Battesimo di Gesù

Battesimo di Gesù

 

di Giuliano Di Renzo

 

Con questa domenica termina il periodo liturgico detto di Natale.

Nella Chiesa antica e nelle Chiese d’Oriente il battesimo veniva praticato per immersione.

Ed è perciò che anche a Lourdes, ma pure a Collevalenza, si viene immersi nelle piscine, ove talvolta risorgono sorprendentemente sane persone che erano malate.

I battezzandi venivano immersi per tre volte nel fonte battesimale intanto che si invocava su di essi il Nome della Santissima Trinità, come dopo la sua resurrezione Gesù aveva detto ai suoi discepoli di fare.

Muore il vecchio uomo, l’uomo lordato dalla lebbra dei suoi peccati e rinasce quale uomo nuovo restituito alla primitiva divina giustizia della creazione quando era appena uscito dal cuore di Dio creatore e comunicatore di vita.

Non ha Dio il nome di Padre? Che non è un nome né indica l’azione transuente del modo umano di generare, ma in Lui è il suo sussistere come io personale.

Così come lo è il nome del Verbo, la Parola, il Logos sospeso nei cieli eterni del Padre che genera dal suo seno nell’oggi dell’eternità dicendo il suo Verbo e al suo Verbo:

 «Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.
Chiedi a me, ti darò in possesso le genti
e in dominio i confini della terra.
Le spezzerai con scettro di ferro,
come vasi di argilla le frantumerai».
E ora, sovrani, siate saggi
istruitevi, giudici della terra;
servite Dio con timore
e con tremore esultate (Salmo 2,7-11)

E lo Spirito che dall’uno al’altro spira in sussistente felicità di Persona Amore.

Per noi uomini il nome è un flatus vocis, una voce per distinguerci l’uno dagli altri.

Per i popoli semiti il nome è concretezza della persona.

Pertanto invocare il Nome di Dio in segno di benedizione su una persona è porre Dio su di essa.

Come anche nominare scelleratamente il Nome Santo di Dio invano o, peggio, bestemmiare, insultarlo è gettare fango sulla Luce candidissima dell’eterna sua inviolabile Santità.

Ugualmente quando il sacerdote traccia su di noi il segno della croce pronunciando il Nome di Dio Padre, Figlio, Spirito Santo è la presenza di Dio che vene posta su di noi e noi messi la sua tutela.

Benedire è “bene-dire” in senso alto, è porre una persona sotto la tutela di Dio Amore e Vita.

Possiamo da ciò capire come il segno della croce che noi facciamo non è un’inezia, ma è la nostra fede che confessata in due parole mette su di noi il sigillo sacro del Padre, del Figlio e del loro Amore. Essi ci creano e ri-creano, ci redimono e ci santificano trasportandoci nell’eternità del loro amore.

La triplice immersione nell’acqua del fonte battesimale mentre fa scendere nel battezzando l’acqua nel Nome della Ss.ma Trinità lo immerge nella morte redentrice di Cristo e lo fa risorgere nella resurrezione di Lui alla Vita non più semplici uomini, né di pure creature ma come sfavillio della luce di Dio che scende in essi e con essi risale nell’eternità. E’ la nostra grazia santificante che ci eleva e presenta a Dio e al mondo nella veste regale della filiazione da Dio. “Io vi ho detto che siete dèi” (Vangelo di San Giovanni 10,34 e Salmo 82,6).

Immersi in Gesù si riappare in Lui figli di Dio, in Lui che è il solo e vero Figlio.

Qui giova ripetere che è improprio dire che siamo tutti figli di Dio. Siamo certo tutti creature amate di Dio, ma solo Gesù è Figlio. Il Padre è Padre per il Figlio e il Figlio è Figlio per il Padre nella felicità di questa generazione e filiazione spira tra lo Spirito dell’Amore. Noi possiamo diventare perciò figli ndi Dio solo innestandoci col battesimo in Gesù come tralcio sulla vite.

Gesù si presentò al battesimo di Giovanni a tutti visibilmente uomo e penitente tra i tutti penitenti e viene immerso da Giovanni nell’acqua del fiume Giordano. E quando uscì da quell’acqua si aprirono finalmente per noi i cieli e il Padre, ora come Padre non più solo come Dio si mostra nella luce dello Spirito e dona a noi suo Figlio dicendoci: “Questi è il mio Figlio amato, nel quale trovo la mia compiacenza, perciò ascoltatelo!” (Vangelo di San Matteo 3,16-17).

Mandato e donato a noi perché lo ascoltassimo e lo seguissimo nel cammino del nostro esodo dalle Sodoma e Gomorra che è questo mondo di passioni e di peccato verso la santità, verso la rivelazione di manifesta piena luce di figli di Dio.

Figli ora di Dio, di Lui siamo anche eredi, eredi di Dio con Cristo avendo ottenuto col battesimo il diritto di accesso al cielo, al quale il Signore prima creandoci e poi riscattandoci ci destinati.

“Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo se veramente partecipiamo alle sie sofferenze per partecipare anche alla sua gloria” (Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 8,17).

Il battesimo è rinascita, la nostra rinascita che fa noi non più proni verso la terra ma eretti versi il cielo. Siamo dei ri-nati. Riprendendo da Sant’Agostino il Concilio di Trento dice che “in renatis nihil odit Deus”.

Eravamo figli dell’ira, senza Cristo meritevoli della vendetta di Dio contro il male che pervadeva come metastasi la nostra anima. Ma lavati ora col battesimo nel sangue di Cristo siamo risorti con Lui rivestiti della veste candida della Santità di Gesù, fatti in Lui, il diletto, anche noi figli di Dio diletti (cfr Lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini 2,3).

Il peccato ci rende orridi al cospetto di Dio per cui la sua Giustizia intesa come somma perfezione di Santità deve agire con noi al modo di purificatrice giustizia penale e ristabilire nel mondo la santità che abbiamo derisa e ricomporre la bellezza che abbiamo stracciata.

Il battesimo, come tutti i sacramenti, non è un rito, non è una cerimonia che non lascia traccia, ma è “sacramentum”, azione di un mistero che penetrando lo spirito ne rinnova il DNA.

L’umo viene santificato, viene cioè restituito all’interiore sua originaria somiglianza con Dio. Ma non come di semplice creatura ma come figlio nell’unico suo Figlio che è Gesù, il suo Verbo appunto per questo fattosi uomo tra gli uomini.

Ed è perciò che il peccato di impurità che viola la santità propria del corpo come tempio di Dio e tutti gli altri peccati sono nel cristiano ancora più gravi. Essi dissacrano infatti laicizzandolo il tempio di Dio. E’ di tutta la persona infatti essere segno e riflesso del Dio infinitamente Santo.

Ringraziamo oggi con gioia il Signore di averci segnati mediante il battesimo in Crsto con i segni della sua gloria divina e portati nel regno del suo Figlio diletto nel quale, dal quale e per il quale abbiamo la vita. La vita di Dio che è perciò eterna.

Ringraziamo Gesù che divenendo uomo e inserendosi nella nostra umanità ha dato a noi la grazia di poterci innestare in Lui come tralcio nella vite e diventassimo così in Lui figli di Dio.

Ricordiamoci sempre del nostro battesimo col quale siamo rinati quali figli di Dio.

Esultiamo con Sant’Agostino perché “hodie Christus facti sumus”. Esultiamo perché oggi in Cristo siamo diventati noi Cristo.

Rinnoviamo spesso le promesse del nostro battesimo, teniamo fermo tra le tempeste di folli istigazioni umane il nostro sì nuziale allo Sposo che è Cristo.

Lodiamo, ringraziamo, adoriamo.

“Laudato, si’ mi’, Signore….Lodatelo e rengratiatelo cum grande humilitade” (San Francesco d’Assisi. Cantico delle Creature o di Frate Sole).

Facciamo con la Vergine Santa e come Lei della provvisoria nostra un magnificat di attesa e preparazione all’eterno Magnificat del cielo.

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