Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da John L Allen Jr/ Crux e pubblicato su Catholic Herald. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

cardinale Fridolin Ambongo Besungu
cardinale Fridolin Ambongo Besungu

 

Si racconta che durante il dominio britannico dell’India, i funzionari coloniali si preoccuparono dei cobra velenosi nella città di Delhi e decisero di offrire una taglia per ogni serpente morto. Gli intraprendenti abitanti del luogo, naturalmente, iniziarono ad allevare cobra per riscuotere la ricompensa. Quando gli inglesi scoprirono lo stratagemma e ritirarono l’offerta, gli allevatori liberarono i loro cobra, ormai privi di valore, peggiorando notevolmente il problema.

Il cosiddetto “effetto Cobra” è una classica illustrazione di quella che viene definita “legge delle conseguenze indesiderate”. Molto spesso, le azioni progettate per ottenere un risultato generano in realtà una cascata di altri effetti, la maggior parte dei quali non erano mai stati previsti o desiderati.

In questo momento, Papa Francesco potrebbe sentirsi intrappolato nella sua versione dell'”Effetto Cobra” per quanto riguarda il documento vaticano Fiducia Supplicans sulla benedizione delle persone in unione omosessuale.

Una delle principali conseguenze della controversia sul documento, per ironia della sorte, sembrerebbe essere quella di aver dato ai critici conservatori del Papa la possibilità di fare il tifo per i possibili candidati in un futuro conclave, ovvero per i contendenti che potrebbero indirizzare la Chiesa in una direzione diversa.

In questo momento, forse nessuno come papabile, o candidato a diventare Papa, è salito tanto in alto durante il furore per Fiducia come il cardinale Fridolin Ambongo Besungu di Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo, che è anche il leader eletto dei vescovi africani come presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e del Madagascar (SECAM).

Un recente titolo del quotidiano italiano Il Messaggero, in cima a un pezzo della veterana corrispondente vaticana Franca Giansoldati, dice tutto: “Il profilo del cardinale Ambongo avanza tra i futuri papabili: ha guidato il blocco africano della benedizione delle coppie gay”.

Il riferimento è al fatto che il 64enne Ambongo è stato il principale artefice di una dichiarazione dell’11 gennaio del SECAM che ha dichiarato la Fiducia Supplicans lettera morta nel continente. I prelati africani, si leggeva, “non considerano appropriato per l’Africa benedire le unioni omosessuali o le coppie dello stesso sesso perché, nel nostro contesto, ciò causerebbe confusione e sarebbe in diretta contraddizione con l’ethos culturale delle comunità africane”.

Naturalmente, la dichiarazione del SECAM non è l’unica reazione negativa che la Fiducia ha generato, ma è particolarmente degna di nota per due motivi.

Innanzitutto, è la prima volta che i vescovi di un intero continente affermano che un editto vaticano non sarà applicato sul loro territorio. Considerando quanto sia difficile, in genere, mettere d’accordo un corpo ingombrante di vescovi, la compattezza e la rapidità con cui il SECAM ha risposto è una testimonianza della leadership di Ambongo.

Inoltre, la dichiarazione del SECAM colpisce anche per il modo in cui è stata elaborata di concerto con il Papa e i suoi principali consiglieri.

Dopo aver sollecitato le risposte delle conferenze episcopali africane a Fiducia, Ambongo è volato a Roma per condividerle con il Papa. Francesco gli ha chiesto di lavorare con il cardinale argentino Victor Manuel Fernández del Dicastero per la Dottrina della Fede, cosa che Ambongo ha fatto, consultando il pontefice lungo tutto il percorso, in modo che quando la dichiarazione del SECAM è apparsa, portava un sigillo de facto di approvazione papale.

In altre parole, Ambongo ha trovato un modo per i vescovi africani di opporsi al Papa, almeno indirettamente, ma senza sembrare sleali. Si tratta di uno degli aghi più difficili da infilare nella vita cattolica, e l’abilità con cui Ambongo l’ha fatto ha fatto girare la testa.

Ecco come Soldati ha riassunto le cose nel suo articolo per il Messaggero:

“In questo delicatissimo frangente, Ambongo si è ritagliato un ruolo primario, dimostrando al Collegio cardinalizio un’indubbia capacità di mediazione oltre che un grande coraggio, al punto che ora c’è chi guarda a lui come a un possibile candidato nel prossimo conclave, in un ipotetico futuro, quando sarà: Un cardinale elettore di un continente in crescita, ancorato alla tradizione, fedele al principio della sinodalità, che conosce bene i meccanismi curiali, e con una prospettiva capace di affrontare un futuro complicato”.

“Insomma”, scrive Soldati, “tutte le qualità per un futuro Papa nero”.

Membro dei Francescani Cappuccini, Ambongo si è laureato in teologia morale presso la prestigiosa Accademia Alfonsiana, gestita dai Redentoristi, alla fine degli anni Ottanta. Negli anni successivi ha lavorato in una parrocchia, ha insegnato in seminario e ha ricoperto vari incarichi di leadership all’interno dei Cappuccini, fino a quando è stato nominato vescovo nel 2004, alla giovane età di 44 anni.

Nel 2016, Ambongo è diventato arcivescovo di Mbandaka-Bikoro e, come il suo mentore, il defunto cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, si è trovato presto coinvolto nel vortice della politica congolese. Quando l’allora presidente Joseph Kabila ritardò le elezioni nel 2016 per rimanere al potere, Ambongo divenne un tribuno dell’opposizione pro-democrazia e contribuì a negoziare l’Accordo quadro di San Silvestro che aprì la strada a nuove elezioni nel 2018.

Ad Ambongo non manca certo l’audacia. La sua schietta difesa dell’ambiente, che comprende critiche sia alle gigantesche compagnie petrolifere e minerarie globali sia ai politici locali che fanno i loro interessi, ha generato negli anni minacce di morte; a un certo punto, si è definito “una persona in pericolo in Congo”.

Ovviamente gode del favore di Papa Francesco, essendo stato nominato membro del Consiglio cardinalizio del pontefice nel 2020, al posto di Monsengwo, e poi confermato in quella posizione nel 2023. Ha anche ospitato un viaggio papale di successo in Congo lo scorso febbraio. Tuttavia, come ha dimostrato il fermento su Fiducia, è anche capace di rompere i ranghi quando ritiene che sia in gioco una questione di principio.

Ambongo potrebbe interessare i cardinali conservatori in cerca di un cambiamento, ma si è anche guadagnato il rispetto dei fedeli di Francesco per il modo dialogico in cui si è comportato. Il suo curriculum è certamente degno di nota – un risolutore di problemi e un uomo di Stato nella politica nazionale, il leader continentale di un corpo di vescovi e un consigliere papale con una conoscenza da insider degli sforzi di riforma del Vaticano.

Indipendentemente dal fatto che questa sia la ricetta per un futuro papa – cosa che ovviamente è possibile ipotizzare in questa fase – ciò che sembra più sicuro è che questo è il profilo del prelato che conta, ora e per qualche tempo a venire.

John L Allen Jr/ Crux

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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