di Mattia Spanò

 

 

L’ecatombe giornalistica della copertura del colpo di stato in Russia, alla quale è corrisposto un plenario colpo di calore da queste parti – colpa dei cambiamenti climatici – si è consumata sabato, ma è cominciata venerdì sera intorno all’ora di cena, con le prime dichiarazioni incendiarie di Prigozhin.

Il che mi fa gioco per il titolo ad effetto. Il Black Friday è la giornata di sconti spericolati su qualsiasi prodotto. Uomini e donne si avventano come sciami di locuste su bancali di merce a prezzi stracciati. Nessuno si domanda perché qualcosa che di norma costa mille il resto dell’anno, improvvisamente venga venduto a cento.

Gli “sconti da capogiro” dovrebbero destare qualche sospetto nel consumatore circa il fatto di venire truffati gli altri 364 giorni dell’anno. Invece scatena nelle persone un’euforia dionisiaca. Come ubriachi che non bevono da settimane si gettano su damigiane di vino dozzinale.

Si può obiettare che sto facendo del penoso qualunquismo luddista, che non capisco le logiche dell’accumulo sconsiderato, dello smaltimento, i costi di gestione dello stoccaggio, l’obsolescenza programmata e altre amenità. E nemmeno comprendo la necessità di rimanere tutti uniti contro Putin. Come lo siamo stati contro il virus – a proposito: non è andata benissimo – il cambiamento climatico, a sostegno indefesso dell’aborto e del diritto di farsi ammazzare. Giusto per fare qualche esempio. L’unità, prima di tutto, altrimenti il nemico ci sconfigge facendo strame dei nostri valori.

Stupido io che mi faccio malamente impressionare dalle gigantesche figure di melma dei giornalisti collettivi, come mi impressionano le folle di gente stravolta, lacera e sudata che fa a pugni e coltellate per accaparrarsi una friggitrice durante il Black Friday. Poi arrivano gli esperti che ti spiegano cosa ti sfugge, cosa non sai, cosa non hai capito perché sei stupido.

Nonostante a qualsiasi fenomeno si possa trovare una giustificazione razionale, una parvenza ordinata, “scientifica”, rimane lo spettacolo di pornografia spirituale che trionfa non appena si osservano le conseguenze con sguardo disincantato. Dal momento che ogni cosa si misura in base ai risultati, il risultato del Black Friday è la bestificazione dell’uomo. Avete ragione voi – nel senso che sapete giustificare voi stessi, in modo ilare e senza pathos – ma ciò che fate ai vostri simili è rivoltante.

Finché questi trattamenti umilianti sono riservati al gregge, non giustifico ma capisco. Da che mondo è mondo, i furbi approfittano degli sciocchi. Ma quando la marea del non-senso, la becera ignoranza arriva a lambire e travolgere gli architetti di questo genocidio spirituale – in poche parole, quando il bugiardo finisce per credere alle balle che racconta – allora bisogna concludere che avete un gigantesco problema. Avete appiccato un fuoco che non sapete contenere, continuate a versarci sopra benzina, e finirete arsi vivi.

I primi portatori di carburante, gli sherpa, gli zelanti fachidiot di questo nuovo disordine mondiale sono proprio i giornalisti. Che in ventiquattr’ore si sono prodotti nelle più spericolate scemenze immaginabili su quanto stava accadendo. La Storia che si consuma in poche ore, come un film di Netflix.

Lo schema narrativo del giornalismo ricalca esattamente quello delle serie televisive, meglio ancora delle telenovelas alla Beautiful: colpi di scena continui, incongruenze narrative, buchi di trama, patinature, battute da osteria scritte coi piedi. Qualsiasi espediente fessacchiotto è lecito, pur di tenerti inchiodato allo schermo. Non fai in tempo a mettere a fuoco di aver visto un’emerita schifezza, che subito ne comincia un’altra peggiore della prima. Seriamente: quanto pensate di andare avanti? Davvero pensate di tenere questo ritmo all’infinito?

Un anno di vaticini sulla debolezza di Putin e una Russia sbriciolata dalle sanzioni e dalla crisi economica, di speranze tradite (qualcuno uccida Putin!, che noi non ne siamo capaci), improvvisamente si sono affacciati al cervello occidentale per qualche ora fugace come una mera possibilità. E senza attendere un minuto, senza cercare di capire, le menti migliori dell’informazione si sono lanciate sullo scaffale dei desideri pret-à-porter, abbuffandosi di orsetti gommosi come bambini. Putin è finito! Avevamo ragione noi!

Lo scambiare i propri pii desideri con la realtà è un po’ il nuovo principio di contraddizione stabilito contro quello aristotelico: un nuovo ordine teoretico, la pazzia che scalza la ragione, tristemente confusa col fatto di “avere ragione” (ancora la frenesia del possesso che travolge il consumatore). Il mondo va a fuoco, ma loro sono felici perché “l’avevano detto”, “avevano ragione”. Se i fatti contraddicono le idee, o in questo caso i desideri, tanto peggio per i fatti.

Come nuovi Erisittone, il sovrano greco che aveva dissacrato il bosco di Demetra e che la dea condannò ad una fame inestinguibile e dopo aver divorato il suo regno finì per cannibalizzare sé stesso, i giornalisti hanno raccontato, o meglio festeggiato, la fine di Putin e la dissoluzione della Russia. Non paghi, quando si è reso evidente che il colpo di stato dell’oligarca mercenario era una ciofeca, hanno insistito nel calciare il barattolo: anche oggi, Putin e la Russia vengono sbriciolati domani. Aspettate e vedrete. L’Ucraina ha già vinto, e noi con lei.

È il paradosso di Achille e la tartaruga applicato all’informazione: se Achille concedesse un metro alla tartaruga, nel tempo che ci mette a raggiungerla, la tartaruga avrebbe compiuto un piccolo tratto ulteriore, e così via, con l’eroe greco che non raggiungerebbe mai il piccolo rettile.

Se io scrivo una solenne fesseria smentita dai fatti, invece di andarmi a nascondere posso dire che quello che ho scritto o detto accadrà domani, la settimana prossima, tra un mese. Ma non può non accadere. C’è un ordine morale nella Storia che non è più provvidenziale – poveracci quelli che lo credono – ma mentale. Siccome ne sono convinto io, allora non può che essere così.

Abbiamo sentito teorie e interpretazioni irricevibili. Il sistema mediatico occidentale è preda di un accecamento senza precedenti. Tra venerdì e sabato, in una manciata di ore abbiamo visto il più indecoroso e ultra-concentrato teatrino degli orrori giornalistici, di cui Giuliano Marrucci ha proposto un piccolo, delizioso spaccato.

Di questi giorni, la notizia che la Bild in Germania ha deciso di licenziare duecento giornalisti, sostituendoli con l’intelligenza artificiale. D’altra parte, negli ultimi tre anni abbiamo partecipato come consenso alla mutazione genetica del giornalismo in infotainment, e poi in entertainment purissimo. La triste propaganda d’accatto sui vaccini, poi sugli insetti, la guerra, il clima. Presto i servi sciocchi di questo apparato demenziale riceveranno la loro paga: il benservito.

Forse è giusto così: la vera partita non è fra intelligenza artificiale e naturale, ma fra naturale e artificiale. L’intelligenza non serve più a nessuno.

E allora ben venga la qualità spaventosamente dozzinale dell’informazione. Ben vengano gli articoli pagati poche decine di euro, o addirittura pochi euro. Gli abbonamenti sempre più stracciati, le offerte da pezzenti, il crollo dei numeri, l’aumento dei sussidi statali e la sostanziale staticità del mercato pubblicitario, l’invenzione stralunata dei fact-checkers, delle fake-news e della post-verità: asfittici tentativi di tenere in vita il paziente già morto.

Sono ben accette le notizie urlate, gli slogan, le frasi ad effetto, i mantra come l’aggressore e l’aggredito, chi non si vaccina si ammala e muore, la scelta fra la pace e il condizionatore acceso, le armi che servono per fare la pace. Tutta la paccottiglia da Black Friday dell’Occidente culturalmente in disfacimento, con il consumatore di informazioni che le trangugia come cibo spazzatura, pagandole sempre meno fino a non pagarle affatto.

Fra venerdì e sabato è andata in scena un’impressionante messinscena mediatica, un sabba di “esperti” che ripetono come merli indiani il fischio del padrone, senza azzeccarne mezza nemmeno per sbaglio. L’Occidente che fa quadrato intorno a formule magiche che nulla hanno da spartire con la realtà, per brutta, indesiderata e spiacevole che sia.

Fortuna che stanno per essere sostituiti dalla stupidità artificiale. Quando saranno messi alla porta delle redazioni coi loro scatoloni pieni di cianfrusaglie da scrivania e dovranno cercarsi un lavoro diverso (auguri di cuore), allora si chiederanno come sia stato possibile fare a meno di loro, così proni e fedeli al padrone.

Semplice: per andare contro qualcosa, bisogna essere uomini. Magari stupidi e ignoranti, ma uomini dotati di libertà, volontà, spirito di sacrificio. Per fare i camerieri, bastano le macchine. Forse glielo spiegherà ChatGPT nel messaggino Whatsapp di licenziamento.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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