Card.Mueller Muller
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Mueller, durante la conferenza stampa sulla nuova Istruzione riguardante la sepoltura e la cremazione, Roma, 25 Ottobre 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

 

 

di Sabino Paciolla

 

Come noto, nelle elezioni della Sassonia-Anhalt, in Germania, del 6 settembre scorso vi è stato uno scossone annunciato. Il partito di destra AfD, Alternative für Deutschland, ha stravinto raggiungendo da solo la soglia di quasi il 45%. I partiti al governo sono semplicemente crollati. 

Dopo i risultati, la Conferenza Episcopale Tedesca e di alcuni vescovi hanno avuto una reazione al di sopra delle righe. I vescovi tedeschi (in particolare l’allora Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca (DBK), Mons. Heiner Wilmer, e la Presidente dell’EKD – la Chiesa evangelica -, la Vescova Kirsten Fehrs) hanno diffuso un comunicato congiunto dopo le elezioni in cui si leggeva «I peggiori timori si sono avverati) in riferimento all’affermazione del partito AfD».

«I tre rappresentanti delle Chiese hanno esortato i vincitori delle elezioni a rispettare senza riserve la Costituzione dello Stato e la Legge fondamentale e a tutelare la dignità di tutte le persone, indipendentemente dall’origine, dalla religione, dallo stile di vita, dai meriti o dalla posizione sociale.

Le Chiese hanno inoltre annunciato di voler “osservare attentamente e accompagnare con occhio critico” l’operato politico del futuro governo regionale. Non resteranno in silenzio qualora venisse violata la dignità umana, messa a repentaglio la democrazia o svuotato di significato lo Stato di diritto.», si legge in un articolo che riporta i fatti. 

Nel comunicato si legge anche che, benché il risultato elettorale debba essere accettato democraticamente, la Chiesa si impegnerà a vigilare criticamente sul nuovo governo, promettendo di “non distogliere lo sguardo e non tacere” se la dignità umana e la Costituzione dovessero venire messe in pericolo.

A gettare benzina sul fuoco sono state anche le parole dell’Arcivescovo di Berlino, Heiner Koch, il quale in un’intervista antecedente al voto, alla domanda: La Chiesa deve correre il rischio che gli elettori dell’AfD si allontanino dalla comunità?», ha risposto: «Sì, dobbiamo correre questo rischio. Perché la posta in gioco va ben oltre i risultati elettorali: si tratta di valori e di questioni fondamentali di sostanza. L’amore di Dio non è compatibile con il nazionalismo etnico, su questo non transigo! Si tratta di temi che per noi cristiani non sono negoziabili, in particolare la dignità umana inalienabile di ogni singolo individuo, indipendentemente dall’origine, dalle capacità o dal sesso. Si possono poi avere opinioni diverse su quali misure concrete debbano essere adottate a livello politico e quali no. Ma la scelta di fondo non è negoziabile.».

Tutto queste prese di posizioni hanno fatto infuriare il cardinale Gerhard Müller il quale ha vergato un articolo molto critico apparso su Kath.Net.

Il porporato ricorda anzitutto la missione originaria di vescovi e sacerdoti: 

Va ricordato che gli apostoli e i loro successori nel ministero episcopale e sacerdotale sono stati istituiti da Gesù per annunciare, nella forza dello Spirito Santo, a tutti gli uomini il Vangelo della volontà salvifica universale di Dio, per chiamare i peccatori alla conversione e per trasmettere loro, attraverso il battesimo e gli altri sacramenti, la nuova vita nella grazia di Dio.

Essi non devono quindi in alcun modo mettere in gioco la loro autorità spirituale nella legittima lotta per la maggioranza dei voti in uno Stato di diritto democratico – come è senza dubbio la Repubblica Federale di Germania ai sensi della sua Costituzione – a favore o a sfavore di un singolo partito politico.

Ciò costituirebbe un abuso dell’autorità spirituale a fini politici.

Il cardinale distingue però questa ingerenza illegittima dalla legittima applicazione dei principi morali alla vita pubblica: la difesa dei diritti umani fondamentali contro ideologie disumanizzanti resta un compito proprio dei pastori e di tutti i fedeli. Tuttavia, Müller contesta duramente l’abitudine di attribuire aprioristicamente a un intero partito e ai suoi elettori un’ideologia razzista, definendola un’accusa non dimostrata: sarebbe difficile spiegare come milioni di cittadini tedeschi possano aver aderito consapevolmente a un pensiero contrario alla legge morale naturale, e se ciò fosse vero, sarebbe la Chiesa stessa — nelle famiglie, nelle parrocchie, nella catechesi — ad aver fallito nella formazione delle coscienze.

Per questo, secondo l’autore, nessun vescovo può accettare che gli elettori di un certo partito si sentano respinti dalla Chiesa, che resta madre nella fede di tutti i battezzati, indipendentemente dalle loro scelte politiche. Il magistero ha certamente il diritto-dovere di richiamare un fedele che neghi verità di fede o violi gravemente i comandamenti — inclusa l’esigenza di trattare umanamente anche gli stranieri, pure quelli in posizione irregolare — ma «Tale autorità spirituale non si estende tuttavia al comportamento elettorale di quei concittadini cattolici che si discostano semplicemente dalle preferenze partitiche di un altro cattolico, il quale, pur essendo suo pastore e guida spirituale in quanto vescovo e sacerdote, è tuttavia, sul piano della politica e delle libere elezioni, un cittadino con gli stessi diritti di loro.», continua il porporato. 

E aggiunge: «In un’elezione democratica, ogni cattolico ha il diritto di dare il proprio voto al partito che ritiene in grado di risolvere i problemi del Paese meglio di altri partiti, a condizione che il governo da eleggere democraticamente non ricorra a mezzi immorali né li prenda in considerazione.».

Müller sottolinea che compito del vescovo è essere un buon pastore attento alla salvezza eterna dei fedeli, lasciando l’esito del voto agli elettori e la tutela della democrazia agli organi costituzionali competenti — in Germania, la Corte costituzionale federale. Ai pastori spetta piuttosto esortare le parti in conflitto a non trattarsi da nemici, per preservare il consenso di fondo della società democratica.

Il cardinale conclude: 

«Per il mantenimento del potere di un governo eletto a tempo determinato o per le pretese di potere di partiti e coalizioni, un vescovo non deve mai mettere a repentaglio la salvezza eterna di quei cattolici che non votano come lui vorrebbe.

È un grave scandalo quando vescovi e sacerdoti, associazioni e istituzioni cattoliche si schierano al fianco di agitatori politico-ideologici o vengono anche solo menzionati insieme a loro, perché in tal modo la Chiesa si presenta come un attore politico e tradisce così la sua missione di essere sacramento della volontà di salvezza universale di Dio.»

Richiama infine un passaggio della Lumen gentium del Concilio Vaticano II, secondo cui la Chiesa non è fondata per cercare “la gloria terrena”, ma per servire con umiltà i poveri e i sofferenti, riconoscendo in essi l’immagine di Cristo.

 

 

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