Quinta puntata della rubrica

DALL’UMANESIMO AL DISUMANESIMO: la parabola dell’uomo separato da Dio

 

di Roberto Allieri

 

È in uscita in questi giorni in Italia l’ottimo film, ispirato ad una storia vera, ‘Sound of Freedom’ (Il canto della libertà) che sta cercando di sfondare un muro di omertà su un tema altamente spinoso: la tratta di bambini destinati al mercato internazionale della pedofilia e della pedopornografia.

Non è mia intenzione in questo articolo soffermarmi sulla recensione della pellicola, distribuita nel nostro Paese dalla Dominus Production di Federica Picchi, specializzata nella distribuzione di opere spesso ‘fuori mercato’ per le censure del politically correct. Consiglio caldamente, peraltro, questo breve articolo di Stefano Biavaschi che apre gli occhi su alcuni aspetti inquietanti che fanno da cornice all’uscita del film.

L’invito è quello di vederlo assolutamente: le proiezioni su tutto il territorio nazionale sono programmate a partire dal 19 febbraio. Spazzate via ogni titubanza relativa a scene morbose o violente: il film è adatto a partire dall’età di sei anni. Le vicende narrate sono sorrette da un ritmo incalzante e da una altissima qualità tecnica della produzione. A proposito della produzione, vanno rilevati alcuni particolari un po’ inquietanti: nel 2018 il film era già stato completato per la 20th Century Fox (vedi qui ) ma, dopo l’acquisizione di questa casa cinematografica dalla Disney, il progetto è stato accantonato e la distribuzione è saltata.

Una prima domanda che sorge spontanea è: perché la Disney non ha voluto lanciare un film già completato, di così alta qualità e di sicuro successo al botteghino? Quali motivi, evidentemente non di carattere commerciale, hanno portato a soffocare il progetto, che è stato poi ripreso dal produttore Eduardo Verastegui, avvalendosi di case di produzione e finanziatori indipendenti? Chi conosce le politiche etiche aziendali della Disney di questi ultimi anni potrà darsi una plausibile risposta.

Perché poi questo affanno nel minimizzare la pubblicità e il successo che il film è riuscito ad ottenere con (finora) circa 250 milioni di dollari di incassi nel mondo a fronte di 14,5 milioni di budget, pur dovendo appoggiarsi a circuiti di distribuzione alternativi e meno privilegiati?

È abbastanza palese l’imbarazzo di molti organi di informazione a riconoscere meriti a chi si sta battendo con questo film per denunciare ed arginare una deriva sempre più scabrosa. Eppure, stiamo parlando di un tema, la pedofilia, che viene invece cavalcato dagli stessi organi di informazione disinvoltamente e senza molti scrupoli quando può essere utile per colpire vertici della Chiesa o sacerdoti. Secondo alcuni il film sarebbe da boicottare perché è ricollegabile a perfidi emissari dell’oscura organizzazione QANON. Insomma, è un’opera complottista (detto da chi denigra abitualmente il complottismo altrui). Se questa è la motivazione più presentabile e credibile tra quelle che si è riusciti a trovare, allora può diventare un assist per vedere il film. Vuol dire che non ci sono in realtà validi motivi per tenere lontano il pubblico.

Ci sono però altre motivazioni meno ‘dicibili’. Chi ce le ha deve però stare attento a non scoprirsi troppo. L’articolo di Biavaschi che ho citato in precedenza accenna ad un filone di inchiesta che sta agitando parecchio l’establishment, non solo americano: quello che indaga sull’isola degli orrori, in cui il miliardario Jeffrey Epstein e sua moglie accoglievano politici, attori, cantanti, scienziati e altri illustri e affermati ospiti (leggi qui).

I crimini su cui i giudici americani stanno cercando di fare luce in questo processo coinvolgono personaggi famosi del jet set. In effetti, ‘jet society’ è un termine più che appropriato per identificare i fruitori che arrivavano con aerei privati in quell’isola delle orge, dove venivano abusati bambini, bambine, ragazzi e ragazze di tutte le età. Minorenni rapiti e resi oggetti di traffici per sfruttamento sessuale e schiavitù, come raccontato da alcune vittime nei procedimenti giudiziari che si stanno svolgendo.

Questo marciume nascosto rivela la spudoratezza di un fenomeno che però è tutt’altro che sommerso. La cosa più preoccupante non è solo la tendenza in continua crescita di fruizione, nel dark web o nei canali social, di materiale a contenuti pedopornografici. Come se non bastasse, sta emergendo qualcosa di addirittura molto peggiore: e cioè lo sdoganamento della pedofilia, la derubricazione del disturbo nei manuali di psicologia nonché l’accreditamento nelle agenzie collegate all’ONU e in ambito politico di un atteggiamento sempre più promosso o banalizzato.

Eh già, perché se uno si sente così, se il suo orientamento sessuale ed affettivo è quello, non deve essere discriminato. Intanto, si cominci a togliere ogni stigma, identificando il pedofilo in termini più inclusivi: lo si chiami più benevolmente ‘persona attratta da minori’. E poi si consideri che i minori hanno diritto ad esprimere come vogliono la loro sessualità, anche con persone mature. E lo devono poter fare con tutta la privacy di cui hanno diritto, senza interferenze indiscrete.

Pensate che stia delirando? Allora esaminiamo questo articolo di giovedì 8 febbraio, del quale riporto la traduzione della prima parte, tratto dal sito dell’istituto di ricerca C-Fam, l’importante organizzazione internazionale che promuove la famiglia e i diritti umani.

 

NEW YORK, 9 febbraio (C-Fam) L’amministrazione Biden, l’Unione europea e altri paesi occidentali hanno chiesto all’Assemblea generale (nota aggiunta: dell’ONU) di depenalizzare alcune forme di pornografia infantile adolescenziale e pornografia infantile virtuale. Questo in un nuovo trattato vincolante sulla criminalità informatica.

Tuttavia, più di trenta paesi tradizionali si sono opposti al progetto di trattato durante i negoziati della scorsa settimana.

Il nuovo trattato sostituirebbe il rigoroso standard unificato contro la pornografia infantile utilizzato nel diritto internazionale con uno flessibile che varia tra i paesi. I paesi occidentali hanno sostenuto che il nuovo standard è necessario per proteggere l’autonomia sessuale degli adolescenti che condividono immagini sessuali di sé stessi e la privacy delle persone che producono e consumano alcune forme di pornografia infantile virtuale.

L’amministrazione Biden ha sostenuto il nuovo quadro durante uno scambio polarizzato nei negoziati la scorsa settimana. “Dobbiamo consentire una certa flessibilità per i minori che si impegnano in attività sessuale e consentire le leggi nazionali con diverse età di consenso”, ha detto un delegato degli Stati Uniti.

I paesi tradizionali si sono interrogati su come sia possibile proteggere i bambini dai predatori se gli individui sono autorizzati a produrre, possedere e condividere qualsiasi forma di pornografia infantile.

Mentre il progetto di trattato non renderebbe legali tutte le forme di pornografia infantile adolescenziale o virtuale, afferma espressamente che la pornografia infantile virtuale può essere legalizzata e diventare disponibile in alcuni paesi purché non coinvolga “un bambino reale” o un abuso sessuale reale.

Gli articoli del trattato consentono inoltre espressamente scappatoie per rendere legali la pornografia infantile adolescenziale e altri materiali sessualizzati per adolescenti in alcuni paesi se i bambini raffigurati hanno raggiunto l’età del consenso per il sesso e condividono volontariamente tale materiale per “uso privato” tra coloro che condividono le immagini.

 

Dunque, siamo ormai a questo punto: è diritto dei fanciulli essere oggetti di predatori sessuali. L’importante è che il bambino, magari di sette o otto anni, esprima il suo consenso. Magari convinto da qualche caramella e senza dover dire niente ai genitori.

Ed anzi, stia attento chi si ostina a difendere i bambini e a sollevare il velo di omertà su questi traffici.  Se il bambino vuole esercitare questo suo diritto, anche la sua privacy deve essere tutelata!

Ecco perché andare al cinema alla proiezione di ‘Sound of Freedom’ e sensibilizzare più persone possibili su questo tema significa porre un argine al peggior degrado in cui rischiamo di precipitare. Non deve più valere la scusa ‘io non sapevo’ per distogliere l’attenzione del pubblico da questo attacco disumano agli innocenti che si sta spudoratamente promuovendo, nel silenzio dei mass media.    

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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