L’acquirente aveva negoziato per 25 dollari un adolescente paralitico di 14 anni di nome Manuel.

L’articolo è stato pubblicato su Aleteia.

 

Padre Ignacio Maria Donoro
Padre Ignacio Maria Donoro

 

Il sacerdote che si è finto malvivente per riscattare un bambino dal traffico di organi è il protagonista di un reportage del quotidiano spagnolo El País, in genere poco incline a lodi nei confronti della Chiesa e del clero.

La storia di padre Ignacio María Doñoro de los Ríos, però, è difficile da ignorare. L’ex cappellano militare di 57 anni è stato appena proposto per il Premio Principessa delle Asturie per il lavoro che svolge da 25 anni a favore dei giovani vittime della povertà estrema e dell’abominio del traffico di esseri umani.

 

Merce difettosa”

Negli anni Novanta, padre Ignacio ha fatto parte di una missione speciale della Polizia Nazionale spagnola a El Salvador, in America Centrale, e lì ha assistito con enorme shock all’inattesa transazione commerciale di “merce difettosa”.

Con il denaro guadagnato, la famiglia venditrice, che versava in una condizione di miseria assoluta, voleva comprare del cibo per nutrire quattro figlie. Con la “merce difettosa” acquistata, il gruppo acquirente voleva invece lucrare migliaia di volte l’investimento effettuato.

Per 25 dollari, il gruppo compratore stava quindi per acquistare dalla famiglia venditrice un adolescente paralitico di 14 anni di nome Manuel. Anche se “difettoso”, avrebbe reso molto: sarebbe stato “abbattuto”, smembrato e venduto a pezzi per supplire alla domanda del traffico internazionale di organi umani.

In questa orrenda storia reale tutto è scioccante: la miseria di una famiglia che arriva alla disperazione estrema di vendere un figlio, la catalogazione di un essere umano vulnerabile e indifeso come prodotto difettoso, l’acquisto di un essere umano da parte di altri già predisposti consapevolmente ad assassinarlo, trucidarlo e venderlo a pezzi in una rete di omicidi senza parametri morali neanche di base.

È scioccante anche sapere che il caso di Manuel è lungi dall’essere isolato e relegato al passato, visto che gli esseri umani continuano ad essere commerciati in questo modo anche oggi.

Riscatto tra le montagne

Quando ha saputo che un bambino paralitico stava per essere consegnato a un trafficante di organi, padre Ignacio non ha esitato a rischiare la vita per salvarlo.

Non si è tagliato la barba per una settimana, ha affittato un camioncino, ha indossato abiti civili e con uno straordinario autocontrollo è andato a casa della famiglia povera, sulle montagne di Panchimalco, facendosi passare per il famoso trafficante acquirente. Ha offerto alla famiglia un dollaro in più di quanto pattuito, ha ricevuto il povero bambino, lo ha messo sul camion e se n’è andato.

Manuel era stato appena salvato da una morte abominevole.

“In pochi decimi di secondo mi sono reso conto che era un treno che passava solo una volta nella vita e che dovevo prendere o lasciare. E che se lo avessi preso mi avrebbe portato dove mai avrei pensato di andare. (…) Ero consapevole del fatto che quel bambino mi avrebbe cambiato la vita”.

E la famiglia che ha venduto il figlio? Sapeva qual era lo scopo? Sapeva che si trattava di traffico di organi? Il sacerdote commenta soltanto:

“Una cosa che si impara col tempo è che non si può giudicare. Quel bambino sarebbe morto comunque, e l’hanno venduto per disperazione”.

La morte “certa” di Manuel, però, aveva bisogno di un aiuto per essere impedita, e così è stato. Padre Ignacio ha ottenuto per lui il trattamento di cui aveva bisogno, con una terapia intensiva di riabilitazione per riuscire non solo a sopravvivere, ma anche a riprendersi dalla paralisi.

25 anni dopo, Manuel è oggi un adulto grato per la benedizione della vita, e padre Ignacio, tornato nella sua Spagna natia, ne ha avuto la certezza quando ha ricevuto una lettera di Manuel in cui questi diceva che il sacerdote era stato “la persona più importante della sua vita”.

Padre Ignacio non si è limitato al riscatto di Manuel. Nell’Amazzonia peruviana, lui e un gruppo di partner locali hanno fondato l’Hogar Nazaret, una struttura interamente dedicata a prendersi cura di bambini orfani o di famiglie che si vedono sopraffatte nella battaglia contro la miseria e sono disposte a ricorrere ai tentativi più disperati di sfuggirvi: prostituzione, criminalità, o, ancora oggi come 25 anni fa, l’orrore del commercio di esseri umani, vivi o morti.

 

 

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