Mentre in Italia iniziano nuove chiusure differenziate in varie zone del Paese in altri Stati d’Europa le Chiese locali si confrontano con i rispettivi Governi che impongono nuove restrizioni alla partecipazione dei fedeli alle cerimonie religiose. In questo articolo di CNA ci viene spiegata in particolare la situazione in Francia dove i Vescovi stanno facendo ricorso al Consiglio di Stato contro la chiusura delle celebrazioni in presenza anche in considerazione del fatto che  non ci sono prove che gli edifici ecclesiastici e le celebrazioni in chiesa abbiano contribuito alla diffusione del contagio.

La traduzione è a cura di Annarosa Rossetto. 

 

Eric de Moulins Beaufort Arcivescovo di Reims, e presidente della Conferenza Episcopale di Francia
Eric de Moulins Beaufort Arcivescovo di Reims, e presidente della Conferenza Episcopale di Francia

 

Mentre la Francia inizia il suo secondo lock-down dell’anno, i vescovi francesi hanno presentato un appello urgente per far continuare le Messe pubbliche, sostenendo che le più recenti restrizioni sul coronavirus “violano la libertà di culto.”

La conferenza episcopale francese ha annunciato lunedì sera che avrebbe depositato una “référé liberté” presso il Consiglio di Stato in merito al decreto di chiusura emesso la scorsa settimana. Questo procedimento amministrativo urgente è presentato come petizione a un giudice per la tutela dei diritti fondamentali, in questo caso, il diritto alla libertà di culto.

Il Consiglio di Stato è l’organo che consiglia e giudica il governo francese sulla sua conformità con la legge.

In un comunicato diffuso il 2 novembre, i vescovi hanno affermato che il decreto del governo francese sul coronavirus “viola la libertà di culto che è una delle libertà fondamentali nel nostro Paese”.

L’arcivescovo Éric de Moulins-Beaufort, presidente della conferenza episcopale francese, si è consultato con tutti i vescovi francesi riuniti in assemblea plenaria il 2 novembre e ha affermato che insieme ritengono che il divieto del governo alle Messe pubbliche sia “sproporzionato”,  si legge nella dichiarazione.

Con il secondo lock-down della Francia, che continuerà almeno fino al 1 dicembre, le persone non possono allontanarsi oltre 1 chilometro dalle loro abitazioni, tranne che per motivi lavorativi o sanitari essenziali. Tutte le attività commerciali non essenziali, compresi i ristoranti, sono chiuse, ma le scuole rimangono aperte.

Il 28 ottobre il ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin aveva specificato in una videoconferenza con i leader religiosi che le chiese potranno rimanere aperte. Ma tutte le cerimonie religiose in tutto il paese, comprese le Messe pubbliche, saranno sospese dal 2 novembre almeno fino al 1 dicembre, secondo La Croix.

I luoghi di culto possono rimanere aperti per matrimoni, con un massimo di sei persone, e funerali, con un massimo di 30 persone.

Il 2 novembre, anche le associazioni cattoliche francesi hanno presentato una référé-liberté al Consiglio di Stato chiedendo al Governo francese di modificare due articoli nel suo decreto sulle chiusure.

Hanno chiesto al Governo di modificare il decreto per “permettere alle persone di recarsi in luoghi di culto a più di un chilometro dalla loro casa, senza alcuna condizione di durata, tenendo conto della particolare situazione dei cappellani chiamati ad andare al capezzale del loro fedeli.”

Hanno anche chiesto al Governo “di autorizzare i raduni nei luoghi di culto limitandone la durata a 90 minuti e prescrivendo tutte le misure utili per prevenire la diffusione del virus”.

L’arcivescovo Jean-Pierre Cattenoz di Avignone, l’arcivescovo David Macaire di Saint-Pierre e Fort-de-France e il vescovo Dominique Rey di Fréjus-Toulon hanno partecipato a questa petizione, insieme alla Confédération nationale des association familiales catholiques (AFC).

“La partecipazione fisica alla preghiera comunitaria e al culto sono elementi importanti di conforto e forza morale, in particolare in questo periodo in cui ci si confronta con la malattia e la morte in modo più forte e mentre la comunità cattolica è vittima di atti di terrorismo”, ha scritto l’AFC in una dichiarazione del 2 novembre.

Nelle ultime settimane del primo lock-down in Francia a maggio, il Consiglio di Stato aveva stabilito che il Governo doveva porre fine al divieto di riunioni nei luoghi di culto dopo che erano state sollevate obiezioni simili. La Corte aveva definito il divieto di raduni religiosi “di natura sproporzionata” e “manifestamente illegale”.

L’arcivescovo Moulins-Beaufort di Reims e l’arcivescovo Michel Aupetit di Parigi hanno incontrato il primo ministro Jean Castex a Parigi alla vigilia della seconda chiusura della Francia per discutere le misure di sicurezza sul coronavirus, nonché l’attacco alla Basilica di Notre-Dame a Nizza.

Moulins-Beaufort aveva scritto al presidente francese Emmanuel Macron all’inizio della settimana chiedendo che il culto pubblico potesse continuare durante il lock-down nel Paese e che ai Cattolici venisse permesso di visitare i cimiteri per la Giornata dei Defunti.

Il vescovo ha anche chiesto al governo francese di consentire alle cappellanie cattoliche negli ospedali, nelle case di cura e nelle carceri di continuare a funzionare durante la chiusura.

Altri vescovi francesi si sono espressi sui social media. Il vescovo Marc Aillet di Bayonne ha scritto su Twitter il 28 ottobre: “Mi sembra che sia in gioco la libertà di culto, soprattutto perché le scuole rimangono aperte”.

L’Europa sta attualmente vivendo una seconda ondata di casi di coronavirus, che ha portato l’Irlanda a imporre un lock-down, l’Italia e la Spagna a implementare il coprifuoco, la Germania a chiudere tutti i bar e i ristoranti per un mese e l’Inghilterra ad annunciare una chiusura pressoché totale di quattro settimane che inizierà il 5 novembre.

Le autorità sanitarie francesi hanno segnalato 52.518 nuovi casi di COVID-19 in 24 ore il 2 novembre, con 25.143 persone attualmente ricoverate in ospedale con il coronavirus. Il Regno Unito ha segnalato 18.950 nuovi casi di coronavirus nella stessa data.

I vescovi in Inghilterra hanno sollecitato il governo a consentire ai Cattolici di partecipare a Messe pubbliche durante il secondo lock-down di quest’anno. Il cardinale Vincent Nichols di Westminster e l’arcivescovo Malcolm McMahon di Liverpool hanno affermato che la decisione del governo di interrompere le cerimonie collettive causerebbe “profonda angoscia”.

“Pur comprendendo le molte difficili decisioni che il governo deve affrontare, non abbiamo ancora visto alcuna prova che possa rendere il divieto del culto comune, con tutti i suoi costi umani, una parte produttiva della lotta contro il virus. Chiediamo al governo di produrre questa prova che giustifichi la cessazione degli atti di culto pubblico ”, ha scritto il presidente e vicepresidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles.

I vescovi irlandesi si sono incontrati con il Taoiseach (il capo del governo della Repubblica d’Irlanda ndt) la scorsa settimana per chiedere al Governo di revocare le attuali restrizioni del coronavirus al culto pubblico “il prima possibile”.

“Abbiamo fatto tutto il possibile per tenere in sicurezza i nostri edifici ecclesiastici e non ci sono prove che gli edifici ecclesiastici e le celebrazioni in chiesa siano stati effettivamente una fonte di contagio o la diffusione dell’infezione, quindi devo dire che sono rimasto deluso e l’ho detto al Taoiseach,” ha detto l’Arcivescovo Eamon Martin di Armagh dopo l’incontro.

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