di Sabino Paciolla
Spesso ci troviamo di fronte a dichiarazioni di singoli vescovi sulla questione del gender che risultano ambigue e, in modo surrettizio, favorevoli a questa ideologia. Si prendano, ad esempio, le cosiddette “veglie LGBT”: dietro le ambigue espressioni di “accompagnamento”, “discernimento” e “dialogo”, si finisce spesso per offrire una sponda concreta all’ideologia di genere. In queste veglie viene detto, in modo ambiguo, di tutto, fuorché la comunicazione caritatevole della verità insegnata dalla Dottrina cattolica di sempre. Per questa ragione, è con grande piacere che apprendiamo che i vescovi cattolici dei Caraibi hanno pubblicato una lettera pastorale molto chiara su questo spinoso argomento.
La Conferenza Episcopale delle Antille, che riunisce i vescovi cattolici dei territori caraibici di lingua inglese, francese e olandese, ha diffuso il 26 luglio una lettera pastorale di 23 pagine dedicata alla sessualità umana e all’identità di genere. Il documento intende presentare l’approccio della Chiesa cattolica alla questione, intrecciando argomentazioni teologiche, scientifiche e pastorali.
Secondo la diocesi di St John’s-Basseterre, che ha diffuso il testo, la lettera nasce come strumento pratico per il clero, le famiglie, gli educatori, i catechisti e i responsabili politici, e ruota attorno a un’idea centrale: ogni persona possiede una dignità che va tutelata, e chiarezza dottrinale e carità pastorale devono procedere insieme. Il testo è diviso in tre capitoli — antropologia cristiana, dimensioni biologiche della differenza sessuale e linguaggio del dibattito contemporaneo — seguiti da indicazioni pratiche per scuole, parrocchie e famiglie.
I vescovi motivano l’iniziativa con quella che definiscono una fase di profondo mutamento culturale, in cui le verità fondamentali sulla persona rischiano di essere offuscate. Riconoscendo la storia di resilienza della regione caraibica, sostengono che essa si trovi oggi di fronte a un bivio tra l’ipersessualizzazione e una concezione sempre più fluida dell’identità.
Il testo esamina anche termini come identità di genere, transgender, non binario e cisgender, giudicandoli incompatibili con l’antropologia cattolica perché separerebbero l’identità dal dato biologico.
Riporto di seguito le parti più significative del testo:
«Attingendo alla Scrittura, all’antropologia cristiana e alle riflessioni di pensatori quali San Giovanni Paolo II e Abigail Favale, riaffermiamo la fede incrollabile della Chiesa nella dignità intrinseca di ogni persona umana come unità di corpo e anima, creata uomo o donna a immagine di Dio».
«In un contesto in cui il linguaggio è stato ridefinito e le ideologie vengono presentate come compassione, dobbiamo proclamare una verità che liberi anziché limitare. Dobbiamo opporci alle narrazioni che suggeriscono che la persona umana sia un progetto autocostruito, distaccato dalla realtà biologica o dall’ordine morale. Al contrario, sosteniamo la visione dell’essere umano come dono, la cui identità è ricevuta, non inventata, il cui corpo è significativo, non malleabile, e la cui vocazione è l’amore, non l’affermazione di sé. ”
«Come vescovi dei Caraibi, affermiamo che il corpo umano non è un accessorio dell’identità, ma un sacramento della persona.»
«La verità fondamentale della persona umana è espressa in Genesi 1,27: “Dio creò l’uomo a sua immagine… maschio e femmina li creò”. Questa testimonianza biblica afferma che ogni essere umano è creato, amato e dotato di uno scopo: vivere in comunione con Dio e con gli altri. In quanto unità di corpo e anima, uomini e donne portano l’immagine divina non solo nel loro intelletto e nella loro volontà, ma nella loro esistenza incarnata.”
“La differenza sessuale non è una parte arbitraria o accidentale della nostra umanità. È centrale per il dono di sé. … Il corpo non è una barriera all’identità, ma una sua rivelazione. È attraverso la nostra incarnazione maschile o femminile che si rivelano la nostra personalità unica e la nostra capacità di relazionarci».
«Nel mondo di oggi, vediamo questa confusione intensificarsi a causa di messaggi culturali che promettono libertà ma portano frammentazione. L’armonia originaria tra uomo e donna non è più vista come dono reciproco, ma come opposizione. La Chiesa deve essere un faro in questa oscurità, proclamando la verità che i nostri corpi sono buoni, la nostra differenza sessuale è significativa e la nostra identità è ricevuta, non inventata.”
“Dobbiamo resistere alle ideologie che separano l’identità dalla realtà biologica. … Accompagnare con amore radicato nella verità coloro che lottano con la propria identità.”
“Gran parte dell’attuale confusione deriva da un cambiamento avvenuto nel XX secolo nella comprensione del ‘genere’. … Questa ideologia, sebbene spesso rivestita di compassione, presenta un’antropologia falsa e instabile. Separa l’anima dal corpo, l’identità dalla realtà e, così facendo, danneggia proprio quelle persone che sostiene di aiutare.”
Affermazione della ideologia LGBT: “Identità di genere: definita dagli attivisti come ‘un senso interiore di essere maschio, femmina o qualcos’altro, che può corrispondere o meno al sesso assegnato alla nascita’.”
Risposta cattolica: Questa definizione privilegia l’autopercezione rispetto alla realtà biologica, portando a un conflitto interno tra mente e corpo. La Chiesa insegna che ogni persona è un’«unità di corpo e anima» (CCC 2332) e che «ognuno deve riconoscere e accettare la propria identità sessuale» (CCC 2333). La vera integrazione deriva dall’accettare il corpo come dono, non dal rimodellarlo secondo i sentimenti interiori.”
«Ideologia di genere: un sistema di credenze in cui l’identità umana è vista come autodeterminata, definita dai sentimenti piuttosto che dal sesso biologico.
Risposta cattolica: Papa Francesco ha definito l’ideologia di genere “una delle colonizzazioni ideologiche più pericolose del nostro tempo”. Essa nega Dio come Creatore e introduce una profonda confusione sulla natura della persona umana. Rifiutiamo qualsiasi quadro di riferimento che separi il genere dal sesso e tratti il corpo come privo di significato o malleabile.”
«Sebbene dobbiamo trattare tutte le persone con dignità e compassione, non possiamo affermare identità che rifiutano la verità del corpo. Scientificamente, non è possibile cambiare il proprio sesso. La chiamata della Chiesa è sempre alla verità nell’amore, accompagnando chi è nella confusione verso l’integrazione e la pace.».
«Un’autentica cura pastorale non significa affermare ogni sentimento, ma aiutare ogni persona a integrare la comprensione di sé con la verità del proprio corpo e della propria anima. … Il vero accompagnamento ci conduce più in profondità nel cuore di Cristo, il quale solo rivela la verità su chi siamo.”
“La catechesi e i programmi didattici devono presentare l’antropologia cristiana in modo chiaro e senza scuse: ogni persona è creata maschio o femmina. Questo non è assegnato né scelto, ma ricevuto come dono di Dio.
Si eviti e si respinga la terminologia che avalla l’ideologia di genere, ad esempio «assegnato alla nascita», «identità di genere» slegata dal sesso, «cisgender», e si utilizzi sempre un linguaggio che affermi la verità biologica e l’unità della persona umana.”
“Coloro che lottano con la disforia di genere o con la confusione identitaria non devono mai essere esclusi. Devono essere accolti con benvenuto, rispetto e comprensione.
Un’autentica cura pastorale non avalla la confusione, ma guida con amore ogni persona verso l’integrazione, la guarigione e la verità.”
Nella parte conclusiva, la lettera propone raccomandazioni operative: insegnare l’antropologia cristiana senza reticenze, evitare linguaggi ritenuti veicolo dell’ideologia di genere, e formare adeguatamente insegnanti e catechisti. I vescovi chiudono il documento con un appello diretto ai fedeli caraibici, definendo la verità sulla persona umana non un peso ma “una liberazione”, e ribadendo che la Chiesa non può restare in silenzio di fronte a queste sfide.
La lettera pastorale è un’autentica boccata d’aria in mezzo al politicamente corretto usato da vari vescovi, un atteggiamento che — consapevolmente o meno — finisce per favorire l’affermazione dell’ideologia di genere nella Chiesa, distruttiva dell’insegnamento cattolico di sempre.
Prendano esempio questi vescovi dai loro confratelli dei Caraibi!
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