di Sabino Paciolla
Il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, a La Crosse in Wisconsin, ha lanciato una nuova serie video dedicata alle Sette Chiese di Pellegrinaggio di Roma, l’antica devozione diffusa da san Filippo Neri nel Cinquecento. Protagonisti sono il cardinale Raymond Burke, padre Chad Ripperger e Sean Pilcher, con la voce narrante di David Bates, noto per il podcast “Pints with Jack”. Il primo episodio è dedicato alla Basilica di San Pietro e prende spunto dalla fragilità umana dell’apostolo per riflettere sul ministero petrino.
Ne parla in un suo articolo Patrick Delaney, pubblicato su Lifesitenews.
Distinguere l’uomo dal vicario di Cristo
Nel corso della puntata, il cardinale Burke affronta il tema delle polemiche nate attorno ad alcune dichiarazioni e azioni papali, che talvolta generano confusione tra i fedeli. Burke spiega che il Papa, pur rivestendo un ufficio divinamente istituito, resta anche un uomo: quando parla in modo spontaneo, ad esempio rispondendo a un giornalista, non sta esprimendo dottrina di fede, e su queste affermazioni è legittimo un dissenso motivato. «E a volte il Papa parla da uomo. E a volte parla come vicario di Cristo sulla terra. E se il Papa fa un’osservazione spontanea a qualche giornalista o qualcosa del genere, questa non è la dottrina della fede. E si potrebbe legittimamente obiettare a qualcosa che il Papa ha detto» ha affermato dil cardinale Burke. Il cardinale ricorda inoltre come in passato i pontefici fossero molto più parchi di parole in pubblico, proprio per non generare ambiguità tra le loro opinioni personali e l’insegnamento ufficiale della Chiesa affidato al Collegio Apostolico.
Il criterio dottrinale: non tutte le parole del Papa hanno lo stesso peso
Il testo richiama poi l’insegnamento della Lumen Gentium (n. 25) del Concilio Vaticano II, secondo cui l’autorità di una dichiarazione papale dipende da diversi elementi — contenuto, intenzione, contesto e coerenza con la Tradizione — e non dal semplice fatto che a parlare sia il Papa. Un’osservazione informale, come una battuta rivolta a un cronista, ha quindi un valore pastorale o prudenziale, non magisteriale. I fedeli non sono tenuti ad aderirvi con l’assenso di fede, ma sono chiamati ad accoglierla con rispetto e a interpretarla, per quanto possibile, in continuità con la dottrina cattolica. Quando invece un’affermazione contraddice apertamente un insegnamento consolidato, è legittimo riconoscerlo e chiedere, con rispetto, un chiarimento. «Non dobbiamo mai, mai perdere il rispetto per l’ufficio di San Pietro, l’ufficio conferito da Cristo stesso. Cristo lo ha voluto. È volontà divina per la vita della Chiesa che vi sia San Pietro come fondamento saldo e principale dell’unità della Chiesa» ha sottolineato il cardinale Burke.
Nell’articolo viene ricordato un passo di un testo del 1998 della Congregazione per la Dottrina della Chiesa, diretta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, in cui si legge:
«Il Pontefice Romano – come tutti i fedeli – è soggetto alla Parola di Dio, alla fede cattolica, ed è il garante dell’obbedienza della Chiesa; in questo senso è servus servorum Dei. Egli non prende decisioni arbitrarie, ma è portavoce della volontà del Signore, che parla all’uomo nelle Scritture vissute e interpretate dalla Tradizione».
Pietre spezzate, fondamento della fede
Il video si chiude con una riflessione del narratore David Bates davanti all’altare della Confessione in San Pietro, dove la Messa viene celebrata sopra la tomba dell’apostolo. Bates ricorda il rinnegamento di Pietro e la sua successiva riconciliazione con Cristo. «Eppure Cristo guardò oltre il momento del rinnegamento verso il momento della riconciliazione, quando Pietro, piangendo sulla riva del mare di Galilea, udì la domanda posta per tre volte: “Mi ami?”»
«Il sì di Pietro è diventato il fondamento della Chiesa», ha affermato Bates. «Il pellegrino che si inginocchia qui si inginocchia nel luogo in cui la fragilità e la fede si incontrano, dove Dio edifica la sua Chiesa con pietre spezzate».
L’episodio si propone così come una sintesi tra due esigenze: la fedeltà dovuta all’ufficio di Pietro, di istituzione divina e quindi permanente, e la possibilità — riconosciuta dalla stessa teologia cattolica — di distinguere tra il magistero autentico del Papa e le sue opinioni personali, verso le quali resta legittimo, quando necessario, un dissenso rispettoso.
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Il dissenso verso espressioni, atteggiamenti, discorsi e iniziative di Francesco non è stato per molti occasionale, ma continuo.
Chiederei al Cardinal Burke: come mai non succedeva con GPII e BXVI?
Dove stava con Francesco la “Grazia di stato”?
Tobia
Burke sbaglia sistematicamente perché non ha ancora compreso e assimilato la dottrina conciliare del “fidei numquam deficientis” (1870, Pastor Aeternus, cap. IV), crede ancora alla falsa dottrina di scuola del “papa eretico” e in particolare ragiona ancora secondo la vecchia sgangherata ipotesi dei “due corpi”.
In realtà, questi “due corpi” non esistono, la fede teologale dell’uomo divenuto papa è una sola, il carisma petrino non produce un uomo schizofrenico il cui Magistero sarebbe funzione estrinseca del suo ufficio anziché della sua fede teologale, bensì protegge in modo assoluto la sua coscienza di credente dall’errare in materia già definitiva, sempre e in qualunque contesto, anche informale e privato, lasciando invece aperta la possibilità che, a livello dottrinale pertinente, ossia in tutte le questioni che in linea di principio sono di competenza del Magistero apostolico (ossia quello del papa stesso o che include il papa) il vescovo di Roma erri in materia magisteriale non-definitiva o in materia non-magisteriale, quella cioè su cui il Magistero apostolico non si è di fatto ancora pronunciato a nessun livello.