Jim Caviezel nel film Sound of freedom (screenshot)
Jim Caviezel nel film Sound of freedom (screenshot)

 

 

di Anima Misteriosa

 

E’ finalmente arrivato in Italia il magnifico film prodotto da Edoardo Verástegui The sound of Freedom, Il canto della libertà, sull’infame mercato della pedopornografia: la pellicola, diretta ottimamente da Alejandro Monteverde, regista messicano ignoto da noi, ma molto interessante, è interpretata da Jim Caviezel, divenuto famosissimo nei panni di Gesù in The Passion di Mel Gibson (che è anche produttore esecutivo del film); tra gl’interpreti compare lo stesso Eduardo Verástegui [1], un attore cattolico convertito e molto attivo in difesa della vita. Una premessa d’obbligo: il film tratta un argomento durissimo, insostenibile, però non c’è un solo fotogramma che vada contro il pudore indispensabile alla propria diffusione (e questo gli altri cineasti lo dovrebbero ricordare). Lo scandalo della pedopornografia è evocato sottilmente dalle sedute fotografiche “normali” cui sono sottoposte le piccole vittime o dalla comparsa sullo schermo dei computer dei loro ritratti, ma non c’è niente che possa urtare la sensibilità dello spettatore. Eppure…eppure fin dalle prime immagini, il sorriso mefistofelico di Kathy, la giovane talent-scout che adesca i bambini, o il rossetto con cui vengono tinte le labbra di una piccola durante una seduta fotografica apparentemente “normale”, suscitano un incompressibile disagio. Il film è un vero pugno allo stomaco.

 

Presentazione

Siamo in Honduras. La camera inquadra con uno zoom progressivo una bella bambina, Rocío, a partire dall’esterno della sua casa fatiscente dei barrios honduregni, fino a passare tra le inferriate della finestra e a giungere alla sua camera, dove la piccola sta cantando e suonando il djembe: è il “canto della libertà” che poi i bambini intoneranno dopo la liberazione. Nelle scene successive, la piccola è interpellata da una splendida giovane donna mulatta, Kathy (Yessica Borroto), che propone a lei, al padre ed al fratellino Miguel di partecipare a un casting in un albergo della capitale Tegucigalpa. I bambini sono entusiasti e il padre crede alla buona fede della donna, che esibisce depliants ed altro materiale pubblicitario: infatti, in America Latina, come in altri paesi in via di sviluppo, esiste un vero e proprio culto dei concorsi di bellezza e dei casting, visti come un trampolino di lancio verso una carriera da stelle del cinema lontano dalla povertà; sogni comprensibili, ma che possono costare molto caro. Al signor Aguilar, il padre dei due bambini, viene difatti intimato di non restare al casting, ma di tornare a prendere i piccoli la sera: solo che a buio fatto nell’albergo si trova davanti una porta chiusa, la prima di una lunga serie (dettaglio su cui la videocamera insiste molto); e poi, quando riesce ad entrare, trova un appartamento polveroso e disabitato. All’uomo, in preda alla disperazione, non resta altro che correre all’impazzata per strada, dove però non trova più nessuno.

La sigla del film è però forse ancora più terribile, perché consiste in un montaggio agghiacciante di spezzoni da video-camere di sorveglianza che catturano, in fotogrammi sgranati e in bianco e nero, gl’istanti in cui vari bambini vengono rapiti da sconosciuti. Nel seguito, la pellicola narra e romanza in parte l’esperienza di Tim Ballard (Jim Caviezel), un ex agente statunitense della US Customs and Border Protection (l’agenzia governativa che si occupa della frontiera) impegnato nelle indagini contro il traffico pedopornografico e poi fondatore di un’organizzazione privata attiva nel campo, la Operation Underground Railroad [2]. La vicenda segue l’arresto di un membro del giro, l’operazione sotto copertura che porta ad altri arresti, il salvataggio di un bambino alla frontiera tra Messico e Stati Uniti. Il bambino è proprio Miguel (uno straordinario Lucas Ávila) che fa amicizia con “Timoteo” (come lui chiama Timothy), l’agente che lo ha salvato, e svela alcuni risvolti del traffico di bambini. Rivela poi che anche sua sorella Rocío è stata rapita dai trafficanti e prega “Timoteo” di ritrovarla.

Comincia allora una corsa contro il tempo e una vasta operazione volta al salvataggio di più bambini possibile e al ritrovamento di Rocío, prima che la piccola venga trasferita chissà dove. Quando Tim, per cui la questione è diventata una sfida personale, non viene più sostenuto dagli enti governativi statunitensi, prosegue da solo nell’operazione e con l’aiuto della polizia colombiana (i fotogrammi dell’operazione vera sono trasmessi alla fine, prima dei titoli di coda): finge di creare così un locale – esca, dove dovrebbe essere offerta anche la prostituzione minorile, ma che in realtà attira i trafficanti in una trappola.

Al suo fianco, oltre a un poliziotto colombiano, Jorge (la zona dell’operazione è prospiciente il porto di Cartagena), anche una magnifica figura di criminale “redento” locale, El Vampiro (un formidabile Bill Camp): questi, dopo avere collaborato coi narcos locali ed essersi fatto vari anni di galera senza tradirli, continua delle attività losche secondarie per potere riscattare i bambini vittime di questi traffici immondi ed offrire loro una nuova vita. Egli fa da improbabile, ma azzeccatissima spalla a Tim e in un monologo estremamente intenso gli rivela come si è “convertito”: dopo avere scoperto di essere stato con una giovane prostituta che in realtà aveva solo 14 anni, ha avuto la tentazione di suicidarsi; ma proprio allora si è sentito chiamato da Dio e chiosa: “Quando Dio ti chiama, non puoi dire di no”. Non anticipo altro della trama, ma inutile dire che il film, senza avere un ritmo esasperato come il suo rivale Mission Impossible (i due film sono usciti negli USA praticamente in contemporanea nel luglio 2023 e The Sound of Freedom ha sbancato al botteghino), presenta però un ritmo davvero serrato, accumulando i momenti di suspense.

 

Lo stile del film

Dal punto di vista tecnico The Sound of Freedom è un prodotto ottimo: oltre alla recitazione molto valida degli attori, possiede una sua cifra stilistica ben precisa, che insiste molto sui primi e primissimi piani, oppure sulle inquadrature di dettaglio molto significative – come la mano sul mouse del computer, la finestra che illustra sullo schermo il caricamento del file pedopornografico, gli occhi di Jim Caviezel che si inondano di lacrime mentre visiona il materiale sequestrato. Al confronto, il film da me recensito due settimane fa appare piatto e superficiale [3]. I primissimi piani conferiscono una tonalità molto intensa e, oserei dire, profondamente “personalistica” alla vicenda: rievoco qui, se mi è consentito, la filosofia personalista del cattolico Emmanuel Mounier, che, nonostante la distanza temporale e geografica, avrebbe approvato il messaggio di questa pellicola, che mira alle persone, a salvare persone e il loro valore assoluto. Un valore sacro: I figli di Dio non sono in vendita, come afferma Caviezel in una delle scene più forti del film.

L’interpretazione è, appunto, molto intensa: accanto a Jim Caviezel, che recita con grande dignità e talvolta commozione (si è commosso veramente più volte durante le riprese), esistono delle vere e proprie perle. Oltre a Bill Campbell, per esempio, il piccolo Lucas Ávila, che interpreta uno dei bimbi rapiti, Miguel Aguilar, è un attore in erba eccezionale, che rende perfettamente il terrore, la diffidenza, lo sconcerto di chi si ritrova improvvisamente fra mani assassine. La recitazione è davvero valida anche per gli altri, specie i bambini, come la piccola Cristal Aparicio, che interpreta Rocío; fra gli attori di rilievo internazionale, Mira Sorvino, che ha il ruolo (ridotto, ma di impatto emotivo) della moglie di Tim Ballard, Katherine. Dietro la presentazione dei fatti, che rivela una grande cura nella ricostruzione realistica di ambienti e atmosfere, dai barrios poveri, ai locali di lusso coinvolti nel traffico, dalla frontiera tra USA e Messico ai container del porto di Cartagena, si indovina quindi una regia attenta e azzeccata da parte di Alejandro Monteverde. Si noti che Monteverde ha perso il padre e il fratello a opera dei narcos messicani.[4]

Ho apprezzato molto la fotografia (di Gorka Gomez Andreu), davvero curata e attraente, sia per il ricorso alle immagini di dettaglio e ai primissimi piani, ma anche nelle panoramiche e nelle riprese di paesaggio. La colonna sonora (di Javier Navarrete) è estremamente suggestiva, grazie all’impiego molto azzeccato di cori di voci bianche, alternate a violini e percussioni (si ascolti l’aria introduttiva Where is Rocío?, che evoca la piccola protagonista); in ogni caso, il contingente tecnico della pellicola ha fatto un ottimo lavoro, anche per quanto riguarda costumi, scenografia e direzione artistica.[5]

Eppure, questa pellicola, che si distingue per impegno a tutti i livelli, sia in una problematica così grave, che a livello artistico, ha raccolto una valanga di critiche. Perché? Vediamo nel seguito.

 

Complottismo?

Il film ha avuto una lavorazione lunga e problematica, con un blocco di ben 5 anni prima che potesse uscire: e quando è uscito, ha subito una valanga di critiche. Il progetto è iniziato nel 2015 grazie alla casa di produzione Metanoia di Verástegui ed è proseguito mediante l’accordo con la 20th Century Fox; quando però quest’ultima è stata acquistata dalla Disney nel 2019, il tutto si è bloccato perché la multinazionale (che dovrebbe difendere i bambini) non avrebbe ritenuto il progetto remunerativo; idem con patate Netflix e Amazon. Per arrivare in fondo, il film ha avuto bisogno invece della casa di produzione mormone Angel Studios, che lo ha promosso associandovi un forte intento sociale. [6]

Sgombriamo subito il campo dalle accuse più assurde del mainstream: che questo film sarebbe complottista, di estrema destra, QAnon ecc.[7]. Ora, anche se il film non sposa i deliri QAnon, né correnti politiche precise, implica però chiaramente che della pedopornografia godano spesso membri delle élites. Certo, è vero che varie teorie QAnon appaiono molto lontane della realtà e prive di fondamento: sono a mio avviso frutto di paure e derive apocalittiche di certo evangelismo americano; tuttavia, liquidare sbrigativamente come “complottismo” il problema enorme della devianza delle élites globali e i disastri che stanno combinando è decisamente fuorviante e significa ignorare le legittime preoccupazioni delle popolazioni, sempre più vessate da restrizioni alle libertà fondamentali, catastrofi economiche, guerre e ideologie molto discutibili.

In un paese polarizzato come gli USA e in cui le polemiche sono purtroppo nutrite da scarsa informazione e ideologia, c’era da aspettarsi che un argomento così delicato come la pedopornografia suscitasse da un lato le recriminazioni di certe sinistre, che spocchiosamente rigettano la pellicola con superbia e sicumera intellettuale, dall’altro le prese di posizione di segno opposto, talora ben intenzionate, ma grossolane. Per esempio, lo stesso Jim Caviezel avrebbe difeso la teoria complottista secondo cui le élites del globo si alimentano del sangue e dell’adrenalina dei bambini (adrenochroming)[8]. L’articolo da cui ho raccolto la notizia è un valido esempio sia dell’arroganza con cui le élites, che detengono le leve della cultura, dell’informazione, della politica, semplificano e ridicolizzano questioni gravi e complesse come l’uso anti-democratico delle restrizioni anti-COVID e la conseguente paura della gente, sia di come si possa, per reazione, schizzare verso l’irrazionale in senso opposto. Se però qualche membro dell’élite si desse al vampirismo, onestamente, dopo tutto quello che ho visto nella cronaca penale degli ultimi vent’anni, non mi stupirebbe poi così tanto.

Comunque: tutti coloro che si scandalizzano per le accuse “complottiste” secondo cui certe parti delle élites dei nostri paesi occidentali sfrutterebbero la pedofilia e la pedopornografia e ci sguazzerebbero dentro, dimenticano che l’arroganza e la superbia per cui gli uomini di potere pretendono di avere più diritti degli altri e di giocare con le vite altrui come se fossero oggetti (specie in campo sessuale), è vecchia come il cucco e risale, come minimo, alle epoche anti-diluviane dei primi capitoli della Bibbia.

Detto questo, il problema della pedofilia e pedopornografia (e di molte altre cose) nelle élites è perfettamente reale, come risulta da episodi ormai ben noti e consolidati. Uno per tutti: il caso Jeffrey Epstein, il faccendiere morto suicida in carcere nel 2019, che procurava adolescenti a numerosi uomini di potere e organizzava orge nella sua isola privata di Little St.James (Isole Vergini). Egli mercanteggiava le ragazze che gli capitavano a tiro, oltre che abusarne, per ingraziarsi altri potenti (il suo carnet d’indirizzi era impressionante), oppure per ricattarli con il gran numero di video ripresi nella sua villa. Secondo notizie recentissime, sono stati desecretati altri documenti della procedura contro di lui e la fidanzata e complice Ghislaine Maxwell, carte in cui si fanno nomi come Bill Clinton e il principe Andrea – frattanto privato di ogni ruolo ufficiale. Quando il principe si difese negando goffamente in un’intervista televisiva di essere coinvolto nello scandalo, lui amico di Epstein, nessuno gli credette; il meno che si possa dire è che nell’intervista gestiva il suo linguaggio corporeo piuttosto maluccio [9]. Il caso Epstein ha scoperchiato il classico vaso di Pandora, perché ha puntato il dito non su un delinquente isolato, ma su di una fitta rete che si approvvigionava presso questo delinquente e che quindi possedeva innumerevoli ramificazioni.

Quando nel 2014 lo scandalo della pedofilia satanista tra parlamentari è esploso in Gran Bretagna è successo un putiferio, che ha fatto tremare il governo di Theresa May: tra i perversi confermati esistevano anche personaggi molto vicini all’attuale re Carlo III [10]. L’ottimo documentario che ho consultato in materia [11] e in cui l’autrice, ben consapevole di quanto siano “scivolose” queste accuse, operava tutti i distinguo del caso, documenta molto bene non solo le difficoltà delle indagini, le pressioni che subisce la polizia, l’isteria della folla, ma anche come intorno ai, magari non numerosi, pedofili, si trovino molti altri colleghi dello stesso ambiente che si ritrovano a tacere, a coprire, a insabbiare, per motivi di opportunità personale, politica, o semplicemente per non finire nel tritacarne dei media e della magistratura. Esistono poi anche i casi di accuse false. Lo si nota ancora dal caso Epstein: la pedofilia è usata correntemente come arma di ricatto. D’altronde, sospetto che anche il caso Emanuela Orlandi, così famoso qui da noi, celi scenari del genere: quello che forse è andato più vicino alla verità è stato padre Gabriele Amorth, secondo cui la ragazza sarebbe morta durante un festino orgiastico, per cui un gendarme del Vaticano reclutava le ragazze; sarebbe stato coinvolto anche personale diplomatico di un’ambasciata straniera presso la Santa Sede.[12]

Un ultimo esempio tratto dalla cronaca nera e che, anche se non direttamente legato alla pedofilia, potrebbe rivelare molte cose. Il 1° novembre 2014 (notate la data: il giorno dopo il 31 ottobre, data diabolica per eccellenza) un giovane agente d’affari 29enne della Bank of America Merryll Linch, Rurik Jutting, è stato arrestato a Hong Kong nel suo lussuoso appartamento da scapolo in carriera: infatti, nel suo locale si trovavano due donne sgozzate, di cui una legata e nascosta da una settimana in una valigia, ma che prima di finire nella valigia era stata torturata per alcuni giorni. Lui era un giovanotto dal percorso estremamente brillante, di famiglia ricca (i genitori abitano in una magione vittoriana), che aveva studiato Legge e Storia a Cambridge, deteneva una magnifica carriera nelle banche d’affari e un posto di prestigio nella filiale di Hong Kong; le due vittime, invece, probabilmente erano escort (ma qualcuno lo ha messo in dubbio) attive nell’agitata vita notturna dell’ex-colonia britannica, di quelle che sbarcano il lunario al servizio degli stranieri danarosi. Sicuramente lui era un workaholic e in burn out per l’eccesso di lavoro tipico di quegli ambienti finanziari; però, nell’appartamento è stata ritrovata cocaina, nel cellulare perverse foto della vittima già morta, sul diario strani riferimenti diabolici (ricordate la data dell’omicidio). L’uomo, che secondo gli psichiatri soffrirebbe di un disturbo narcisistico della personalità, è stato condannato all’ergastolo l’8 novembre 2016.[13]. Aggiungo che, a mia conoscenza, l’associazione tra sadismo, tortura e reati sessuali indica spesso una compromissione satanista. Domanda: come si spiega un delitto così efferato da parte di un rampollo di ricca famiglia di tale successo? Devo fare un disegno per rendere la situazione più chiara?

Ma la vicenda della nostra pellicola ha anche altri risvolti più ampi a livello sociale e culturale.

 

I media e chi li controlla

Anni fa, quando stavo muovendo i primi passi nel mondo del volontariato nelle prigioni, all’università mi capitò sottomano un saggio che raccoglieva le conferenze tenute al convegno di un’associazione di criminologi francesi a fine anni ’90 (non sono più riuscita a recuperarlo, mannaggia). Il suo assunto di base era questo (espresso in termini molto brutali): piantatela di mostrare delle deviazioni sessuali al cinema e nei media, perché poi noi criminologi ce le ritroviamo dal vivo in galera.

Ora, nonostante tutto il bailamme emerso alcuni anni fa da parte di attrici e attricette che denunciavano violenze sessuali di ogni genere e ricatti per far carriera (ma a scoppio ritardato e dopo aver fatto carriera mostrandosi nude in giro), una cosa è innegabile: se i nostri schermi televisivi, cinematografici, informatici e via dicendo sono pieni di porcherie, questo sarà anche colpa di chi quei prodotti li va a vedere, ma, prima di tutto, è colpa di chi li produce; e, dato che per produrli bisogna avere soldi a palate, ritorniamo da capo a undici alle élite delle nostre mirabili democrazie. Sono loro che decidono le tendenze “culturali” (???) della nostra società: sono loro che, dall’alto dei loro miliardi, decidono di cosa ci dobbiamo abbeverare attraverso i media dominati da loro. Elites le quali hanno scoperto, ma guarda, che la trasgressione attira morbosamente se esibita sugli schermi: per cui, tutti quei registi, attori, scrittori ecc., imbecilli che continuano a invocare la trasgressione a più non posso per dimostrare la loro “libertà”, avvelenano di immondizia il circuito mediatico, ma non si sono accorti (o hanno fatto finta di non accorgersene per becero opportunismo) che vengono manipolati a oltranza dalle élites economiche al di sopra di loro, che hanno l’unico scopo di far quattrini a palate. C’è una bella differenza tra questi venduti al potere e i poeti di primo Ottocento, che per trasgressione contro la morale angusta e “filistea” della gretta borghesia ottocentesca, morivano di tisi sotto gli spifferi di una soffitta gelida! Ma per favore…

Quindi, dalla perversione delle 50 sfumature di grigio (e poi tutti ipocritamente a conteggiare i femminicidi!), fino a quella schifezza che è diventato il festival di Sanremo, è evidente che le élites, finanziarie, politiche ed artistiche, in mezzo a questa melma di perversioni sessuali ci sguazzano allegramente. Pare strano che poi qualcuno se le goda anche tra il chiuso delle pareti della sua maxi-villa con piscina?

 

Critiche sensate

Ma il film di Alejandro Monteverde suscita questioni talmente importanti che non posso esaurirle in questo articolo: quello che però vorrei sottolineare prima di rinviarvi alla prossima puntata è che la pellicola dovrebbe suscitare un dibattito profondo e molto più onesto e sottile delle polemiche polarizzate, perché l’abuso di minori e, ancor più, il traffico pedopornografico mette in gioco la società tutta e il suo avvenire. Ho scoperto anche critiche sensate al film e credo che un credente dovrebbe porsi i problemi secondo un’ottica più ampia e, perciò, più realistica e utile. In particolare, lo stesso Tim Ballard, mormone, è un personaggio controverso, così come i suoi metodi nella lotta alla tratta dei bambini. In secondo luogo, il film presenta delle carenze nel ritratto stesso della tratta, in gran parte per ovvi motivi narrativi: ma si tratta comunque di carenze che vanno segnalate e devono essere oggetto di riflessione approfondita, affinché la società possa divenire veramente più consapevole (soprattutto la comunità cristiana) e lottare con maggior impegno ed efficacia contro questi orrori. Per il momento, c’è soprattutto questo da segnalare: che lo sfascio delle famiglie incoraggia queste atrocità e che il mondo degli abusi e della pedopornografia è molto più sfaccettato di quanto si potrebbe supporre. Ripeto: l’abuso di minori e, ancor più, il traffico pedopornografico mette in gioco la nostra società tutta e il suo avvenire.

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Note:

[1] Cfr. i due siti Wikipedia (con notizie diverse e convergenti) in inglese, Eduardo Verástegui, https://en.wikipedia.org/wiki/Eduardo_Ver%C3%A1stegui e la più ricca versione spagnola https://es.wikipedia.org/wiki/Eduardo_Ver%C3%A1stegui

[2] Si veda il sito: https://ourrescue.org/

[3] Cfr. https://www.sabinopaciolla.com/il-diavolo-a-lourdes-recensione-del-film-the-miracle-club-t-osullivan-2023/

[4] Cfr. https://www.mymovies.it/film/2023/sound-of-freedom/

[5] Cfr. la scheda tecnica del film a https://www.imdb.com/title/tt7599146/fullcredits/?ref_=tt_cl_sm

[6] Cfr. Pietro Piccinini, “Sound of Freedom” è già un caso anche in Italia. E non è ancora uscito, Tempi, 18 febbraio 2023, https://www.tempi.it/sound-of-freedom-e-gia-un-caso-anche-in-italia-e-non-e-ancora-uscito/

[7] Per una sintesi delle accuse lanciate alla pellicola e delle critiche accumulatesi, utile l’articolo inglese della Wikipedia, Sound of Freedom (film), https://en.wikipedia.org/wiki/Sound_of_Freedom_(film) Lo schieramento QAnon è uno tra quelli che sostengono tesi “complottiste” sull’élite mondiale deviante del Deep State: la descrizione standard si trova nell’articolo Wikipedia QAnon. https://it.wikipedia.org/wiki/QAnon .

[8] Cfr. Jordan Hoffmann, Jim Caviezel Decries “The Adrenochroming of Children,” As If That’s a Thing, Vanity Fair 17 aprile 2021, https://www.vanityfair.com/hollywood/2021/04/jim-caviezel-decries-the-adrenochroming-of-children-as-if-thats-a-thing

[9] Cfr. Caso Epstein, diffuse nuove carte: nomi eccellenti e il dubbio sul suicidio di una modella russa, Rai News 5 gennaio 2024, https://www.rainews.it/articoli/2024/01/caso-epstein-diffusa-una-seconda-tranche-documenti-conetenete-centinaia-di-nomi-f285df3f-7b20-42eb-8e7f-a967a504bb35.html; sulla vicenda, è informatissimo il sito in inglese della Wikipedia Jeffrey Epstein, https://en.wikipedia.org/wiki/Jeffrey_Epstein , che riporta  una marea di articoli sul soggetto e sul caso. L’intervista della BBC al principe Andrea può essere visionata a https://www.youtube.com/watch?v=QtBS8COhhhM

[10] Si veda il mio articolo pieno di fonti su questo blog https://www.sabinopaciolla.com/la-vera-regina-dinghilterra-2-ha-rovesciato-i-potenti-dai-troni-ha-innalzato-gli-umili/

[11] Cfr. Pedophiles in Parliament (2018), https://www.youtube.com/watch?v=PnZiDxkwgrU&t=3441s ;

[12] Cfr. Giacomo Galeazzi, Padre Amorth: “Orlandi, fu un delitto a sfondo sessuale”, La Stampa 22 maggio 2012, https://www.lastampa.it/cronaca/2012/05/22/news/padre-amorth-orlandi-fu-br-un-delitto-a-sfondo-sessuale-1.36480172/ Ovviamente, la pista internazionale non stava in piedi. Un’osservazione: quando i giornalisti definiscono padre Amorth come “il capo mondiale degli esorcisti”, lasciano comprendere che non hanno capito nulla della missione esorcistica e di come è inquadrata entro la Chiesa cattolica.

[13] Cfr. Gemma Mullin – Stephanie Linning, The Cambridge-educated banker charged with the double murder of two prostitutes – as Hong Kong police examine his phone in bid to identify more potential victims, Mail online 1st November 2014,

https://www.dailymail.co.uk/news/article-2817063/British-banker-arrested-murder-woman-s-naked-body-throat-slashed-second-female-corpse-stuffed-suitcase-Hong-Kong-flat.html; molto ricco il sito Wikipedia sull’omicidio, https://en.wikipedia.org/wiki/Murders_of_Sumarti_Ningsih_and_Jesse_Lorena


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