Si tratta di una sentenza pericolosa perché da un lato legittima azioni contro i simboli sacri della religione cattolica e dall’altro avvalla l’accusa di “omofobia”, sollevata dalle attiviste LGBT nei confronti di un’installazione, collocata all’interno di una chiesa, che condannava l’ideologia gender e gli atti contro natura.

Articolo pubblicato da Catholic News Agency, nella traduzione di Wanda Massa.

 

Polonia, Cracovia, Madonna nera con aureola con colori LGBT
Polonia, Cracovia, Madonna nera con aureola arcobaleno (LGBT)

I vescovi cattolici della diocesi polacca di Płock hanno espresso “dolore e tristezza” mercoledì per il verdetto del processo sull’ “aureola arcobaleno” in Polonia.

In una dichiarazione del 3 marzo, i tre vescovi (il vescovo Piotr Libera, Mirosław Milewski e Roman Marcinkowski, ndt) hanno detto di non essere d’accordo con la sentenza del tribunale che ha stabilito che tre attivisti che hanno distribuito immagini raffiguranti la venerata icona della Madonna Nera con un’aureola arcobaleno non erano colpevoli di aver offeso i sentimenti religiosi.

È con dolore e tristezza che abbiamo accettato il verdetto del tribunale distrettuale di Płock, datato 2 marzo 2021, nel caso riguardante la profanazione dell’immagine della Madonna di Częstochowa nella nostra città, nell’aprile 2019“, hanno detto.

Notiamo che le azioni coinvolte nel procedimento giudiziario hanno chiaramente violato l’ordine sociale e – nella loro essenza – contraddicono l’idea di tolleranza rivendicata dagli autori.”

La dichiarazione è stata firmata dal vescovo Piotr Libera di Płock, dal vescovo ausiliare Mirosław Milewski e dal vescovo ausiliare in pensione Roman Marcinkowski.

Tre donne – Elżbieta Podleśna, Anna Prus e Joanna Gzyra-Iskandar – sono state processate a Płock, Polonia centrale, il 13 gennaio con l’accusa di aver offeso i sentimenti religiosi, un crimine punibile fino a due anni di prigione.

Il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza ha riportato il 2 marzo che il giudice ha concluso che gli attivisti non intendevano offendere la sensibilità religiosa o insultare la venerata immagine della Vergine Maria, ospitata nel monastero di Jasna Góra a Częstochowa.

Il giudice ha aggiunto che le loro azioni erano volte a proteggere le persone che affrontano la discriminazione.

Il caso riguardava un incidente nell’aprile 2019, quando le tre donne hanno affisso manifesti dell’icona con areole arcobaleno su Maria e Gesù Bambino in luoghi intorno a Płock.

Le attiviste hanno detto che hanno attaccato i manifesti ai muri e intorno a una chiesa della città in risposta a un’esposizione all’interno della chiesa che elencava “LGBT” e “gender” – il termine polacco per l’ideologia di genere – come peccati. (si trattava di un’installazione che ritraeva il Santo Sepolcro e elencava i peccati commessi dagli uomini, ndt)

Elżbieta Podleśna, una psicoterapeuta e attivista, ha detto alla corte il 13 gennaio che considerava l’esposizione “omofobica” e credeva che potesse incoraggiare la stigmatizzazione delle “persone con orientamento sessuale non eteronormativo e identità di genere“.

È stata arrestata nel maggio 2019 nella sua casa di Varsavia e portata a Płock per essere interrogata. Un tribunale ha poi stabilito che la sua detenzione era ingiustificata e le ha riconosciuto un risarcimento di circa 2.000 dollari.

Le tre donne hanno affrontato il processo in base all’articolo 196 del codice penale del paese, che dice che “Chiunque offenda i sentimenti religiosi di altre persone insultando pubblicamente un oggetto di culto religioso, o un luogo designato per cerimonie religiose pubbliche, è passibile di pagare una multa, avere la sua libertà limitata, o essere privato della sua libertà per un periodo fino a due anni.

Parlando dopo la sua assoluzione, Podleśna ha detto che l’ufficio del procuratore probabilmente farà appello contro il verdetto.

L’Azione Cattolica della diocesi di Płock ha espresso la sua “massima preoccupazione” per la sentenza.

In un comunicato del 4 marzo, ha detto che i suoi membri “non possono venire a patti con la sentenza del tribunale, che può essere interpretata come un consenso ad offendere apertamente e pubblicamente i sentimenti dei credenti e alla profanazione dell’immagine di Jasna Góra della Beata Vergine Maria“.

I vescovi di Płock hanno commentato: “Non siamo d’accordo con il verdetto, che è già stato descritto da molti come l’aperto consenso dello Stato ad azioni contro la religione cattolica, l’onore della Madre di Dio e gli oggetti di devozione a lei associati, così come i sentimenti dei cattolici.

Esprimiamo la nostra profonda speranza che il tribunale di seconda istanza, nel rispetto della legge, si pronunci contro questa profanazione, ripristinando il senso della giustizia che è stato turbato“.

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