buono-il-brutto-il-cattivo

 

 

di Autore Vario

 

Parliamo di questioni futili e di alcuni scambi di messaggi e informazioni che al momento agitano i social. Oggi l’insulsaggine è diventata un’esigenza irrinunciabile. E così gli algoritmi più retti ed onesti ma anche le più coscienziose e virtuose Intelligenze Artificiali stanno analizzano le pulsioni degli utenti di devices digitali per governarle utilmente.  

Molte chat che si intrecciano in questi giorni, riecheggiando la cronaca degli ultimi mesi, ci propongono pedantemente tre protagonisti dell’informazione che sicuramente non mancheranno di passare sui libri di storia. Sono tre autentici fari di civiltà, sui quali vorremmo brevemente soffermarci: Zelensky il buono, Putin il brutto e Biden, il catt…olico.

Queste qualifiche si sono imposte e poi consacrate nella rete e dalla rete a furor di popolo. Sebbene, occorre dirlo, una di queste sembra essere poco azzeccata. Eh sì, parliamo proprio di Putin, che tanto brutto non è. L’appellativo però è collegabile al riconoscimento indiscusso del titolo onorifico di ‘mostro del secolo’.

Già che accenniamo a Putin: la rete si interroga se stiamo parlando di un sosia o no, visto che un anno fa molti media occidentali lo davano per ammalato di cancro all’ultimo stadio. Comunque, da varie fonti nel mondo social sembra che l’attuale sosia di Putin abbia il morale mortalmente fiaccato per una nuova minaccia che dovrà fronteggiare. Nel prossimo pacchetto di sanzioni contro la Russia ci sarà infatti una denuncia per body shaming per una frase detta da qualche clone di Putin nel 2016 contro la Merkel. Forse ci sarà anche una denuncia contro Putin per uso scorretto di pronomi personali verso persone in transizione di genere. Insomma, non sanno più che misure prendere per mortificare ‘il brutto’.

Ma passiamo ora ad esaminare cosa ne pensano i chattatori su Zelensky, il buono e su Biden, il cattolico. Questi personaggi suggeriscono di primo acchito un curioso confronto. Ecco dunque la domanda che sorge spontanea nel popolo della rete: è più buono Zelensky o è più cattolico Biden? Arduo dilemma. Certo, si può pensarla diversamente, ma c’è una risposta che sulle chat mette quasi tutti d’accordo: Zelensky è buono nella stessa misura in cui Biden è cattolico.

Va pur detto però che ultimamente sui social, a parere degli italiani, Biden sia ritenuto leggermente più simpatico del Covid 19. Ciò farebbe pendere la bilancia della popolarità in questa sfida a tutto svantaggio di Zelensky. Il quale sembra pesantemente arrancare dietro l’indice di gradimento del Covid 19 nonostante i suoi furibondi e sanguinari tentativi di accreditarsi come buono.

Abbiamo allora chiesto ad alcuni simpatici e disponibili algoritmi e anche ad alcune esperte Intelligenze Artificiali (che ormai cominciano a chattare tra di loro confrontandosi in un canale social riservato) come spiegano il fatto che il livello di cattolicità di Biden si stia consolidando rispetto a quello che misura la bontà di Zelensky.

Questo fatto è strano perché è evidente quanto Biden promuova senza scrupoli gender, aborto, cancel culture, censura e repressione del pensiero dissidente; non disdegnando altresì di spingere il mondo sull’orlo di una guerra nucleare.

Un distinto algoritmo ci ha però fatto educatamente notare che non bisogna sottovalutare la dabbenaggine dei cattolici che tutto il mondo pressapochista invidia.

Questo atteggiamento indulgente, a detta anche di un’Intelligenza Artificiale che abbiamo intervistato, è un indicatore molto importante; e fa anche capire perché alla domanda ‘è più pacioccone Biden o Zelensky?’ gli utenti digitali sono più disponibili a sostenere la candidatura del primo.

Abbiamo poi scoperto che l’Intelligenza Artificiale apprezza e segue con particolare interesse sia la bontà di Zelensky che la cattolicità di Biden. Tanto che c’è il progetto di sviluppare sia una Bontà Artificiale che una Cattolicità Artificiale (che sicuramente spopoleranno nel mondo virtuale di domani) avendo come modelli questi due personaggi.

Ci sarebbero da analizzare molte altre ghiotte informazioni sul buono, il brutto e il cattolico. Ma altre questioni ancora più insulse premono nel mondo glamour delle chat. Non mancate di seguirle e di seguirci. Ne parleremo nella prossima chat-puntata.

 

Ue!, svegliamoci: che combina la UE?

E passiamo ora all’analisi dei sondaggi che girano in rete sulla popolarità dell’Unione Europea. Le recenti genialate in materia di lotta al CO2 – con un futuro che ci aspetta di auto elettriche obbligatorie, case da ristrutturare a nostre spese, menù a base di insetti sostitutivo di carni – e tutte le ferree regole di suprematismo arcobaleno e rosa hanno portato il gradimento dell’UE ad un livello vicino all’apprezzamento per il lockdown del 2020. Precisiamo però che ad oggi sui social il lockdown del 2020 sarebbe più gradito dell’UE, sebbene di stretta misura.

Il quesito si potrebbe però riproporre in questi termini: sono più entusiasmanti le misure di decrescita felice promosse dall’UE o i nuovi lockdown felici che ci concederanno appena si potranno liberare i micidiali virus che stanno preparando nei laboratori segreti?

La questione per ora non può essere analizzata in quanto occorre verificare che i nuovi virus per ridurre le popolazioni, promessi dalle élite mondiali che ci controllano, siano all’altezza delle attese.

A proposito di lockdown e attacchi virali, sembra che, in attesa che qualche bio-laboratorio ci offra una nuova pandemia, l’attacco virale più temuto dai chiacchieratori sia quello sferrato dagli hacker (russi, per antonomasia) alle piattaforme informatiche. Ciò rende necessaria e urgente una cabina di regia internazionale per fronteggiare l’emergenza. A tal fine, visto che si parla di virus, già gli influencer che si agitano negli smartphone e in tutti i devices offrono una sicura soluzione: il reclutamento dei virologi ed esperti che ci hanno tanto aiutato nel contrasto del COVID 19. Così avremo, oltre alla decrescita felice, anche i virologi felici.

I quali, approfittando di questo endorsement, si stanno facendo avanti proponendo due strategie: la prima è la magica ‘resilienza’. In altri termini, l’equivalente di tachipirina e vigile attesa. Ovvero: caccia giù il rospo, subisci e aspetta che passi, cantando ‘andrà tutto bene’. Se la resilienza andava bene per il virus COVID 19 andrà altrettanto bene anche per i nuovi virus informatici. Così ci assicurano i navigati esperti della pandemia.

Laddove la resilienza non dovesse bastare, gli esperti hanno preparato un pacchetto di contrasto agli hacker (felici anche loro), valido per ogni device e piattaforma informatica: si tratta di un antivirus aggiornato a tutti i contagi informatici più pericolosi diffusi fino a tutto il 2021.

Qualcuno si chiederà: che senso ha proteggersi oggi con un programma antivirus predisposto per fronteggiare dei virus di due anni fa? La domanda però denota un dubbio e la scienza oggi non ammette più dubbi o critiche. Se abbiamo fronteggiato fino ad oggi il Covid con vaccini testati (si fa per dire) su varianti di due anni prima, allora un pacchetto antivirus per computer aggiornato al 2021 può andar benissimo anche nel 2023. E questo chiude la questione, perché ogni dubbio diventa una fake new, una falsità.

Ma altre questioni ancora più insulse si affollano nel mondo glamour delle chat. Non mancate di seguirle e di seguirci. Ne parleremo nella prossima chat-puntata.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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