John Singleton Copley (1782) The tribute Money Londra, Royal Academy of Arts. Olio su tela

 

 

di Nicola Rotundo

 

OMELIA XXIX DOMENICA T. ORD. – ANNO A (2020)

 

Oggi (domenica scorsa, ndr) la Parola di Dio ci propone allo una riflessione su un tema attuale e delicato: quello dei rapporti tra religione e politica, tra Chiesa e Stato.

Come deve vivere e agire il credente se vuole salvaguardare la priorità dei doveri verso Dio, senza sottrarsi agli obblighi imposti dalla convivenza umana?

Il Vangelo, proponendoci uno degli episodi con cui Gesù entra in conflitto con i Farisei, ci dà la chiave per la soluzione del problema proposto. I farisei cercano un pretesto per mettere in difficoltà Gesù con una domanda insidiosa: «È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». La loro intenzione era quella di tendere un tranello a Gesù con lo scopo di poterlo condannare e farlo uccidere.

Cominciano con il lodare a parole Gesù, ma sono animati da cattive intenzioni. Però, senza volerlo, gli tessono l’elogio più grande: “sappiamo che sei veritiero”

La domanda dei farisei non nasce dal desiderio di sapere, né interessa loro la verità. Se Gesù avesse risposto “No”, di non pagare la tassa, sì sarebbe esposto all’accusa di ribellione contro i Romani; se avesse risposto “Sì”, che bisognava pagare, si sarebbe esposto all’accusa di collaborare con gli invasori, deludendo le legittime aspirazioni di libertà dei suoi connazionali. Ma Gesù non si lascia intimorire, non cade nel trabocchetto che gli hanno teso: si fa portare la moneta su cui è scritto “Tiberio Cesare” e incisa la sua immagine, e conclude: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare”.  Ma subito dopo aggiunge: “quello che è di Dio, restituitelo a Dio”.

In questo modo Gesù divide quella che è l’autorità civile da quella che è l’autorità religiosa. Questi sono due poteri diversi anche se l’autorità civile deve sempre rispettare i Comandamenti di Dio. Che cosa è di Cesare e che cosa è di Dio?  

Nella risposta di Gesù, è chiaro cosa appartiene a Cesare: solo quella moneta su cui è incisa la sua immagine.

Questa perciò doveva essere restituita ai proprietari.

Niente di più. II primato di Dio, invece, non conosce limiti.

A Lui solo si deve l’adesione totale, piena ed esclusiva di tutta la nostra persona. “Quello che è di Dio”, infatti, è soprattutto l’uomo, sua immagine e somiglianza.

Il termine “immagine”, usato da Gesù per la moneta, fa riferimento alla frase che si legge all’inizio della Bibbia: “Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza”. Ogni uomo è immagine di Dio.

Purtroppo, questa immagine è spesso deturpata, offesa, umiliata per colpe personali o per opera altrui.

Gesù vuole esortare chi lo ascolta, a restituire a Dio quello che gli appartiene: ossia ogni uomo e ogni donna. Nessuno può essere padrone di altri, nessuno è padrone della vita.

Questa è la radice della libertà e della dignità dell’uomo. Soltanto a Dio si devono adorazione e culto, e né lo Stato né alcun’altra realtà di questo mondo possono pretendere ciò che è dovuto soltanto a Dio.

Con la sua risposta, Gesù indica chiaramente che la vocazione del cristiano è quella di contribuire alla costruzione di una città terrena più giusta e più umana. I cristiani, proprio perché cittadini di questo mondo, non possono sottrarsi ai doveri che li legano all’autorità civile per il bene comune.

Anche San Paolo, scrivendo ai Romani, li sollecita “a obbedire alle autorità costituite”, che pure erano pagane. Questa collaborazione diventa un vero servizio verso i fratelli e uno stimolo alla crescita sociale di tutti. I conflitti possono sorgere, e sorgono, quando l’autorità civile entra in competenze che non le sono proprie, chiede più di quanto le è dovuto. Gesù, nella sua risposta: “date a Dio ciò che è di Dio”, non mette sullo stesso piano Dio e Cesare, ma afferma che bisogna dare il primato alle azioni che sono dettate dalla fede e dall’obbedienza a Dio e alla sua Parola. Nessuno può chiedere al cristiano qualcosa che lo obblighi ad andare contro Dio. In questo caso la resistenza è un dovere: sarebbe peccato obbedire!!! “Chi ha orecchi per intendere intenda”, ha detto Gesù. A Cesare, dunque, va pagato il tributo; ma ciò che appartiene alla vita umana, va dato a Dio. E quando le due autorità entrano in conflitto, occorre ricordare le parole coraggiose degli Apostoli Pietro e Giovanni dette a chi proibiva loro di parlare di Gesù:”… non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato”. Solo chi è capace di dare a Dio ciò che è di Dio, è capace di dare a Cesare ciò che è di Cesare. Dio, non lo Stato, ha il valore assoluto.: “lo sono il Signore, e non c’è alcun altro, fuori di me non c’è Dio …” (Prima lettura). Al di sopra dei diritti dello Stato ci sono i diritti di Dio nei confronti dell’uomo, sua immagine e somiglianza. Gesù, nella sua risposta, ci fa capire l’esigenza di rendere a Dio ciò che è di Dio: nella nostra anima vi è un’immagine più preziosa: quella di Dio Creatore, al quale dobbiamo rendere conto della nostra vita.

Rispettare le leggi dello Stato è un dovere di ogni cittadino, anche di tutti i credenti. Il rispetto della legge è il rispetto di ogni persona, perché la legge giusta, salvaguarda i diritti di tutti. Questo è lo spirito con cui bisogna leggere le parole di Gesù: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.

Noi, dice San Paolo, apparteniamo a Cristo.

Chiediamo al Signore che ci conceda di servirlo sempre con lealtà e purezza di spirito.

 

Don Nicola Rotundo è un sacerdote.

 

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