Un articolo molto chiaro sulla tolleranza oggi tanto in voga, una tolleranza che è sulla bocca di tutti, che si fa dittatura quando non sopporta coloro che sono percepiti come “intolleranti” solo perché esprimono un punto di vista diverso dal pensiero unico della maggioranza.

Questo articolo ci spiega in maniera semplice l’espressione “dittatura del relativismo” pronunciata dall’allora card. Joseph Ratzinger durante la Messa pro eligendo Romano Pontifice.

Di seguito l’articolo di padre Dwight Longenecker, nella mia traduzione.

Foto: card. J. Ratzinger

Foto: card. J. Ratzinger

 

Papa Benedetto XVI ha parlato molto della “dittatura del relativismo“, ma non sempre era chiaro di cosa esattamente stesse parlando. Questo non deve sorprendere perché uno dei tratti distintivi del relativismo è l’ambiguità, la confusione di espressione e la nebbia del pensiero.

Un’altro modo di dire della frase “dittatura del relativismo” potrebbe essere la “tirannia della tolleranza”.

Muoversi tra la tolleranza e la tirannia è come camminare su una corda tesa.

Nessuno vuole contestare il fatto che la tolleranza è una virtù, e nessuno vuole sostenere l’intolleranza, tuttavia, c’è bisogno di un ordine di virtù. La tolleranza è troppo spesso scambiata per carità, e avere buone maniere è troppo spesso scambiata per essere buona. La vera bontà, come la vera carità è amore duro perché la vera bontà, come la vera carità, ama la verità e la verità fa male.

Per parafrasare G.K. Chesterton, “Tolleranza è una bella parola per l’indifferenza e indifferenza è una parola elegante per l’ignoranza”. La ragione per avere una mente aperta (come il motivo per avere una bocca aperta) è alla fine di chiuderla, perché è stata riempita con qualcosa di buono.

La tolleranza, da sola, è una virtù debole che alla fine si attorciglia su se stessa con un’inclinazione suicida.  Questo perché l’unica cosa che la tolleranza non può tollerare è l’intolleranza, e più una persona diventa tollerante, più ogni piccolo pezzo di intolleranza diventa intollerabile. Così la persona che pone la tolleranza come l’unica e più alta virtù, alla fine è incapace di tollerare qualcuno o qualsiasi cosa o qualsiasi legge che limiti o definisca qualcosa perché limitare o definire qualsiasi comportamento o qualsiasi tipo di persona è percepita come una forma di intolleranza.

Il relativismo diventa l’unica regola. L’unico dogma è che non ci può essere un dogma. L’unica disciplina è che non ci deve essere disciplina. L’unica autorità ultima è che non ci deve essere autorità. L’unica cosa che ha senso è che nessuna cosa ha senso.

Di conseguenza, la persona “tollerante” sosterrà le restrizioni più draconiane su coloro che percepisce come intolleranti, e poiché l’intollerante sarà sempre con noi, quelle leggi contro l’intolleranza devono diventare sempre più restrittive, e la società tollerante si trasforma nella società più intollerante. Così, in nome della tolleranza, la libertà di parola sarà limitata, la libertà di religione cesserà, la libertà di associazione sarà limitata e la libertà di coscienza sarà violata.

Inoltre, il relativismo porta ad un vuoto morale e intellettuale. Dove non c’è verità, nulla è vero e l’umanità non può vivere a lungo senza verità. Quello che succede allora è che cercheremo qualcuno che ci dia la sicurezza e la “verità” che desideriamo, e questo tipo di sicurezza deve essere imposta. Di conseguenza, non è la persona più vera a prevalere, ma quella più forte.

Quando la tolleranza è l’unica virtù, alla fine la tirannia prende il sopravvento.

Qual è la risposta? La Chiesa cattolica insegna che la tolleranza è buona, ma il chiaro insegnamento della verità cattolica è migliore. Quell’insegnamento non dovrebbe mai essere impartito con la forza o la condanna. Invece dovrebbe essere predicato sia con chiarezza che con carità, e soprattutto dovrebbe essere predicato con la nostra vita e non solo con le nostre labbra.

Fonte: National Catholic Register

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