Card. Robert Sarah
Card. Robert Sarah

 

 

di Sabino Paciolla

 

Il cardinale Robert Sarah ha lanciato un forte appello all’unità della Chiesa di fronte alle consacrazioni episcopali annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) per il 1° luglio 2026. In un’intervista alla rivista francese La Nef, l’ex prefetto della Congregazione per il Culto Divino definisce la situazione «oggettivamente grave» e fonte di «profondo dolore». Lo riporta Niwa Limbu su Advaticanum.

Secondo il porporato guineano, qualsiasi consacrazione episcopale senza mandato papale aggraverebbe la frattura con Roma, allontanando ulteriormente i tradizionalisti dalla comunione gerarchica. Fonti vicine alla Fraternità hanno confermato l’intenzione di procedere nonostante gli avvertimenti della Santa Sede, che considera tale atto una «rottura decisiva con la comunione ecclesiale».

Sarah ricorda le norme del diritto canonico: sia il vescovo consacrante sia il consacrato incorrerebbero nella scomunica latae sententiae. «In questo caso, l’atto sarebbe ancora più grave poiché comporterebbe l’ordinazione di un vescovo contro una richiesta formale della Sede Apostolica», sottolinea. 

L’attaccamento alla Tradizione, per quanto legittimo, non può giustificare la disobbedienza: «La fedeltà alla Tradizione non può essere separata dalla comunione gerarchica».

Il cardinale riconosce tuttavia le sofferenze e le questioni dottrinali accumulate nella Fraternità, invitando a non contrapporre unità e verità. «La verità e la carità devono andare di pari passo. Credo che dobbiamo digiunare e pregare affinché si possa evitare l’irreparabile», afferma. 

Nella sua dichiarazione Prima che sia troppo tardi! Un appello all’unità, Sarah esprime «grave preoccupazione» per la decisione della FSSPX, fondata da monsignor Lefebvre. «Ci viene detto che questa decisione di disobbedire alla legge della Chiesa è motivata dalla legge suprema della salvezza delle anime: suprema lex, salus animarum. Ma la salvezza è Cristo, ed Egli si dona solo all’interno della Chiesa. Come si può pretendere di condurre le anime alla salvezza per vie diverse da quelle che Egli stesso ci ha indicato?».

Oltre alla questione della FSSPX, Sarah offre una riflessione più ampia sullo stato della Chiesa. Denuncia il «ritorno del paganesimo» non solo come adorazione di idoli, ma come «perdita del significato stesso dell’adorazione». Quando la fede si riduce a «linguaggio sociologico», la liturgia diventa intrattenimento e la morale oggetto di continua negoziazione, «qualcosa del paganesimo ritorna». La grande eresia del nostro tempo è «la permeabilità allo spirito del mondo»: «Il mondo non si aspetta che la Chiesa ripeta le sue parole; si aspetta che gli apra il Cielo».

Sul pontificato di Papa Francesco, il cardinale esercita un discernimento sereno e rispettoso. «Non solo è lecito, ma a volte è necessario esercitare il discernimento riguardo a un periodo della vita della Chiesa», afferma, precisando di non essersi mai opposto personalmente al Papa: «Abbiamo sempre lavorato insieme con semplicità, nonostante le fantasie dei giornalisti». Riconosce ferite di confusione, ma invita a non attribuire a un solo uomo una crisi più profonda che, in verità, viene da lontano. L’ex prefetto ha riconosciuto che i pontificati possono lasciare dietro di sé «aree di disagio o di confusione».

Riguardo al Concilio Vaticano II, Sarah chiede «chiarificazioni» piuttosto che correzioni o ripudi. Testi su libertà religiosa, ecumenismo, collegialità e rapporto Chiesa-mondo hanno generato interpretazioni divergenti, talvolta opposte alla fede. «Un concilio deve essere letto nella continuità della fede così come è sempre stata».

Il cardinale critica anche le derive della democrazia contemporanea, che, separata dalla verità morale oggettiva, rischia di diventare «dittatura del relativismo»: «Nessuna procedura può creare la verità».

Nonostante le preoccupazioni, Sarah intravede segni di speranza: giovani attratti dall’adorazione eucaristica, dalla confessione e dalla preghiera tradizionale, e un aumento di battesimi di adulti in Europa. Rivolgendosi al nuovo pontificato di Papa Leone XIV, esprime l’auspicio di «maggiore chiarezza dottrinale, profondità liturgica, pace interiore e senso di Dio».

L’appello del cardinale Sarah è chiaro: la Chiesa deve ricomporsi nella verità e nella carità, evitando nuove ferite che renderebbero più difficile la missione di annunciare Cristo. L’unità non è optional, ma condizione essenziale perché la salvezza possa raggiungere le anime attraverso le vie stabilite dal Signore.

 

 

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