Uno dei temi che continuano ad essere scottanti è la querelle sul card. Burke con le notizie di una qualche forma di sanzione da parte del Papa per la sua mancata accettazione di molti aspetti della linea pontificia in temi di sinodalità, dottrina e molto altro.

Vi proponiamo questa interessante riflessione pubblicata in 28 novembre nella parte finale della newsletter di The Pillar nella traduzione di Annarosa Rossetto.

 

Raymond Leo Cardinale BURKE
Raymond Leo Cardinale BURKE

 

Molti cattolici parlano questa settimana di una notizia uscita in anteprima su un sito di notizie italiano solo un giorno o due fa, e che da allora ha preso vita propria, compreso una notizia dell’Associated Press di questa mattina, che afferma di aver confermata la storia.

La notizia è che Papa Francesco ha “punito” – come ha detto l’AP – il cardinale Raymond Burke, tagliandogli lo stipendio vaticano e togliendogli l’appartamento che utilizza in Vaticano.

Secondo l’AP, il Papa ha detto ai funzionari vaticani la scorsa settimana che lo stava facendo perché Burke è una fonte di “divisione” nella Chiesa.

Qualche istante prima che premessi l’invio di questa newsletter, The Pillar ha confermato diversi elementi della storia.

The Pillar ha confermato che la settimana scorsa c’è stato un incontro in Vaticano, in cui Papa Francesco ha discusso una misura punitiva, relativa allo stipendio e all’appartamento del cardinale Burke, menzionando specificamente che il cardinale Burke è stato una fonte di “divisione” nella Chiesa.

Non era chiaro alle nostre fonti vicine alla situazione se la misura avrebbe incluso sia l’appartamento che lo stipendio, ma poiché lo stipendio va ai cardinali che vivono a Roma, se Burke perde l’appartamento e lascia Roma, perde anche lo stipendio.

The Pillar ha inoltre confermato che Burke non è stato informato direttamente della decisione.

Burke, sospetto, la prenderà piuttosto tranquillamente.

Il cardinale è un critico schietto di Papa Francesco e ha generato non poche polemiche per il suo approccio.

Ma mentre parla apertamente di questioni ecclesiastiche per come le vede, Burke non ha il temperamento per parlare di un affronto personale – in effetti, sono stato in sua compagnia diverse volte negli ultimi anni, e non ho sentito lui parlare male del Papa personalmente, o delle sue decisioni di rimuoverlo dalle posizioni autorevoli che un tempo ricopriva.

Si dà il caso che io abbia visto Burke visibilmente a disagio in presenza di cattolici che insultavano personalmente Francesco, invece di criticare l’approccio teologico o lo stile di leadership del pontefice.

Ha quel tipo di pietà personale, a mio avviso, che gli rende l’idea di denigrare la persona del Papa molto sgradevole – anche se è molto deciso – e talvolta drastico – nelle sue critiche all’approccio di Francesco su alcune questioni.

Questa distinzione sembra importargli molto.

In ogni caso, il cardinale ha la cura di un santuario a La Crosse, nel Wisconsin, e una sorella lì, e sospetto che se il suo stipendio al Vaticano venisse tagliato non soffrirebbe per la mancanza di denaro.

Ma che Burke commenti o meno, lo faranno i cardinali.

E penso che anche alcuni cardinali istituzionalisti molto moderati – quelli che trovano sgradevole la schiettezza di Burke – considereranno questa decisione papale oltre ogni limite.

Proprio lo stesso istituzionalismo che li mette a disagio con Burke probabilmente li porterà, riguardo alla mossa di Francesco, a concludere che nella Chiesa le cose semplicemente non si fanno in questo modo.

Ho il sospetto che la mossa sarà vista dai cardinali di curia, soprattutto, come un passo azzardato, che i papi non dovrebbero esercitare arbitrariamente il loro potere illimitato per punire un loro critico.

Potrebbero esserci alcuni cardinali che pensano che sia una risposta adeguata a una critica persistente al papa. Ci saranno osservatori ultramontani che penseranno che sia “dovuto”.

Ma ad altri – compresi alcuni cardinali che criticavano spesso Benedetto o Giovanni Paolo II – sembrerà probabilmente una scelta palesemente vendicativa.

Non penso che servirà a sedare altri potenziali critici cardinalizi. Potrebbe avere un effetto dissuasivo per quanto riguarda il discorso pubblico. Ma probabilmente farà sì che i cardinali si agitino a porte chiuse – e sospetto invece che incoraggerà i critici del Papa, li galvanizzerà o ne creerà.

Ciò potrebbe suggerire, penso, anche ai cardinali molto moderati, che quando il Papa non li gradirà più, gli toglierà il terreno sotto i piedi, e in fretta.

Che non possono operare con stabilità in carica. Che anche se in questo momento potrebbero godere del favore del papa, perderlo significherebbe perdere anche le loro case.

Ci saranno, senza dubbio, paragoni con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che tendevano ad essere piuttosto magnanimi nei confronti dei cardinali critici verso di loro, conferendo loro anche sedi diocesane e dicasteri vaticani molto significativi.

Insomma, penso che ci saranno obiezioni a questa decisione anche da parte degli angoli più moderati e istituzionalizzati del Collegio Romano.

E sospetto che catalizzerà discussioni più tranquille su un futuro conclave – e su che tipo di uomo dovrebbe essere al potere – di quanto Papa Francesco probabilmente si aspetta. Per alcuni sembrerà incoraggiare un candidato che rispetti gli usi e le tradizioni della Sede Apostolica. Per altri scoraggerà qualsiasi cardinale considerato vicino al papa.

Il Bardo ha espresso in “Misura per misura” un sentimento che mi aspetto troverà eco tra i cardinali del Vaticano:


Chi la spada del cielo vuol brandire

santo quanto severo ha da apparire;

e trovare in sé stesso il suo modello

per restar sempre quello,

cui, se la grazia gli venga mancare

gli sovvenga comunque la virtù;

e i peccati degli altri misurare

con egual metro, né meno né più.

di J.D. Flynn

 


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