Card. Ernest Simoni - Immagine generata con ChatGPT
Card. Ernest Simoni – Immagine generata con ChatGPT

 

 

di Sabino Paciolla

 

Di seguito vi segnalo una sintesi dell’intervista concessa dal cardinale albanese Ernest Simoni a Edward Pentin, pubblicata sul National Catholic Register. 

Il cardinale Simoni (97 anni) fu arrestato la vigilia di Natale del 1963 dopo aver celebrato una Messa per il riposo dell’anima del presidente assassinato John F. Kennedy. Fu condannato a morte dal regime comunista albanese semplicemente per aver esercitato il suo ministero sacerdotale, prima che la sentenza venisse commutata e trascorresse 18 anni in prigione. 

Passò i succesivi anni a lavorare nelle miniere e nelle fogne, ma continuò a esercitare clandestinamente il suo ministero sacerdotale fino alla caduta del regime comunista nel 1990.

Un invito a restare saldi nella fede

Il cardinale apre il suo discorso richiamando l’episodio evangelico della confessione di Pietro, quando l’apostolo riconosce in Gesù «il Messia, il Figlio del Dio vivente». Da questo fondamento, Simoni invita chi oggi è perseguitato «per odio verso la fede» — in Medio Oriente come altrove — a rimanere saldo, osservando i comandamenti: partecipazione alla Messa, santità del matrimonio, rifiuto di ogni comportamento immorale. Per il cardinale, chi si unisce a Gesù, secondo l’insegnamento di san Paolo, “crocifigge” le proprie passioni terrene, trovando così la forza per resistere alle tentazioni che minacciano la società e la Chiesa. Gli strumenti indicati sono classici della spiritualità cristiana: la penitenza, il digiuno e, al primo posto, la preghiera, in particolare il Santo Rosario alla Beata Vergine Maria per ottenere la grazia divina e conoscere la verità.  

Un passaggio centrale riguarda la Resurrezione, che per Simoni è il cuore della fede: «Se non fosse per la Resurrezione, la fede sarebbe bella, ma non servirebbe a nulla». È invece la certezza che la morte non è la parola ultima a dare senso alla sofferenza, alla perseveranza e alla speranza cristiana.

Un messaggio ai poveri e ai sofferenti

Rivolgendosi a chi vive nel bisogno materiale, il cardinale riprende le parole di Gesù rivolte a chi non ha casa, denaro o vestiti: un invito a “venire” con la semplicità dei bambini per ricevere consolazione e gioia. Cita poi l’esortazione biblica a «pregare senza sosta», spiegando che questo non significa dedicare ore separate alla preghiera, ma non dimenticarla mai mentre si svolgono i propri doveri quotidiani, perché — dice — è come una stella che guida verso Gesù e verso Maria.

Sulla persecuzione, Simoni offre una lettura paradossale: «Quando vi perseguitano, quando vi fanno soffrire, quando vi gettano in prigione, rallegratevi, perché il mondo, le cose materiali, i peccatori vogliono queste cose, povere anime che sono. Ma voi avete vinto il mondo — avete la speranza…».

La forza della grazia e il perdono ai persecutori

Interrogato su cosa lo abbia sostenuto durante i suoi numerosi anni di carcere e la sua lunga persecuzione, il cardinale risponde senza esitazioni: «la grazia divina, l’aiuto divino». Richiama la figura di santo Stefano, il protomartire, che di fronte alla lapidazione vide “il cielo aperto” e Gesù accanto al Padre — immagine che per Simoni rappresenta il destino di chi resta fedele fino alla prova estrema.

Uno dei passaggi più toccanti dell’intervista riguarda il rapporto con i propri persecutori. Simoni racconta di non averli mai odiati, arrivando a celebrare la Messa per la loro salvezza mentre erano ancora in vita. Ricorda che ogni potere e ricchezza terrena — imperatori, potenti, miliardari — è destinato a svanire, mentre lo spirito resta immortale. In questo quadro inserisce la figura della Vergine Maria, presentata come madre che non giudica ma intercede costantemente per la salvezza di tutti. Al perdono, aggiunge, si associa un comando semplice ma esigente: amare i propri nemici e pregare per loro.

L’appello ai giovani

Una parte significativa dell’intervista è dedicata ai giovani, spesso segnati — nota Simoni — da un senso di disperazione. Il cardinale li invita a interrogarsi come il giovane ricco del Vangelo su cosa fare per la vita eterna, e a “rimanere nell’amore” di Gesù attraverso l’osservanza dei comandamenti, che «significa santificare il matrimonio e condannare alla perdizione la convivenza e tutte le offese simili». Mette in guardia contro la convivenza e le condotte a essa simili, indicando invece nella castità una condizione necessaria per una vita autenticamente cristiana.

Simoni esorta i giovani a farsi “portabandiera” di Gesù nelle proprie case, nella preghiera, nell’amore verso i genitori, e a diffondere questo messaggio con carità verso tutti, musulmani e atei compresi. 

Le preoccupazioni per la Chiesa di oggi

Interrogato sulle sue preoccupazioni riguardo alla Chiesa contemporanea, il cardinale si interroga a sua volta: quanti cristiani sono davvero disposti a essere “luce del mondo” e a soffrire per annunciare il Vangelo? Ribadisce che il compito dei sacerdoti è vivere esclusivamente per questo annuncio e «per salvare le anime attraverso la grazia di Gesù», restando vicini ai poveri e aiutando i giovani ad allontanarsi da promiscuità e immoralità. «La castità è la montagna della vittoria che conduce al paradiso; senza castità c’è l’inferno».

Richiama ancora san Paolo e l’idea di una vita crocifissa al peccato, insistendo sulla castità come via che, se trascurata, apre invece la porta alla rovina spirituale.

Chiude questo tema con un invito più ampio alla santità familiare: amare i genitori, dopo Dio, sopra ogni cosa, essere fonte di conforto reciproco e coltivare l’amore che definisce “il più potente”, quello tra genitori e figli.

Una testimonianza di speranza

Nel complesso, l’intervista restituisce la figura di un uomo che ha attraversato decenni di persecuzione senza cedere all’odio, trasformando la sofferenza in un percorso di fede vissuto fino in fondo. Il messaggio che ne emerge — rivolto ai perseguitati, ai poveri, ai giovani e alla Chiesa intera — è una chiamata costante alla perseveranza, alla preghiera e all’amore, anche verso chi fa del male, nella convinzione che nulla di ciò che si soffre per Gesù vada perduto.

 

 

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