni quando si parla di persone omosessuali si tende subito a pensare a qualcuno che va in giro seminudo alla manifestazione del gay pride. Ma sarebbe un errore tremendo cadere in un simile riduzionismo.

Non possiamo dimenticare che ci sono persone (soprattutto giovani) che, per un qualche motivo, provano attrazione per persone dello stesso sesso. Nonostante questa tendenza, si sforzano di condurre una vita casta e ordinata secondo gli insegnamenti e i comandamenti della Chiesa cattolica. È una soluzione dire che rubare non è più un peccato affinché i ladri possano “integrarsi” nella Chiesa? La soluzione è permettere l’adulterio affinché chi non è fedele al matrimonio “si senta accolto” dalla Chiesa? La Chiesa dovrebbe eliminare l’ottavo comandamento affinché i bugiardi non si sentano “lontani”?

Tutti noi possiamo cadere in uno qualsiasi di questi peccati; eppure, riconosciamo che se cadiamo, ciò di cui abbiamo bisogno non è una pacca sulla spalla o un cambiamento di dottrina come rimedio per non superare le nostre colpe e le cattive inclinazioni, ma aiuto, fede e speranza per rinnovare la lotta.

Come sottolinea Patxi Bronchalo, «questa questione delle benedizioni sta loro dando un duro colpo. Non è carità. Un altro sostegno con il quale ci sforziamo di aiutare ogni persona a vivere secondo gli insegnamenti di Dio. Molti di noi sono preti. Questo non è il Vangelo di Gesù ma quello che abbiamo inventato noi. Non è misericordia, è buonismo nostro. Questo può suscitare l’applauso di alcuni ma non salva nessuno, questo solo Dio lo fa.»

Concludiamo questo articolo con una frase di un santo della fine del secolo scorso che calza a pennello con tutta questa situazione: «Siamo arrivati, figli miei, ​​a un punto in cui, purtroppo, si disprezza chi vuole rimanere costante nella fede e si lodano gli apostati e gli eretici, scandalizzando le anime semplici, che si sentono confuse e turbate.»

Javier Arias

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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