Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Brittany Campbell, pubblicato su Lifenews.com. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
Nel 2016 il Canada ha compiuto una scelta infausta.
Invece di investire in maggiore assistenza, sostegno e speranza per le persone che soffrono, il governo canadese ha legalizzato il suicidio assistito attraverso un programma chiamato Medical Assistance in Dying (MAID). Fin dall’inizio, è stato presentato come “ultima risorsa” per le persone affette da malattie gravi — trattando la morte come la risposta alla sofferenza invece di offrire vera compassione, cura e sostegno.
Ma quasi dieci anni dopo, il programma si è espanso ben oltre.
Oggi, alle persone con disabilità, malattie croniche, solitudine e persino difficoltà di salute mentale viene sempre più spesso offerta la morte invece di un aiuto e un sostegno reali.
E i numeri continuano a salire:
- L’ultimo rapporto MAID dell’Ontario ha mostrato un aumento del 7,2% dei decessi per eutanasia dal 2024 al 2025.
- Gli analisti stimano che circa 17.650 canadesi siano morti per eutanasia solo nel 2025.
- In tutto il Canada, i decessi per MAID sono aumentati di un ulteriore 6,9% tra il 2024 e il 2025.
- Da quando il programma è iniziato, più di 94.000 canadesi sono morti per eutanasia.
- Al ritmo attuale, si prevede che il Canada supererà i 100.000 decessi per eutanasia nel 2026.
Questi numeri sono allarmanti; il suicidio assistito non è più raro in Canada. Infatti, circa 1 decesso su 20 avviene ora tramite l’eutanasia.
Ancora più preoccupante è il fatto che molti di questi pazienti non fossero in fin di vita. Alcuni convivevano con disabilità, malattie croniche o sofferenza emotiva.
Diverse storie strazianti hanno sollevato preoccupazioni ancora più serie riguardo al programma.
In un caso, una donna è stata sottoposta a eutanasia dopo che suo marito aveva dichiarato di essere esausto per essersi preso cura di lei. In un altro caso, un uomo alle prese con la solitudine e una patologia medica ha scelto l’eutanasia invece di ricevere un sostegno e un’assistenza più approfonditi. Un’altra donna avrebbe lasciato il Canada per cercare cure contro il cancro altrove dopo che le era stato detto che il suicidio assistito era la sua unica opzione.
Queste storie evidenziano una dolorosa realtà: molte persone vulnerabili scelgono il MAID non perché la morte sia la loro unica opzione, ma perché si sentono abbandonate, prive di sostegno o incapaci di ottenere l’aiuto di cui hanno veramente bisogno.
Anziché rafforzare i sistemi di sostegno, il Canada continua a spingere per ampliare ulteriormente i criteri di ammissibilità all’eutanasia. I leader hanno lavorato per anni per consentire il MAID a persone la cui unica condizione è una malattia mentale.
Ciò significa che chi soffre di depressione grave, ansia o un disturbo alimentare potrebbe potenzialmente qualificarsi per il suicidio assistito.
L’assistenza medica alla morte è già una pratica profondamente preoccupante. Estenderla a persone alle prese con malattie mentali solleva preoccupazioni morali e mediche ancora più gravi. Chi soffre di depressione, ansia o sofferenza emotiva ha bisogno di compassione, cure e sostegno concreto — non di un sistema che presenta la morte come la risposta al proprio dolore.
L’esperienza del Canada dovrebbe servire da monito per il resto del mondo.
La vera compassione non pone fine alla sofferenza ponendo fine a una vita. Ogni essere umano ha una dignità e un valore intrinseci, indipendentemente dall’età, dalla disabilità, dalla malattia o dalle circostanze.
Nota di LifeNews: Brittany Campbell scrive per Texas Right to Life.
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